
ROMA (ITALPRESS) – L’Aula della Camera con 196 voti a favore, 122 contrari e 3 astenuti ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.
In mattinata, anche l’Aula del Senato aveva approvato la risoluzione di maggioranza. I voti favorevoli erano stati 102, quelli contrari 66, e un astenuto. Le risoluzioni presentate dalle opposizioni, in base al regolamento di Palazzo Madama, si intendono precluse e quindi non sono state sottoposte al voto.
MELONI ALLA CAMERA “NESSUN LEADER UE IN PARLAMENTO, MIO CASO UN UNICUM”
“L’Agenzia internazionale per l’energia ha appena annunciato di aver concordato all’unanimità il graduale rilascio sui mercati di 400 milioni di barili delle riserve strategiche degli stati membri. Credo si tratti del volume più corposo mai concordato, si tratta di una importante misura di mitigazione”, ha detto la premier nel corso delle repliche alla Camera.
“Si è tenuta durante la pausa tra la mia presenza in Senato e alla Camera una riunione del G7 per parlare della crisi e di come affrontare le conseguenze. L’Italia ha proposto una analoga riunione del G7 insieme ai Paesi del consiglio di cooperazione del Golfo. Ritengo importante la cooperazione con i Paesi che nella regione sono protagonisti e maggiormente in difficoltà”, ha aggiunto.
“Viva gli americani che liberano dal nazifascismo, no quando liberano i popoli dalle altre parti del mondo. Viva i bombardamenti di Clinton alla Serbia per fermare i massacri di civili in Kosovo e la partecipazione italiana senza passare dal Parlamento, ma no agli interventi per fermare i massacri in Iran. Viva gli attacchi di Obama in Libia ma non va bene per rimuovere Maduro. Non credo che la rimozione di un dittatore vada bene se c’è un democratico e non van bene con un repubblicano”, ha concluso.
“Il regime degli ayatollah” ha massacrato gli iraniani “ma le Nazioni Unite hanno scelto come vicepresidente della commissione che tra le altre cose si occupa di lotta alla violenza, un esponente del regime iraniano. Un problema evidentemente c’è e di quel problema vale la pena parlare. L’Italia è impegnata da tempo sulla riforma seria ed efficace delle Nazioni Unite”.
“Ricordo che nelle grandi democrazie europee nessun capo di governo o presidente della Repubblica è andato a confrontarsi in Parlamento, neppure il campione di democrazia Sanchez. Sarà tardivo ma” il mio intervento è “sicuramente un caso unico”.
“A chi dice che io difendo il diritto di veto, rispondo che io difendo la libertà di ciascuno di difendere i propri interessi nazionali, perché non accetto che nessuno impedisca di difendere i miei interessi nazionali”, ha specificato.
“Il meccanismo delle accise mobili lo ha modificato questo governo. Confermo di essere disponibilissima ad attivare il meccanismo, non lo abbiamo fatto perché se noi prendessimo i proventi dell’Iva e li mettessimo sulle accise il beneficio sarebbe inconsistente. Ecco perché il meccanismo si attiva con un aumento stabile”, ha confermato Meloni.
“Siamo stati molto chiari anche sul conflitto in Iran, sono certa che voi avreste saputo fare meglio, immagino che questi toni assertivi li avreste usati anche al posto mio. Ma davvero di fronte a una iniziativa unilaterale degli Usa considerate insufficiente dire che l’obiettivo del governo è evitare una ulteriore escalation? Si. E’ da vigliacchi? Si. Queste sono le parole utilizzate dall’allora premier Conte all’indomani dell’attacco unilaterale con cui gli Usa uccisero in Iraq il generale iraniano Solemaini. Posso chiedere perché allora nessuno dichiarò che quella scelta ordinata da Trump era contraria al diritto internazionale? Perché nessuno la condannò come chiede di fare a me oggi?”, è l’attacco della premier al M5S.
“Ad alcuni è un po’ dispiaciuto che la condanna del governo sia stata chiara e ferma. Speravate che non lo facesse perché speravate di costruire un pezzo della vostra polemica. Penso che vogliate per forza continuare a raccontare la vostra storia, che vogliate per forza continuare la narrazione che portate avanti e che qualsiasi cosa il governo decida di fare non sarà mai sufficiente”, ha attaccato Meloni.
“Sapevamo che a Gaza ci sarebbe stata una tregua molto fragile. Quel che è figlio di una risoluzione Onu alla quale partecipano tutti i Paesi della Regione, che è il Board of Peace, noi abbiamo deciso di non aderire ma non vedo perché dovremmo rinunciare a portare il nostro contributo a quel confronto”, è la conferma di Meloni spostando il focus su Gaza. “Quello è il luogo dove oggi si sta discutendo come si rafforza l’unico piano di pace che abbiamo sul tavolo, proprio perché ho a cuore Gaza ritengo che l’Italia debba partecipare alle discussioni e portare il suo contributo. Tutti capiscono quanto sia sbagliato escludersi da una dinamica così importante”, ha aggiunto.
Le opposizioni chiedono che “io torni in Aula la prossima settimana quando ci sarà l’odg del Consiglio europeo. Devo dirvi ciò che penso, ovvero che non volete accogliere il mio appello. Va bene, lo capisco, avete le vostre ragioni ma non vi trincerate dietro questioni che non stanno né in cielo né in terra, rispondete: non riteniamo di doverci confrontare con il governo sulla crisi, io rispetto la vostra posizione. Se cambierete idea la mia proposta resterà valida, ma non diciamo cose che non stanno in piedi”, ha concluso Meloni.
