WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno avviato alle 17:00 ora della costa orientale americana una serie di attacchi definiti di “autodifesa” contro obiettivi iraniani, su ordine del presidente Donald Trump. Lo ha reso noto lo stesso Centcom attraverso un messaggio pubblicato sui propri canali ufficiali. Secondo quanto riferito dal comando militare statunitense, l’operazione rappresenta una “risposta proporzionata all’aggressione iraniana” dopo l’abbattimento di un elicottero AH-64 Apache dell’Esercito americano avvenuto nelle scorse ore nell’area dello Stretto di Hormuz.
I due membri dell’equipaggio sono stati soccorsi e risultano illesi. Poco prima, il presidente Donald Trump aveva attribuito all’Iran la responsabilità dell’abbattimento del velivolo, affermando che gli Stati Uniti avrebbero dovuto rispondere all’attacco. L’episodio rischia ora di provocare una nuova escalation delle tensioni in Medio Oriente, mentre erano in corso delicati contatti diplomatici tra Washington e Teheran. Il Centcom ha precisato che le operazioni sono state avviate come misura di autodifesa. Al momento non sono stati forniti dettagli ufficiali sugli obiettivi colpiti né sull’entità dei danni causati dai raid.
IRAN “GLI USA CI ATTACCANO CON LA SCUSA DELL’ABBATTIMENTO APACHE”
Dopo ore di scambi di colpi tra Iran e Stati Uniti in seguito all’abbattimento da parte delle forze iraniane di un elicottero militare americano Apache nello Stretto di Hormuz, Teheran ha accusato Washington di aver utilizzato l’incidente come pretesto per colpire il sud del Paese. In un comunicato diffuso oggi, il ministero degli Esteri iraniano ha affermato che “il regime americano ha lanciato attacchi contro aree nel sud del Paese con la scusa dell’abbattimento dell’elicottero Apache nello Stretto di Hormuz”.
La nota aggiunge che le forze armate iraniane hanno risposto colpendo “basi americane nella regione da cui sono partiti gli attacchi contro l’Iran”, ribadendo che Teheran “non esiterà a difendersi e a colpire basi e installazioni utilizzate per qualsiasi aggressione”. In precedenza, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica aveva annunciato di aver attaccato una base statunitense in Giordania e altri 21 obiettivi nel Golfo, dopo che l’esercito americano aveva confermato, via X, di aver preso di mira sistemi di difesa aerea, centri di comando e radar nel sud dell’Iran vicino allo Stretto, in risposta a quanto definito dal presidente Donald Trump come l’abbattimento dell’Apache.
Un funzionario statunitense ha dichiarato che “le prime valutazioni indicano che quasi tutti i missili e i droni iraniani sono stati intercettati”. “Al momento non risultano feriti tra le forze americane né danni alle nostre posizioni”, ha aggiunto, precisando che gli Stati Uniti hanno colpito “circa 20 siti iraniani” nelle aree di Qeshm, Sirik e Jask.
Gli scontri arrivano mentre Trump ha più volte ripetuto nelle scorse settimane che Usa e Iran erano vicini a un accordo, nonostante i pochi segnali di progresso dall’entrata in vigore, all’inizio di aprile, di una fragile tregua. Teheran continua intanto a imporre restrizioni alla maggior parte del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passava prima del conflitto circa un quinto della produzione mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto. Washington mantiene il blocco dei porti iraniani dal 13 aprile, mentre proseguono i mediatori pakistani per favorire un’intesa che ponga fine alla guerra scoppiata il 18 febbraio con attacchi congiunti israelo-americani su Teheran.
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