TEL AVIV (ISRAELE) (ITALPRESS) – La sostituzione del presidente della Knesset “come primo passo” per il Blocco del cambiamento, seguita dalla possibile formazione di un governo di minoranza sostenuto dall’esterno dai partiti arabi. È lo scenario delineato da David Danieli, già ambasciatore israeliano in India, in un’intervista concessa all’agenzia di stampa Italpress all’indomani delle elezioni legislative in Israele.
A spoglio quasi concluso, infatti, resta aperta l’incognita sulla possibilità di costruire una maggioranza alternativa al premier Benjamin Netanyahu, poiché né l’attuale maggioranza, né il Blocco del cambiamento guidato da Gadi Eisenkot sono in grado di governare autonomamente. In questo scenario, il sostegno proveniente dai voti ottenuti dai partiti arabi potrebbe spostare l’ago della bilancia in modo significativo. Si tratta comunque di calcoli politici che precedono i risultati definitivi.
Per questi occorrerà attendere la Commissione elettorale, che si riserva di concludere lo spoglio nei prossimi giorni con il conteggio dei voti espressi attraverso il sistema della “doppia busta” da militari, diplomatici all’estero, detenuti, personale medico e persone che per motivi di salute non si sono potute presentare fisicamente alle urne.
“Se il Blocco del cambiamento e i partiti arabi otterranno insieme più di 61 seggi, il passo più immediato e urgente sarà sostituire il presidente della Knesset. Si tratta di un’operazione relativamente semplice, che potrebbe essere realizzata subito dopo il giuramento dei nuovi parlamentari, previsto per il 10 novembre”, spiega Danieli. Secondo l’ex diplomatico, tuttavia, il sostegno esterno dei partiti arabi non si tradurrà in una loro partecipazione alla futura coalizione di governo.
“Non verrà formata una coalizione tra il Blocco del cambiamento e i partiti arabi, che sosterranno invece il Blocco, come hanno già dichiarato, in ogni iniziativa mirata a rovesciare il governo Netanyahu. Appoggeranno qualsiasi iniziativa di questo tipo nelle votazioni alla Knesset, senza entrare a far parte della coalizione”, osserva.
L’ipotesi più concreta, secondo Danieli, è dunque quella di un esecutivo sostenuto dall’esterno: “Lo scenario immediato più probabile dopo le elezioni, naturalmente a condizione che il Blocco del cambiamento e i partiti arabi dispongano complessivamente di almeno 61 seggi, è la formazione di un governo di minoranza che godrebbe del sostegno parlamentare dei partiti arabi, senza che questi ultimi ne facciano formalmente parte”. Restano però le incognite sulle posizioni dei diversi leader delle forze confluite nel Blocco del cambiamento.
“I Democratici guidati da Yair Golan spingeranno per formare una coalizione con i partiti arabi. Immagino che lo faranno anche Eisenkot e il suo partito (Yashar). Lieberman – leader del partito Yisrael Beytenu – è la grande incognita. Bennett, con il sostegno di Lapid – entrambi esponenti dell’alleanza politica Together -, potrebbe accettare questa soluzione. Tutti, compreso Lieberman, sanno che altre elezioni sarebbero un disastro per loro e per il Paese”, osserva Danieli.
Il diplomatico sottolinea, tuttavia, che “i risultati definitivi potrebbero influenzare il panorama politico in una direzione o nell’altra, anche a fronte di lievi variazioni nella distribuzione dei seggi rispetto a come appare attualmente”.
L’ex ambasciatore avverte comunque che “il rischio di un secondo turno elettorale, ossia di nuove elezioni, è reale”. Decisivo sarà soprattutto il margine parlamentare di cui potrà disporre il fronte alternativo a Netanyahu. “Molto dipende dal numero di seggi che il blocco del cambiamento riuscirà a controllare alla Knesset. Uno scenario con 70 seggi complessivi tra il Blocco del cambiamento e i partiti arabi sarebbe molto più sicuro. Con meno di 65 seggi, per esempio, il Blocco del cambiamento si troverebbe ad affrontare un compito politico estremamente difficile per mantenere nel tempo il sostegno dei partiti arabi”, conclude Danieli.
-Foto David Danieli-
(ITALPRESS).









