Von der Leyen, il discorso sullo Stato dell’Unione: “Consapevoli delle minacce, l’obiettivo è un’Europa indipendente”

Mandatory Credit: Photo by Wiktor Dabkowski/ZUMA Press Wire/Shutterstock (15377117b) Ursula Von der Leyen , the president of the European Commission during the press conference after EU leaders and head of states Summit in Brussels, Belgium on 26/06/2025 Photo by Wiktor Dabkowski EUCO Press Conference June 2025 - 26 Jun 2025

STRASBURGO (FRANCIA) (ITALPRESS) – “‘Era il migliore di tutti i tempi, era il peggiore di tutti i tempi’. Con queste parole Charles Dickens descriveva l’Europa nei giorni della Rivoluzione francese. Le stesse parole sono una descrizione veritiera del mondo in cui viviamo. Ci troviamo ad affrontare cambiamenti che vanno a una velocità incredibile e sfide senza precedenti”. Lo ha detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, alla plenaria del Parlamento Europeo, a Strasburgo. “Lo stato dell’unione è solido come mai prima d’ora, e può sembrare precario come mai prima d’ora. Queste due affermazioni possono sembrare incompatibili ma sono entrambe vere ed entrambe rispecchiano questi tempi eccezionali”, ha aggiunto.

“Viviamo in un’epoca complessa, fatta di grandi possibilità e grandi pericoli, che tutti i Paesi cercano di affrontare. In questo scenario, l’Europa ha scelto di tracciare la propria rotta. È il frutto del lavoro svolto negli ultimi anni: sta ora emergendo un’Europa più forte e indipendente. L’Europa è al fianco degli europei. Nella fredda fragilità del mondo odierno, solo l’Europa può garantire agli europei una vera sovranità. Questa è un’Europa di cui possiamo andare profondamente fieri”, ha aggiunto.

“Questa è un’Europa che sta consolidando la propria prosperità. Un’Europa che si sta affrancando dalla nostra tossica dipendenza dai combustibili fossili russi. Che è diventata la maggiore potenza commerciale del pianeta. Che sta trasformando la propria politica industriale pur preservando il nostro modello sociale unico. Questa è un’Europa più capace che mai di difendersi. Un’Europa che ha radicalmente rinnovato il proprio approccio alla sicurezza interna – ha proseguito -. Che ha aumentato la spesa per la difesa di quasi l’80% solo negli ultimi cinque anni. Questa è un’Europa che si dimostra solidale. Come stiamo facendo sostenendo l’Ucraina mentre lotta per il suo futuro e per la nostra libertà. O come quando abbiamo difeso la Groenlandia di fronte alle minacce. O quando droni, attacchi ibridi o la disinformazione prendono di mira le nostre democrazie”.

“Siamo tutti consapevoli delle minacce che dobbiamo affrontare. Mentre vecchie certezze e relazioni si sono logorate, ci troviamo oggi a confrontarci con un mondo apertamente ostile. Una guerra di aggressione territoriale infuria nel nostro continente, mentre altri conflitti sono scoppiati nelle vicinanze. La competizione globale è plasmata dalla corsa alle capacità industriali. E una battaglia di narrazioni mira a indebolire la fiducia nell’Europa e a paralizzare le nostre democrazie. Tuttavia, le preoccupazioni dei cittadini non sono legate soltanto a queste grandi minacce globali. L’impatto delle molteplici crisi si fa sentire su numerose famiglie europee, in particolare per quanto riguarda il costo della vita o l’abitazione – ha aggiunto -. La velocità vertiginosa del cambiamento e dell’evoluzione tecnologica sta incidendo sul nostro lavoro, sui nostri mezzi di sostentamento e sulla nostra società; sta inoltre esercitando un profondo influsso sulla nostra democrazia e sul nostro dibattito pubblico”.

