Malta, le parole di un giurato che assolse Fenech “Nemmeno i figli piangono Daphne Caruana Galizia”

LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – Un giurato che ha assolto Yorgen Fenech dall’accusa di coinvolgimento nell’assassinio della giornalista Daphne Caruana Galizia scrisse “nemmeno i suoi figli piangono per lei” in una chat WhatsApp con gli altri membri della giuria. È quanto emerge da alcuni messaggi acquisiti dalla polizia. Il commento è stato pubblicato poche ore prima che migliaia di persone si radunassero a La Valletta per protestare contro l’assoluzione di Fenech. Il gruppo, denominato The Line of Truth (La linea della verità), era stato creato dai nove giurati due giorni dopo il verdetto del 2 settembre. Un altro giurato aveva risposto con un messaggio apparentemente volto a deridere le dichiarazioni di fiducia in Dio di Melvin Theuma, intermediario nell’omicidio.

I messaggi, insieme alle precedenti attività dei giurati sui social network, potrebbero essere utilizzati dall’accusa per rafforzare le proprie argomentazioni a sostegno di un nuovo processo. La polizia ha scoperto la chat WhatsApp in seguito all’arresto di quattro giurati il mese scorso. La giurata autrice del commento era stata sottoposta a indagini per non aver dichiarato al tribunale alcuni post pubblicati sui social media contenenti commenti negativi sulla giornalista e sul caso. In un post del 2013 aveva criticato la presenza della polizia davanti all’abitazione della giornalista, sostenendo che ciò le consentisse di attaccare persone innocenti comodamente da casa propria, a spese dei contribuenti.

Nel 2020 aveva inoltre condiviso un post che faceva riferimento a Theuma e Fenech e alle loro presunte “menzogne” riguardo a un giudice in carica. Un altro giurato aveva condiviso nel 2021 un post su Facebook contrario alla concessione di un risarcimento alla famiglia Caruana Galizia. Il messaggio criticava la giornalista per i suoi articoli sull’ex primo ministro Dom Mintoff e sul caso Egrant, sostenendo che avesse basato le proprie inchieste su documenti falsificati e danneggiato numerose persone. Si trattava di accuse espresse nel post, non di conclusioni autonomamente accertate sulla correttezza del lavoro giornalistico di Caruana Galizia. Il post era stato pubblicato dopo la conclusione di un’inchiesta pubblica che aveva attribuito allo Stato la responsabilità della morte della giornalista. Anche un giurato supplente aveva scritto sui social media, nel marzo 2023, di non riuscire a sopportare la vista del volto di Caruana Galizia.

Ai giurati era stato chiesto di dichiarare eventuali post sui social media relativi al caso, allo scopo di individuare possibili pregiudizi nei confronti della giornalista o di Fenech. All’inizio del processo, la giudice Edwina Grima aveva sottolineato che i giurati dovevano accantonare qualsiasi opinione preconcetta e decidere esclusivamente sulla base delle prove presentate in aula. Nel corso del processo, durato 55 giorni, i giurati avevano ascoltato ricostruzioni dettagliate e cruente dell’assassinio di Caruana Galizia, uccisa nell’ottobre 2017 dall’esplosione di un’autobomba.

Secondo l’accusa, Fenech avrebbe ordinato e finanziato il piano per l’omicidio, costato 150.000 euro. Tra gli elementi probatori figuravano anche registrazioni audio segrete. Fenech ha negato ogni coinvolgimento, mentre la difesa ha sostenuto che dietro l’assassinio vi fosse Keith Schembri, all’epoca capo di gabinetto dell’allora primo ministro. I figli della giornalista, Matthew, Paul e Andrew, portano avanti da nove anni una battaglia per ottenere giustizia per la madre. Durante il processo, Matthew aveva descritto ai giurati la scena devastante che si era trovato davanti raggiungendo l’auto in fiamme della madre pochi minuti dopo l’esplosione. Intervenendo a una recente manifestazione, aveva denunciato come anni di ostilità nei confronti della madre avessero avvelenato l’opinione pubblica, compresa quella dei giurati chiamati a pronunciarsi sul caso. Un’inchiesta pubblica aveva concluso che il Partito laburista aveva considerato Caruana Galizia un’avversaria politica anziché una giornalista, esponendola a una campagna sistematica di odio e attacchi personali, nonché a episodi di molestie, intimidazioni e pedinamenti.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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