Malta, da Abela veto alla tassazione europea. Costa spinge per nuove entrate

LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – Malta non sosterrà l’introduzione di una tassazione a livello europeo nei negoziati sul prossimo bilancio dell’Ue. Lo ha ribadito il primo ministro Robert Abela al presidente del Consiglio europeo António Costa, in visita a Malta nell’ambito del suo “Tour des Capitales” dedicato al confronto con i leader europei sul bilancio 2028-2034. “Malta non può appoggiare l’introduzione di una tassazione a livello europeo”, ha dichiarato Abela, assicurando tuttavia che “ci impegneremo in modo costruttivo per individuare opzioni di finanziamento eque e proporzionate, ma qualsiasi soluzione deve rispettare l’equilibrio su cui si fonda l’Unione”. Costa ha sottolineato che il nuovo bilancio dovrà rispondere a un contesto geopolitico profondamente diverso da quello del 2020, destinando risorse a difesa, competitività, sicurezza e resilienza strategica, senza indebolire il sostegno all’agricoltura e alle politiche regionali. Sul fronte delle entrate, il presidente del Consiglio europeo ha ribadito la necessità di nuove risorse proprie dell’Ue per ridurre la pressione sui bilanci nazionali. “Abbiamo bisogno di nuove entrate europee per ridurre la pressione sui bilanci nazionali”, ha dichiarato, definendo la questione “un elemento chiave di un accordo complessivo”.

Costa ha quindi indicato la fine del 2026 come scadenza per raggiungere l’intesa sul quadro finanziario, con la preparazione della legislazione nel 2027 e l’attuazione dal 2028. “Raggiungere un accordo entro la fine dell’anno è fondamentale”. Il presidente del Consiglio europeo ha infine sottolineato l’importanza del confronto con tutti gli Stati membri per arrivare a una posizione comune. “Questo aiuterà il Consiglio europeo a raggiungere l’unità”. Il premier maltese ha chiesto che il prossimo bilancio tenga conto delle specificità degli Stati insulari, alle prese con maggiori costi legati ai fattori marittimi, energetici, inflazionistici e digitali. “Non è accettabile che i cittadini e le imprese di Malta debbano affrontare costi più elevati o una scelta ridotta semplicemente perché vivono e operano in uno Stato membro insulare”. Abela ha insistito anche sulla necessità di preservare la politica di coesione, considerata uno strumento essenziale per ridurre le disparità tra le regioni europee. “L’Europa non diventerà più forte indebolendo gli strumenti che aiutano gli Stati membri a ridurre le disparità, a rafforzare le proprie capacità e ad ampliare le opportunità”, ha affermato.

La presa di posizione di Malta arriva in un momento in cui il regime fiscale societario del Paese è oggetto di attenzione. Il sistema combina un’aliquota nominale del 35% con un meccanismo di rimborsi che può ridurre l’aliquota fiscale effettiva sugli utili derivanti da attività commerciali a circa il 5%. Sono circa 8.000 le società attive che beneficiano di questo meccanismo. Nel 2022, società che avrebbero dovuto versare circa 1,5 miliardi di euro di imposte hanno pagato invece 216,6 milioni di euro, al netto dei rimborsi. Il sistema fiscale ha reso Malta una destinazione attraente per le imprese internazionali, suscitando al contempo critiche per il suo ruolo nel facilitare la pianificazione fiscale delle multinazionali. Malta ha accettato l’imposta minima globale del 15% dell’Ocse per le grandi multinazionali, ma ha ottenuto un rinvio della sua applicazione fino al 2029.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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