Per von der Leyen “ne sono testimonianza l’ascesa degli estremismi e la perdita di sfumature, che si riflettono persino nel modo in cui interagiamo gli uni con gli altri. Queste preoccupazioni reali vengono strumentalizzate per creare divisioni tra noi: a volte dall’esterno, ma troppo spesso dall’interno. Eppure, la nostra strada è tracciata: costruire un’Europa indipendente e capace di agire. Nulla potrà distoglierci da questo obiettivo, perché, in questo mondo, il destino dell’Europa deve restare nelle mani degli europei”.

“La nostra scelta è chiara. Vogliamo un’Europa forte e indipendente, capace di difendere i propri valori in questo mondo? Vogliamo unirci attorno all’ideale europeo secondo cui possiamo decidere insieme il nostro destino? O permetteremo che le nostre democrazie vengano minate da intermediari e fantocci di regimi autoritari? Che si tratti di ultranazionalisti o di antieuropeisti, di interferenze russe o di disinformazione, i nomi possono cambiare, ma l’obiettivo resta lo stesso: disprezzano i nostri valori e vogliono infrangere la nostra unità europea. Non limitiamoci quindi a opporci a tutto questo: lottiamo insieme per il nostro ideale europeo”.

“La nostra economia ha retto all’impatto dei conflitti in Medio Oriente meglio del previsto e il tasso di disoccupazione è vicino ai minimi storici. Tuttavia, le pressioni derivanti dall’aumento dei prezzi dell’energia e dei costi di finanziamento si fanno sentire pesantemente su cittadini e imprese. Sarà necessario compiere scelte di bilancio chiare per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche, tutelando al contempo gli investimenti. Pertanto, rilanciare l’economia europea è la nostra priorità assoluta – ha aggiunto -. Disponiamo di un mercato vasto, di un’industria e di servizi di eccellenza, di ingenti risparmi e di una delle principali valute mondiali. Eppure, continuiamo a frammentare capitali, reti e potere d’acquisto. Ecco perché, al momento del nostro insediamento, abbiamo varato un piano ambizioso: costruire un’economia in cui innovazione ed energia circolino liberamente oltre i confini nazionali; in cui le imprese possano competere e crescere in tutta Europa e i risparmi finanzino il nostro futuro. È questa la logica alla base dei rapporti Draghi e Letta; ed è un obiettivo che stiamo concretizzando insieme”. “Abbiamo raggiunto un accordo politico sulla tabella di marcia “Un’Europa, un mercato” e, insieme, possiamo e dobbiamo completare questa storica riforma del Mercato unico entro la fine del prossimo anno – ha sottolineato von der Leyen -. Nell’economia odierna, la rapidità è fondamentale”.

“Un permesso o un modulo, un allacciamento alla rete o una decisione di finanziamento: tutto ciò può determinare dove verrà effettuato un investimento o dove verranno creati posti di lavoro. Dobbiamo agire con molta più celerità; per questo presenteremo proposte volte ad accelerare ulteriormente le procedure di autorizzazione – ha detto ancora la presidente -. Dobbiamo imprimere una forte accelerazione ai progetti di interesse strategico per l’Europa e, al contempo, ridurre drasticamente gli oneri amministrativi che frenano le imprese e le PMI. È noto che le nostre 12 proposte “omnibus” stanno riducendo gli oneri amministrativi di circa 17 miliardi di euro l’anno. Tuttavia, la semplificazione non può essere un processo a senso unico: tutti i livelli istituzionali devono fare la propria parte. Da tempo parliamo degli effetti negativi della sovraregolamentazione. Stiamo facendo del nostro meglio a livello europeo per ridurre la burocrazia. Ma credo sia giunto il momento che gli Stati membri facciano la loro parte. Se vogliamo davvero la semplificazione, serve anche un patto contro la sovra-regolamentazione”.

