Nasce l’Osservatorio Olivicolo Veneto, Bond “Grande ricchezza non ancora mappata”

VENEZIA (ITALPRESS) – Non un mero archivio di dati, ma uno strumento per monitorare lo stato dell’olivicoltura veneta, come sta cambiando e dove è necessario intervenire. In attuazione della legge regionale 9/2026, la Giunta regionale ha istituto l’Osservatorio Olivicolo Veneto, affidandone le funzioni a Veneto Agricoltura. Il programma dell’Osservatorio, che prenderà avvio a ottobre e si concluderà il 31 dicembre 2028, mette a disposizione complessivamente 1,05 milioni di euro, pari a 350 mila euro l’anno: 250 mila euro annui per le attività dell’Osservatorio, 90 mila per la promozione e valorizzazione del patrimonio olivicolo e 10 mila per le iniziative di sensibilizzazione dei consumatori.
“L’olivicoltura veneta – sottolinea l’assessore all’Agricoltura Dario Bond – è parte del nostro paesaggio e della nostra economia rurale. Se un oliveto viene abbandonato, scompare parte dell’identità di una comunità: per questo abbiamo bisogno innanzitutto di sapere con precisione che cosa abbiamo e dove lo abbiamo. L’Osservatorio nasce per questo: mettere finalmente a sistema le informazioni e trasformarle in politiche agricole più puntuali e più utili alle aziende”.

In Veneto sono stimati oltre 4.100 olivicoltori attivi, ma soltanto il 65% risulta censito attraverso il fascicolo aziendale. La dimensione media delle aziende è di circa 1,2 ettari, con una gestione media di circa 230 piante per azienda. Una struttura produttiva fortemente frammentata, che rende ancora più importante disporre di una fotografia aggiornata del patrimonio olivicolo regionale. A questo si aggiunge la progressiva contrazione delle aziende: secondo i dati richiamati nella legge regionale, nel 2013 erano 7.042 le aziende venete dedite alla coltivazione dell’olivo, mentre nell’ultimo decennio il numero si è ridotto di circa il 39,4%. Anche la resa in olio evidenzia una situazione da monitorare: dai valori medi del 15% degli anni precedenti si è scesi sotto il 10%, con un dato del 9,8% nel 2024. “Abbiamo migliaia di olivicoltori, tante piccole realtà familiari e un patrimonio che in molte zone è strettamente legato alla conformazione collinare del territorio – aggiunge Bond -. Dobbiamo mettere queste aziende nelle condizioni di essere più visibili, più organizzate e più competitive, senza perdere la specificità che rende riconoscibile la nostra olivicoltura”.

L’Osservatorio realizzerà quindi una mappatura georeferenziata degli oliveti veneti, integrando immagini satellitari, banche dati Avepa, Sian e Agea, e informazioni provenienti dai Consorzi di tutela delle DOP Garda e Veneto. Il sistema permetterà di associare alle superfici le principali informazioni agronomiche, fitosanitarie, produttive e qualitative e, dove possibile, anche gli elementi storici e culturali degli oliveti di particolare pregio. L’Osservatorio non si fermerà però alla fotografia dell’esistente. I dati raccolti saranno utilizzati per costruire nel tempo modelli previsionali sulle produzioni e sulle principali problematiche fitosanitarie, arrivando anche a una vera e propria zonazione olivicola del Veneto. Tra le varietà oggetto di particolare attenzione figurano Rasara, Favarol, Matosso, Casaliva e Grignano. La mappa dell’Osservatorio servirà anche a individuare le superfici collinari abbandonate a rischio di dissesto. La stessa legge regionale individua infatti nel contrasto all’abbandono una delle finalità della nuova politica olivicola.

Il programma prevede inoltre un censimento degli oliveti monumentali, storici e di particolare pregio, anche attraverso il confronto con la cartografia storica e il coinvolgimento di enti locali, parchi, università e associazioni culturali. Questi elementi potranno successivamente entrare nei percorsi di oleoturismo regionale. “Abbiamo una grande ricchezza che in alcuni casi non abbiamo ancora nemmeno completamente mappato – conclude Bond -. Ci sono oliveti storici, varietà locali, terrazzamenti e paesaggi che raccontano secoli di agricoltura veneta. Con questo programma vogliamo smettere di considerare questi elementi come patrimoni separati: la pianta, l’azienda, l’olio, il paesaggio e il turismo fanno parte della stessa filiera. L’Osservatorio deve diventare la base conoscitiva per fare scelte più precise e per accompagnare una nuova stagione dell’olivicoltura veneta”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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