ROMA (ITALPRESS) – Specchio delle mie brame, chi è la più bella
del Reame? Io dico l’Inter, sempre. Bella? Come piace a me:
bruttacchiola. Parola di Brera? No, di Rimbaud, ma non c’entra. E’
così una squadra bella che gioca come piace a me, per vincere,
risultatista, dite pure catenacciara come piaceva a Helenio, a
Bersellini, a Invernizzi che non era nessuno ma vinse uno scudetto
anche lui sostituendo il giochista Heriberto. Prima si diverte,
diverte, poi mentre sta cadendo si rialza e vince. Sabato Derby
Verità col Milan che si sta rimettendo in piedi dopo aver steso la
povera Udinese con Pulisic e Hutchinson. Fa anche rivedere
Camarda. Evviva. Ed è già quarto, Zona Champions da sognare dopo
le pene d’Europa League. Ma non ho sempre detto che “il Como è
bellissimo” ? Mi si chiede coerenza. Sono il più accanito
avversario dell’invasione di calciatori stranieri che occupano il
79% delle presenze nel campionato italiano, come faccio a spendere
complimenti al Como che contro il Sassuolo ha schierato un solo
italiano? Eccolo, Samuele Ricci da Pontedera, 25 anni,
centrocampista in prestito dal Milan, azzurro da dieci anni
attraverso tutte le Under, finalmente convocato da Mancini.
Tergiversando, cercherei di capire come se la cava nella Babele di
Fabregas dove c’è anche un Perrone ma è argentino. Non so se abbia
problemi di lingua, sembra non ne abbia di gioco. Eccoli, tutti
insieme: Butez; Yan Couto (22′ st Smolcic), Kambwala (1′ st
Ramon), Kempf, Kaiki; Ricci (1′ st Milla), Perrone; Caqueret, Da
Cunha, Baturina (1′ st Addai); Douvikas (44′ st Lahdo). Fabregas
dice che i ragazzi che gli servono per il suo (bel) Como sul
mercato italiano non li trova. O costano troppo. Non dice bugìe. I
mercanti che hanno ormai sconsacrato il tempio fanno più quattrini
– milioni di milioni – con il mercato nero, dall’Africa e
dintorni. Uno scandalo. Mi rallegra – se è vera – una battuta del
presidente del Como Mirwan Suwarso, ricchissimo, colto.
Intelligente. Adesso che abbiamo scoperto la sua miniera ha
dichiarato in tutta fretta che “un giorno esisterà un Como con
tutti giocatori italiani, idealmente lombardi”. Ci credo. Chapeau.
Nel frattempo, anche per ripulirmi la coscienza, dico che il
neo-Como è una squadra mondiale nel campionato italiano. Con un
solo straniero in campo, Samuele Ricci, e a disposizione di un
gruppetto di speranzosi comunque felici di star nella cantera
lariana: Vigorito, Dossena, Gabrielloni e gli azzurri Under 21
Goldaniga, Mazzitelli, Liberali, Kean e il vecchio Cutrone che
salutai adolescente nel Milan e fu anche in Nazionale. Il fatto
che Baldini tratti con Cesc mi dà speranza.
Quella che non me ne dà – anche se vince – è la Juve. La conosco
bene dai Sessanta, allenata da Parola e da Vycpalek, mi ha
divertito quando uno della squadra di Brera, Giulio Signori, nel
finale dei Settanta la chiamò Signora Omicidi. Volete sapere che
ci giocava? Se fra voi c’è qualche juventino di razza dategli i
sali. Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Scirea, Causio, Benetti,
Boninsegna, Tardelli, Bettega, Alessandrelli, Spinosi, Brio,
Fanna, Verza, Marchetti e Cascella.
Ieri sera ha spezzato le reni al Lecce – gol di McKennie e Luis –
così schierata: Vicario; Gatti, Bremer, Lucumì; Kalulu, McKennie
(90′ Alajbegovic), Douglas Luiz (83′ Sarr), Koopmeiners, Cambiaso
(68′ Cabal); Woltemade, Kolo Muani (68′ Boga). Vicario è del
Tottenham, bentornato, Gatti e Cambiaso gli unici in regola con
uno “stile Juve” che non presenta neppure Spalletti. Soprattutto
quando ne riprendono impietosamente le smanie sul campo. Vinca
quel che può, così non sarà più una Vecchia Signora Agnelli,
tantomeno una Signora Omicidi. Il futuro? Conte finge di non
saperlo. Faccia Elkann.
Inter da amare, Como da scoprire, Juve da rifare
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