“L’Europa non può restare una potenza industriale se i prezzi dell’energia sono strutturalmente troppo elevati. Quando la Russia ha interrotto le forniture di gas, abbiamo reagito. Ora i nostri approvvigionamenti sono più diversificati e abbiamo investito nelle nostre energie pulite di produzione interna: rinnovabili e nucleare. Poi, però, c’è stata la chiusura dello Stretto di Hormuz. E ancora una volta abbiamo pagato a caro prezzo la nostra dipendenza generale dai combustibili fossili importati. Dall’inizio del conflitto, i combustibili fossili importati ci sono costati 90 miliardi di euro in più, senza che ciò abbia aggiunto nemmeno una molecola di energia in più – ha aggiunto -. Dobbiamo quindi puntare con decisione su energie pulite, accessibili e prodotte internamente, che si tratti di rinnovabili e nucleare, oppure di biometano e altre fonti. Mantenendo un approccio tecnologicamente neutrale, ma garantendoci l’indipendenza”.

“Per raggiungere questa indipendenza, dobbiamo elettrificare l’Europa. Il nostro obiettivo è raddoppiare la quota di elettricità entro il 2040. In questo modo, l’Europa potrebbe ridurre di 260 miliardi di euro all’anno la spesa per l’importazione di combustibili fossili – ha detto ancora la presidente della Commissione Ue -. Dobbiamo però anche garantire la disponibilità dell’elettricità che produciamo. L’anno scorso abbiamo installato oltre 80 GW di capacità da fonti rinnovabili, ma una capacità sei volte superiore è ancora in attesa di essere connessa alla rete. Ecco perché il pacchetto sulle reti è così urgente. Dobbiamo investire più rapidamente, accelerare le connessioni alla rete e sviluppare sistemi di stoccaggio. In sintesi: rendiamo elettrico il futuro dell’Europa”.

“Possiamo abbassare i prezzi dell’energia, investire e innovare di più, riformare le nostre economie. Ma tutto ciò viene vanificato se le nostre imprese non competono a parità di condizioni. Il nostro deficit commerciale con la Cina ammonta ormai a un miliardo di euro al giorno. Abbiamo raggiunto un punto critico. Alcuni sostengono che sia imminente un secondo “shock cinese”. Ma è già in atto. È un fenomeno visibile nelle nostre comunità e nelle fabbriche di tutta l’Unione; sta portando alla deindustrializzazione dei principali poli industriali europei. Una situazione insostenibile – ha sottolineato von der Leyen -. Ecco perché abbiamo avviato un dialogo con la Cina per riequilibrare i nostri scambi commerciali. Tuttavia, questo dialogo deve ora tradursi in risultati concreti”. “La debolezza della domanda interna cinese rende il mercato europeo indispensabile per la Cina stessa. È dunque nel reciproco interesse collaborare per trovare soluzioni – ha proseguito la presidente -. Voglio essere chiara: utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per riequilibrare le nostre relazioni. Le parole sono importanti, ma i fatti contano di più”.

“Abbiamo ancora troppe dipendenze rischiose. Per molte materie prime critiche dipendiamo dalla Cina per oltre l’80%, e per alcune terre rare addirittura per il 90%. Abbiamo fatto molto, ma non siamo gli unici a cercare di diversificare. Dobbiamo procurarci con urgenza le risorse e costituire delle riserve. Nessun Paese può farcela da solo, dobbiamo quindi pensare in grande. Ecco perché istituiremo una nuova società europea per le materie prime critiche – ha aggiunto -. Ci aiuterà ad acquisire e stoccare ciò di cui abbiamo bisogno: per auto elettriche, chip e batterie, tecnologie pulite e difesa. E molto altro ancora. Da questo non dipende solo la nostra industria, ma anche la nostra indipendenza e la nostra sicurezza”.