MELONI AL SENATO “CRISI IN MEDIO ORIENTE IMPONE DI AGIRE CON LUCIDITA'”
“La crisi in Medio Oriente con i suoi effetti investe la sicurezza e l’economia dell’Italia e dell’intera Europa. Una crisi tra le più complesse degli ultimi decenni che impone di agire con lucidità e responsabilità”. Così il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni in Senato. “Qui non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare, non c’è un governo isolato e complice delle decisioni altrui; sono tutte cose che ho sentito dire e che non fanno giustizia di un impegno che non abbiamo mai smesso di portare avanti e che abbiamo intensificato in questi giorni. Siamo di fronte a uno dei tornanti più complessi della storia recente e vorremmo non farlo da soli – rimarca la premier -. E’ auspicabile che una nazione come la nostra sappia compattarsi intorno agli interessi nazionali. Spero che l’Italia parli con una voce sola; se ciò non dovesse verificarsi il governo intende continuare a rappresentare l’Italia con serietà e abnegazione come abbiamo sempre fatto”. Mi auguro che questa crisi “possa essere affrontata con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che banalizzando non aiuta nessuno a ragionare con profondità”, aggiunge.
“Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali, e al venir meno di un ordine mondiale condiviso. Si tratta di un processo in corso da tempo, ma che ha avuto, a mio avviso, un punto di svolta ben preciso. Ovvero, l’anomalia dell’invasione di una Nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, cioè proprio di quell’organismo che del diritto internazionale dovrebbe essere il primo garante. È in questo contesto di crisi strutturale del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano. Un intervento a cui, lo dico subito a scanso di ogni equivoco, l’Italia non prende parte e non intende prendere parte“, evidenzia. “Un’escalation militare che l’Italia si è invece impegnata, nei mesi scorsi, ad evitare, insieme a nazioni come l’Oman e il Qatar. Ricordo che, per due volte, abbiamo ospitato a Roma i negoziati sul nucleare, e che, dall’inizio, abbiamo sostenuto ogni sforzo di facilitazione che veniva condotto”, ricorda.
“A lungo abbiamo anche tenuto aperto un canale di comunicazione con Teheran, sottolineando l’urgenza di un accordo che assicurasse il carattere esclusivamente civile del programma nucleare iraniano. Anche qui, penso che non si possa prescindere dall’interrogarsi sul perché un tale accordo non si sia dimostrato possibile. Perché se da una parte la leadership iraniana ha sempre negato di volersi dotare di un’arma nucleare, dall’altra la Repubblica Islamica – come riferito dal direttore dell’Agenzia atomica delle Nazioni Unite Rafael Grossi – procedeva ad arricchire l’uranio fino ad una purezza del 60%, un livello che qualsiasi esperto della materia riconosce essere molto più alto di quello necessario per gli usi civili del nucleare e molto vicino a quello necessario a fabbricare una bomba atomica”. Così ancora il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni in Senato. “Qualcosa di molto diverso, ad esempio, dall’accordo siglato tra Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti, che prevede la rinuncia all’arricchimento da parte emiratina, a fronte della cooperazione americana nello sviluppo del loro nucleare civile”, aggiunge. Si tratta di un “quadro che non poteva non destare preoccupazione, perché spero sia chiaro a tutti in quest’Aula che non possiamo permetterci un regime degli Ayatollah in possesso dell’arma nucleare, unita, peraltro, a una capacità missilistica che potrebbe presto essere in grado di colpire direttamente l’Italia e l’Europa. Ancora di più, perché questo scenario segnerebbe la fine del quadro internazionale di non proliferazione, e darebbe il via a una corsa agli armamenti nucleari che avrebbe ripercussioni drammatiche sulla sicurezza globale. Credo che questi elementi debbano tutti essere presi in considerazione – prosegue -, così come dobbiamo ammettere che, non essendo stati parte diretta dei negoziati, non abbiamo gli elementi per avvalorare con certezza, ma neanche per smentire, le valutazioni degli Stati Uniti sull’indisponibilità dell’Iran a chiudere un accordo definitivo”.
“Nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell’utilizzo spetterebbe – sempre in virtù di quegli accordi – al governo. Ma, su questo punto, ribadisco con chiarezza la posizione che il Governo ha già espresso: la decisione, in quel caso, per noi spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Mi corre l’obbligo di ricordare, infatti, che le basi concesse agli americani in Italia dipendono da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati, da governi di ogni colore. Secondo quegli accordi, ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, che non comportano – semplificando – dei bombardamenti”, spiega.
“A nome del governo, esprimo ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, la solidarietà ai familiari delle giovanissime vittime e la richiesta che si accertino rapidamente le responsabilità di questa tragedia. Intendiamo far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari di USA e Israele, volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana, venga preservata l’incolumità dei civili, a partire dai bambini”, sottolinea.
“Stiamo dedicando la massima attenzione alle possibili ricadute economiche di questa crisi. Abbiamo predisposto tutti gli strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi e il contrasto a eventuali fenomeni speculativi”. Così il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni in Senato. “Sui prezzi dell’energia, per monitorare i quali il Presidente dell’Autorità per l’Energia ARERA ha istituito una apposita task force, così come sui beni di consumo, sui quali il Ministro Urso ha attivato quello che tutti conosciamo come ‘Mr. Prezzi’. In particolare, sui carburanti, stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette ‘accise mobili’ che questo Governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023, nel caso i prezzi aumentassero in modo stabile. Come sapete, il meccanismo – la cui attivazione è stata peraltro chiesta anche da parte dell’opposizione – consente di utilizzare la parte di maggiore IVA derivante dall’aumento dei prezzi per ridurre le accise. È lo strumento della sterilizzazione che era presente anche nel nostro programma, e la sua attivazione è tra le contromisure che siamo chiaramente pronti a prendere”.
“Riguardo l’attuale aumento dei prezzi dei carburanti, il messaggio che voglio dare, agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è: consiglio prudenza, perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili”.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).








