Ue, avvicinare il Canada rafforza l’Occidente democratico

di Raffaele Bonanni

ROMA (ITALPRESS) – L’Europa deve guardare ciò che le manca. Energia, minerali critici, terre rare e uranio sono condizioni della sovranità. Il Canada può colmare molte di queste carenze: possiede risorse, tecnologia, stabilità democratica e una cultura politica affine alla nostra. Per ridurre le dipendenze e avviare un programma nucleare, l’intesa con Ottawa garantirebbe forniture affidabili, compreso l’uranio necessario alle future centrali, e opportunità nell’intelligenza artificiale, nel cloud, nei satelliti, nella difesa e nell’Artico. Da questa necessità nasce l’ipotesi di offrire al Canada lo status di “membro associato” dell’Unione europea. La proposta rivela la mutazione dell’ordine mondiale. L’interdipendenza è diventata un arsenale: l’energia è una tenaglia, i semiconduttori un lasciapassare, le terre rare una catena. Porti, stretti, cavi e rotte sono strumenti di pressione; la forza militare torna a pesare come una moderna spada di Brenno. Gli Stati medi, isolati, possono soltanto subire.

L’accordo darebbe all’Europa profondità strategica e al Canada margini di autonomia. Non deve però essere concepito contro gli Stati Uniti. Il rapporto transatlantico non dovrà mai cessare né essere sacrificato alle campagne di minoranze ostili sulle due sponde dell’oceano. Queste possono sfruttare divergenze contingenti, ma non cancellare la storia, interessi e legami profondi fra europei e statunitensi. Avvicinare Ottawa significa rafforzare l’Occidente democratico, non sostituire un alleato con un altro. L’obiezione che la categoria di “membro associato” non esista nei trattati rivela più paura che prudenza. L’articolo 217 consente accordi di associazione; l’ingresso nelle istituzioni richiederebbe una revisione dei trattati e un confronto con l’articolo 49 e con il requisito geografico dell’europeità. Se emergerà la volontà politica, la tecnica troverà la forma. Il vero ostacolo non è l’Atlantico, ma l’abitudine a fare delle procedure l’alibi della timidezza. Oltre la Manica, intanto, riaffiora l’interesse per l’Europa da parte degli inglesi guidata dai scozzesi, Gallesi, e Irlandesi del Nord, che hanno pagato più nettamente la Brexit.

L’Europa è un’isola politica in un mondo nel quale libertà, diritti civili e protezione sociale arretrano davanti ad autocrazie e demagogie. Canada, Ucraina e un Regno Unito inquieto mostrano che l’Unione resta uno dei pochi luoghi in cui la potenza pretende di essere disciplinata dalla legge. Un’isola sopravvive soltanto se controlla gli approdi, protegge le rotte e riconosce chi condivide il suo destino. Servono difesa comune, sicurezza energetica e tecnologica, approvvigionamenti affidabili e nuovi cerchi di appartenenza, senza sconti su democrazia e Stato di diritto. Il Canada non bussa a un museo: domanda se esista un soggetto capace di scegliere. Se gli europei avranno audacia, l’Atlantico cesserà di essere una distanza e tornerà spazio di libertà organizzata, un ponte fra democrazie decise a restare tali con le proprie sovranità.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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