“Dobbiamo creare le condizioni affinché le nostre imprese possano attrarre investimenti e crescere. Ecco perché il nostro lavoro sull’Unione dei mercati dei capitali è così fondamentale. Tuttavia, lo sviluppo dei mercati dei capitali richiede tempo, mentre le esigenze delle nostre imprese sono urgenti. Abbiamo bisogno di un sistema bancario orientato alla crescita, e non solo alla stabilità – ha aggiunto -. Per questo motivo presenteremo un nuovo pacchetto bancario incentrato sulla semplificazione e sul superamento della frammentazione. Sappiamo che la domanda di capitali esiste, ma occorrono una maggiore capacità e una maggiore propensione al rischio. Le nostre startup deep-tech sono sulla buona strada per attrarre investimenti record di venture capital nel 2026. È per questo che l’anno scorso ho annunciato un nuovo fondo, “Scaleup Europe””.

Sul fronte del cambiamento climatico, quella appena trascorsa è stata l’estate della verità. Quasi nessuna parte del nostro continente è stata risparmiata. Nell’area delle Alte Fagne in Belgio, una torbiera formatasi nel corso dei secoli è andata bruciata, riducendosi a una distesa di cenere – ha aggiunto -. Le fiamme hanno divampato dalle montagne dell’Irlanda fino alle isole della Grecia e della Croazia. Sulle Alpi, antichi ghiacciai si ritirano ogni giorno di più. L’impatto di tutto ciò è semplicemente devastante: 660.000 ettari ridotti in cenere e circa 12 milioni di tonnellate di raccolti andati perduti. Fiumi fondamentali come il Danubio, il Reno o la Garonna stanno scomparendo sotto i nostri occhi. Si sono registrati oltre 35.000 decessi in più durante le ondate di calore. Case di cura e ospedali hanno raggiunto temperature pericolosamente elevate. Sono stati i mesi estivi più caldi di sempre, eppure probabilmente i più freschi tra quelli che ci attendono. La scienza parla chiaro: l’Europa si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale. Certo, la transizione è complessa e dovremo adattarci e imparare strada facendo. Ma non c’è dubbio: l’Europa può, deve e saprà mantenere la rotta verso i propri obiettivi climatici”.

“Non si tratta di scegliere tra mitigazione e adattamento: abbiamo bisogno di entrambi, e devono rafforzarsi a vicenda. È l’unico modo per raggiungere la resilienza climatica. Tuttavia, dobbiamo potenziare drasticamente la nostra preparazione. Il mese prossimo presenteremo un nuovo quadro per la resilienza climatica. Individueremo 100 dei territori più vulnerabili d’Europa e valuteremo i rischi, nonché il livello a cui questi debbano essere gestiti – ha aggiunto -. Ci doteremo di un approccio che coinvolge l’intera società, arrivando fino al livello locale, dove l’adattamento è più cruciale. L’obiettivo sarà inoltre rendere l’Europa leader nelle tecnologie di adattamento: un mercato emergente di enormi dimensioni. Che si tratti di colture resistenti alla siccità, di prevenzione delle inondazioni o di sistemi di raffreddamento ad alta efficienza energetica, l’Europa è già all’avanguardia. Dobbiamo conquistare questo mercato. Oggi, solo circa il 25% delle perdite causate da catastrofi in Europa è coperto da assicurazioni private. Ciò significa che, fin troppo spesso, i bilanci nazionali finiscono per agire da assicuratori di ultima istanza. Dobbiamo intervenire per colmare questa lacuna. È per questo che la Commissione istituirà un’Alleanza per le assicurazioni climatiche”.

