Difesa e Aerospazio, Pmi manifatturiere pronte a entrare nella filiera: il gap è di accesso

ROMA (ITALPRESS) – Tra le imprese manifatturiere che lavorano già nell’Aerospace & Defence e quelle che vorrebbero entrarci, la distanza tecnologica è minima. A fare la differenza sono soprattutto l’accesso alle reti di relazione, la disponibilità di informazioni e la conoscenza dei requisiti documentali necessari per operare nel settore. È quanto emerge dalla survey di MADE – Competence Center Industria 4.0, condotta su 202 imprese: 94 già operative nel settore, 88 interessate a entrarvi e 20 che non hanno espresso interesse.

I risultati sono stati presentati mercoledì 28 ottobre a Milano in occasione dell’evento “MADE 4 Aerospace & Defence: sfide, requisiti e opportunità”. In un comparto in evoluzione e sempre più strategico per la competitività industriale del Paese, comprendere le esigenze delle imprese e gli ostacoli che ne frenano l’accesso alla filiera è fondamentale per favorirne la crescita. Con questa survey, MADE vuole approfondire le principali criticità e fabbisogni delle aziende manifatturiere, individuandone gli ambiti su cui intervenire per supportarle nei percorsi di ingresso e sviluppo nell’Aerospace & Defence.

I risultati, infatti, confermano un interesse concreto verso il settore. Delle 108 imprese non ancora attive nell’Aerospace & Defence, l’85% hanno dichiarano l’intenzione di entrarvi. Gli ambiti di maggiore interesse sono la difesa (73%) e l’aeronautica (66%), seguiti dai droni (35%) e dalla space economy (26%). L’interesse, tuttavia, non si traduce automaticamente in opportunità commerciali: circa due imprese su tre tra quelle interessate a entrare nella filiera non hanno ancora ricevuto richieste da potenziali clienti. Per le aziende già attive, invece, una delle principali sfide è sostenere la crescita dei volumi produttivi mantenendo l’efficienza: quasi sei su dieci segnalano difficoltà in questo ambito.

Sul piano tecnologico, la distanza tra le imprese già attive nell’Aerospace & Defence e quelle interessate a entrarvi è relativamente contenuta. Le prime adottano in media 3,9 delle otto tecnologie digitali considerate dalla survey, contro le 3,5 delle seconde. Nella progettazione e simulazione digitale i livelli di adozione sono sostanzialmente allineati, rispettivamente al 76% e al 66%. Il divario più significativo riguarda invece l’analisi dei dati e la Business Intelligence, adottate dal 50% delle imprese già presenti nella filiera e dal 24% di quelle che intendono entrarvi.

Le difficoltà di accesso alla filiera, quindi, non dipendono soltanto dal livello di adozione delle tecnologie, ma soprattutto dalla capacità di istaurare relazioni con prime contractors (indicata come ostacolo dal 47% sia dalle imprese interessate a entrare nel settore sia da quelle che già operano nel settore) e di individuare le giuste tematiche di formazione (36%). Operare nell’Aerospace & Defence richiede infatti di documentare in modo verificabile ciò che si produce, i processi adottati e i controlli effettuati, attraverso strumenti e procedure che garantiscano tracciabilità, evidenza documentale e controllo statistico di processo. I tempi di implementazione rappresentano un’ulteriore criticità mentre i costi sono citati dal solo il 24% delle imprese campione.

Il quadro si inserisce in un comparto in espansione sempre più strategico per la competitività industriale del Paese. Nel 2024, l’aerospazio italiano ha registrato un fatturato di 21,4 miliardi di euro e 54.300 addetti, con una filiera composta per l’80% da PMI. A trainare la crescita è stato soprattutto il comparto spaziale, passato da 1,9 miliardi nel 2021 a 3,1 miliardi nel 2024. A livello globale, secondo il rapporto del Centro Studi del MIMIT, l’economia dello spazio potrebbe raggiungere un valore di 1.790 miliardi di dollari entro il 2035. Nello stesso orizzonte temporale, gli investimenti nelle filiere nazionali dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza potrebbero generare fino a 3 punti di PIL aggiuntivi, secondo Confindustria.

“Aerospazio e difesa sono due settori in forte espansione, e le imprese manifatturiere italiane possiedono in larga parte le competenze e le tecnologie per entrarvi: i dati indicano che la distanza è minima. Il gap è di altra natura e riguarda l’accesso: conoscere con precisione i requisiti, saperli dimostrare attraverso documentazione e dati affidabili, individuare gli interlocutori giusti in una filiera selettiva e costruita sulla fiducia – ha detto Miriam Merenda, Direttrice Generale di MADE –. Sono aspetti sui quali le imprese, soprattutto se di dimensioni contenute, hanno bisogno di essere accompagnate. MADE lavora proprio in questa direzione, aiutando le aziende a comprendere le richieste del settore, individuare le aree su cui intervenire e valorizzare le competenze già presenti. L’obiettivo è rendere il percorso di accesso alla filiera più chiaro e strutturato, favorendo l’incontro tra imprese e la nascita di nuove opportunità di collaborazione”.

Le esigenze espresse dalle imprese confermano questa direzione: in media circa il 65% vorrebbe una valutazione del proprio know-how, il 67% informazioni chiare sulle modalità di accesso alla filiera. Per rispondere a queste necessità, MADE mette a disposizione strumenti e servizi per accompagnare le aziende nel percorso di ingresso e crescita nell’Aerospace & Defence. Attraverso il proprio network di imprese, grandi player, università e centri di ricerca, il Competence Center supporta le aziende nella valorizzazione delle proprie competenze e nell’individuazione degli interlocutori più adatti a sviluppare nuove opportunità di collaborazione.

– Foto da ricerca MADE Competence Center –

(ITALPRESS).

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