di Stefano Vaccara
NEW YORK (USA) (ITALPRESS) – I diritti delle donne stanno arretrando a livello globale e i sistemi giudiziari spesso non riescono a garantire protezione e giustizia alle vittime di violenza. È l’allarme lanciato da un nuovo rapporto di UN Women, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere, presentato a New York. Il rapporto, intitolato “Ensuring and Strengthening Access to Justice for All Women and Girls”, analizza come in molti Paesi le leggi e i sistemi giudiziari non riescano a garantire piena tutela alle donne e alle ragazze.
“Mentre il mondo attraversa una fase di arretramento democratico, aumento dei conflitti, pressioni economiche e restringimento dello spazio civico, assistiamo a una spinta sempre più organizzata contro l’uguaglianza di genere e a una regressione dei diritti delle donne”, ha dichiarato Sarah Hendriks, direttrice della divisione Policy, Programme and Intergovernmental di UN Women, durante un briefing con i giornalisti al Palazzo di Vetro. “I sistemi di giustizia non sono separati da queste pressioni: spesso le riflettono”, ha aggiunto.
Secondo il rapporto, le donne nel mondo dispongono in media di solo il 64% dei diritti legali degli uomini e incontrano ostacoli nell’accesso alla giustizia in quasi il 70% dei Paesi analizzati. Tra le cause individuate vi sono leggi discriminatorie, norme sociali radicate, lacune nell’applicazione delle leggi e l’impatto dei conflitti armati. Il documento avverte che donne e ragazze vengono spesso abbandonate proprio dai sistemi che dovrebbero proteggerle, esponendole a violenze, ingiustizie e impunità.
Durante la conferenza stampa, Italpress ha chiesto se nel rapporto vi fosse un riferimento al caso Jeffrey Epstein e al ruolo del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti negli ultimi trent’anni, ricordando come centinaia di donne – molte delle quali minorenni – siano state trafficate e abusate mentre per anni le accuse non hanno portato a un’azione giudiziaria efficace. Hendriks ha risposto che il rapporto non analizza casi specifici né singoli Paesi, ma affronta il problema più ampio dell’impunità e del funzionamento dei sistemi giudiziari.
“Il rapporto si concentra sulla rottura dello stato di diritto e sulla diffusione dell’impunità”, ha spiegato Hendriks. “Quando i sistemi di giustizia non sono sostenuti nel proteggere donne e ragazze vittime di violenza, sono proprio loro a pagarne il prezzo più alto”. Secondo la dirigente di UN Women, quando la giustizia non funziona le conseguenze sono profonde: “Quando i sistemi di giustizia falliscono, le sopravvissute vengono ulteriormente messe a tacere, gli autori delle violenze agiscono senza conseguenze e la disuguaglianza e la paura si rafforzano nella società”.
In un follow up abbiamo chiesto se avesse un consiglio per il procuratore generale e per il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti su come proteggere meglio le donne oggi. “Non sono un procuratore generale”, ha risposto Hendriks, sottolineando però che il principio fondamentale è che le donne e le ragazze devono essere ascoltate e credute, e che la violenza contro di loro deve essere riconosciuta come una violazione dei diritti umani.
“Ogni caso deve essere indagato, ogni autore deve essere chiamato a rispondere delle proprie azioni e la giustizia deve essere garantita alle donne e alle ragazze ovunque”, ha affermato, sottolineando: “ovunque, in ogni Paese del mondo”. Subito dopo, un’altra giornalista ha chiesto esplicitamente se, alla luce del rapporto, il sistema giudiziario americano abbia fallito nel proteggere le donne. Hendriks ha evitato un giudizio diretto, sostenendo che la questione centrale è verificare se le donne possano effettivamente cercare giustizia e se tale giustizia venga poi garantita.
“Possiamo tutti osservare, sia guardando le notizie sia ascoltando le organizzazioni per i diritti delle donne, fino a che punto la giustizia venga realmente garantita, qui come nel resto del mondo”, ha concluso.
-Foto xo9/Italpress-
(ITALPRESS).