“Non possiamo permettere che quanto accaduto quest’estate si ripeta. Ecco perché presenteremo presto un Piano europeo per le ondate di calore. Abbiamo bisogno di sistemi di allerta precoce più efficaci e di una migliore preparazione in ambito sanitario. Dobbiamo puntare sull’adattamento urbano e su soluzioni per il raffrescamento, oltre a sostenere le fasce più vulnerabili della popolazione. Il secondo punto riguarda la sicurezza idrica e alimentare. Siamo consapevoli dei rischi legati alla scarsità d’acqua e alle catene di approvvigionamento. Eppure, le condutture europee disperdono quasi un litro d’acqua su quattro, principalmente a causa di perdite. È uno spreco enorme. Per questo lanceremo una nuova iniziativa europea sull’acqua: perché l’acqua è una risorsa preziosa, fondamentale sia per la nostra industria che per la nostra sicurezza alimentare – ha proseguito -. Le colture necessitano di acqua per crescere e il bestiame per sopravvivere; da essa dipendono interi raccolti. Ecco perché avanzeremo proposte per migliorare la gestione dei rischi e colmare il divario in termini di copertura assicurativa. Ancora una volta, gli agricoltori europei hanno saputo affrontare la sfida di questa estate infinita”.

“L’Intelligenza Artificiale sta rapidamente diventando un pilastro fondamentale per la nostra economia e la nostra sicurezza. La posizione dell’Europa è chiara: vogliamo sfruttare appieno l’IA per migliorare la nostra società, la qualità della vita e la produttività. Sono ottimista riguardo al potenziale dell’IA di portare benefici all’umanità, a patto di gestirla nel modo giusto. Tuttavia, come ogni nuova tecnologia potente, l’IA comporta un equilibrio tra opportunità e rischi. Se non affrontiamo questi rischi, non riusciremo mai a realizzare le potenzialità dell’IA – ha proseguito -. Man mano che i modelli di frontiera diventano più avanzati, questi rischi emergono con maggiore chiarezza. I modelli in fase di sviluppo consentiranno attacchi informatici di una portata che ritenevamo impossibile. E presto finiranno nelle mani di avversari che hanno una visione del mondo molto diversa dalla nostra”.

“Allo stesso tempo, si fanno sempre più evidenti i pericoli legati ai modelli capaci di auto-migliorarsi. Gli episodi in cui agenti di IA sono sfuggiti al proprio ambiente o hanno inserito codice malevolo ne sono un esempio. Dopo l’incidente che ha coinvolto HuggingFace, gli sviluppatori hanno lanciato l’allarme – ha sottolineato von der Leyen -. E i vertici delle aziende più all’avanguardia ci dicono che è giunto il momento di rallentare lo sviluppo di modelli auto-ricorsivi e di gestire con più cautela il progresso della frontiera tecnologica. Se chi sviluppa questa tecnologia ha le idee chiare, dobbiamo averle anche noi. L’AI Act rappresenta ovviamente un tassello fondamentale per stabilire delle misure di salvaguardia e pone l’Europa nella condizione di orientare l’impegno globale su come affrontare questa sfida. Intendiamo quindi intensificare la collaborazione con partner che condividono i nostri stessi valori, come Canada, Regno Unito e altri. Vogliamo unire le forze su aspetti quali la valutazione e la verifica dei modelli, i sistemi di allerta precoce, la sicurezza dell’IA e molto altro ancora”.

“Vorrei collaborare con voi per aprire le porte al Canada affinché diventi il primo membro associato dell’Ue. La vostra presenza qui è simbolo della duratura amicizia tra i nostri popoli. I nostri legami culturali, storici e personali sono profondamente radicati nel tessuto delle nostre società. E grazie al CETA, il nostro scambio di merci è cresciuto del 75% in meno di un decennio – ha aggiunto von der Leyen -. Ciò dimostra la forza dei nostri accordi commerciali. Guardiamo al mondo con gli stessi occhi: dall’IA al cambiamento climatico, dall’Artico alla geopolitica. E siamo rimasti uniti: sull’Ucraina, sulla difesa, sulle materie prime e sulle catene di approvvigionamento”.

