Trump, l’onnipotente di un’America sempre più debole

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Donald Trump caccia dalla Casa Bianca CNN, MS NOW e Politico perché non gli piace quello che raccontano di lui. Un giudice federale gli ordina di farli rientrare. Le grandi televisioni americane, per solidarietà, sospendono il pool video presidenziale. Così giovedì accade qualcosa di surreale: mentre alla Casa Bianca arriva Xi Jinping, le televisioni di Stato della Cina possono seguire il loro presidente, mentre le principali reti americane non trasmettono le immagini ufficiali dell’incontro.

Sembra una commedia ma c’è poco da ridere. Trump sapeva che cacciare i giornalisti sgraditi sarebbe stato difficilmente sostenibile. Ci aveva già provato durante il primo mandato e i tribunali lo avevano fermato. Questa volta il giudice Timothy Kelly, nominato dallo stesso Trump, ha ordinato di “reintegrare e ripristinare” immediatamente gli accrediti di CNN, MS NOW e Politico. Alla fine sono rientrati. Allora perché farlo? C’è chi pensa che Trump sia semplicemente Trump: non sopporta le critiche e considera “fake news” chi racconta cose che non gli piacciono. C’è chi vede invece l’ennesimo diversivo per spostare l’attenzione dalla guerra con l’Iran, dall’inflazione, dai problemi economici e dai mai spariti spettri degli Epstein files. È solo un’ipotesi, avanzata anche dal New York Times, non un fatto accertato.

Ma esiste una terza domanda, forse più inquietante: quanto può spingersi un presidente nel violare consuetudini e sfidare limiti istituzionali prima che l’opinione pubblica cominci a considerarlo normale? Oggi sono gli accrediti dei giornalisti e il proseguimento di una guerra che, secondo la War Powers Resolution, dopo 60 giorni senza un’autorizzazione del Congresso dovrebbe terminare, con al massimo altri 30 giorni consentiti per il ritiro delle forze. Ma domani potrebbe essere qualcosa di molto più importante, fino a mettere in discussione le regole stesse della democrazia.

Non sappiamo se esista questo disegno. Sappiamo però che a novembre si vota per il Congresso e Trump continua a parlare di quelle elezioni molto più di quanto farebbe pensare la sua dichiarata indifferenza. È lo stesso Trump che martedì ho visto qui al Palazzo di Vetro presentarsi davanti al mondo come il presidente della forza americana. “Mentre gli altri parlavano, io ho agito”, ha detto. Poi la frase che ha dominato il suo discorso: se non ci sarà un accordo, potrebbe decidere, lui da solo, di “annientare la Repubblica islamica” dell’Iran. Poche ore prima il Segretario Generale dell’ONU António Guterres aveva lasciato una sorta di testamento politico: “Il potere del diritto deve prevalere sul diritto del potere”. Trump, dallo stesso podio, voleva invece imporre al mondo l’immagine di una superpotenza che non vuole sentirsi limitata dalle istituzioni internazionali.

Ma è davvero questa la fotografia dell’America di oggi? Un’America nelle mani, o forse in balia, di un presidente che considera i propri poteri quasi illimitati? La domanda è diventata ancora più interessante quando Xi Jinping è arrivato a Washington. Trump gli ha riservato tutti gli onori e ha parlato della loro “grande amicizia”. Sul tavolo c’erano commercio, Iran e soprattutto intelligenza artificiale. Il presidente americano vuole dimostrare di trattare con Xi da una posizione di forza. Ma la Cina sa anche che Washington ha bisogno della sua influenza sull’Iran, che la guerra ha complicato gli equilibri del Medio Oriente e che Stati Uniti e Cina non possono permettersi una corsa incontrollata sull’intelligenza artificiale.

Così, mentre Guterres chiedeva regole internazionali per impedire che l’AI sfugga al controllo umano, Trump all’ONU ha respinto quello che definisce un sistema “globalista” di controllo dell’intelligenza artificiale e preferisce chiamarla “Super Intelligence”. Xi, proprio alla Casa Bianca, ha invece detto che l’AI deve rimanere “sotto il controllo umano”.

Ma quanto conta, quindi, l’America di cui Trump si sente presidente onnipotente? E quanto conta ciò che vorrebbe imporre oggi al mondo? Forse il vero termometro della forza di Trump non è né all’ONU né alla Casa Bianca, ma nelle case degli americani.

Questa settimana arriva la notizia che il mutuo trentennale ha superato nuovamente la soglia del 7%, arrivando al 7,03%. Trump può continuare a cacciare dalla Casa Bianca la CNN, minacciare Teheran, ricevere Xi con fanfare e sostenere che i midterm non influenzano le sue decisioni. Ma quando guerre, petrolio, inflazione e tassi d’interesse arrivano alla rata della casa, la geopolitica si inginocchia davanti al portafoglio degli elettori. A questo punto torna in mente la più famosa regola della politica americana: “It’s the economy, stupid”.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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