Fifa-Uefa: la lezione dimenticata di Artemio Franchi

Quando l’Italia di Mancini vinse il titolo continentale – l’11 luglio del 2021 – scrissi entusiasta che il calcio rappresentava l’unica Europa realizzata. Con il pallone unito nella nobile finale di Wembley piuttosto che con le chiacchiere dispersive di Bruxelles. In verità il risultato fu un’impresa tutta azzurra perchè l’Uefa di Ceferin era solo un baraccone e i media nostrani avevano addirittura rampognato il povero Tavecchio che sosteneva di aver conquistato alla causa italica il miniboss sloveno. All’improvviso, dopo la realizzazione trionfale dell’ultimo Mondiale, Gianni Infantino – colui che ha portato con l’evento “americano” nelle casse FIFA 14 miliardi di dollari – viene considerato un suddito del già vituperato leader di 55 malconce Federazioni europee. Ignorando la storia, Ceferin e i suoi incensatori hanno sfidato Infantino: non partecipando alla prossima edizione del Centenario distruggeremo il tuo Impero dei Soldi. La storia racconta che l’unico grande presidente Uefa, Artemio Franchi, in una situazione simile – la minaccia di “africanizzare” la Fifa – chiamò O Rey Havelange e gli disse: “Invito Uruguay, Brasile e Argentina e il Mondiale lo faccio in Europa”. Noterete la sottile differenza. Non boicottare, giocare. D’altra parte, l’unico dirigente competente della Federazione europea, l’italiano Michele Uva, è stato declassato da vicepresidente a Executive Director per l’Euro2032 assegnato congiuntamente alla Turchia e all’Italia che, al solito, rischia di non avere a disposizione le cinque città dotate di stadi tecnologicamente adeguati e con i requisiti d’accoglienza, capacità infrastrutturale, sicurezza e sostenibilità. Proprio per le politiche ambientali così care a Bruxelles Uva di recente è stato incluso nella lista Time100 come esperto sul tema climatico a livello mondiale, “il primo nello sport”, dicono. Invece di chiedergli “che tempo fa?” m’aspettavo che Malagò, grande manager del calcio nostrano di solito in mano a dirigenti impotenti, gli proponesse di collaborare per cercare di far risalire l’Italia Azzurra mortificata dalla Macedonia del Nord e dalla Bosnia Erzegovina. Servirebbe, Uva, mentre il presidente federale, involontariamente istruito dall’espertissimo Infantino, come lui cerca soldi per avviare l’attesa riforma. Davanti a questa situazione – per fortuna illuminata sul campo da Ranieri e Mancini – mi fa sorridere il ricordo dell’elezione di Malagò alla presidenza del Coni nel 2013. Gli ero contro, sostenevo Raffaele Pagnozzi candidato del calcio, perchè il Gran Giovanni rappresentava gli altri sport. L’ho conquistato con pochi altri. Prima o poi mi piacerebbe sentirgli dire qualcosa sui Ricchi Scemi.

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