“Ma soprattutto, caro Mark, l’Europa e il Canada credono nella democrazia. Credono che il potere non appartenga al più forte, al più ricco o a chi alza di più la voce, bensì a tutti noi. Che le democrazie abbiano la libertà di scegliere con chi collaborare – ha detto von der Leyen rivolgendosi a Carney presente -. Per questo uniamo le forze volontariamente. Passeremo dal CETA a un’Alleanza per il Futuro, per creare uno spazio di prosperità comune e sicurezza economica. Lavoreremo alla produzione intelligente. Creeremo un’alleanza tecnologica. Integreremo le basi industriali della difesa. Faremo dell’Artico un progetto congiunto di punta. Lavoreremo su energia, minerali critici e batterie. Su IA, tecnologie quantistiche, sicurezza informatica ed economica. Si tratta di un partenariato non diretto contro altri, ma volto a rafforzare la nostra forza comune. In sintesi, vogliamo portare il rapporto con il Canada al massimo livello possibile”.

“Inaspriremo le nostre sanzioni contro la Russia. La pressione su Mosca deve continuare ad aumentare. Ciò non richiede sempre nuove sanzioni, ma soprattutto l’applicazione di quelle esistenti – ha aggiunto -. Le nostre sanzioni sono pesanti. Sottopongono l’economia russa a un’enorme pressione. La Russia sta tentando di tutto per aggirarle. Dobbiamo quindi chiudere ogni scappatoia”. “Da tempo discutiamo di un formato incentrato sulla sicurezza del nostro continente, con il coinvolgimento di partner quali Ucraina, Regno Unito, Norvegia, Canada e altri. Ciò è ancora più urgente oggi, data la natura e la portata dei rischi in gioco. Ecco perché illustreremo le nostre idee per trasformare in realtà un Consiglio europeo per la sicurezza. L’urgenza è evidente. E il principio è semplice: la sicurezza dell’Europa è indivisibile”.

“L’aumento della spesa per la difesa ha portato a livelli record di investimenti nelle nostre capacità e nelle nostre forze armate. Stanno prendendo il via nuovi progetti congiunti e stiamo investendo in ambito europeo più che mai. Ordini più consistenti per la nostra industria, maggiore interoperabilità e maggiori economie di scala: ora dobbiamo portare questo approccio a un livello superiore. La guerra in Ucraina ci ha mostrato l’importanza degli “abilitatori strategici” – ha spiegato -. Si tratta di risorse di supporto critiche e di moltiplicatori di forza su cui si fonda qualsiasi difesa credibile: dalla difesa aerea e missilistica al trasporto strategico e al rifornimento in volo; dallo spazio al cyberspazio. Questi sistemi sono essenziali e ne abbiamo bisogno in misura maggiore. Solo agendo insieme l’Europa dispone della dimensione necessaria per realizzarli. Ecco perché posso annunciare un nuovo Strumento europeo per gli abilitatori strategici, pienamente allineato con la NATO. Perché solo una postura di difesa europea forte e credibile garantirà la nostra sicurezza. E non vi sia alcun dubbio: l’Europa difenderà ogni singolo metro quadrato del proprio territorio”.

“L’Europa agisca unita o rischia di andare in pezzi. Ancora una volta, quest’estate, questa realtà è stata messa alla prova alle nostre frontiere. Dai confini orientali alle coste di Creta, fino all’intero bacino del Mediterraneo. E, naturalmente, con la crisi di Ceuta. Si tratta di eventi di natura diversa, ma che hanno due aspetti in comune. Il primo è lo sfruttamento di persone vulnerabili: da parte di trafficanti e contrabbandieri senza scrupoli, e da parte dei nostri avversari. Ecco perché abbiamo proposto un regime sanzionatorio volto a colpire i criminali dove fa più male – ha aggiunto -. Ciò mi porta al secondo punto in comune. Tutte le nostre frontiere esterne sono frontiere europee. Voglio quindi rivolgermi direttamente al popolo spagnolo. Il confine di Ceuta è un confine europeo. Perché Ceuta è Spagna. Ceuta è Europa. E l’Europa sarà al vostro fianco”.

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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