Da Stanford a Torino, Gammelli “Italia può essere leader nella Physical AI”
SAN FRANCISCO (ITALPRESS) – In un viaggio nella Silicon Valley dedicato all’innovazione italiana, la sua storia rappresenta quasi il percorso inverso rispetto alla tradizionale “fuga dei cervelli”. Daniele Gammelli, giovane ricercatore italiano specializzato nell’intelligenza artificiale applicata alla robotica e ai sistemi autonomi, lascia progressivamente Stanford e la California per tornare in Italia, a Torino, dove guiderà la ricerca del Machine Intelligence for Robot Autonomy (MIRA) Lab dell’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale, AI4I.
Gammelli è stato uno dei protagonisti della giornata alla Stanford University organizzata nell’ambito della missione nella Silicon Valley promossa da Intesa Sanpaolo in collaborazione con INNOVIT, che ha portato negli Stati Uniti 12 PMI italiane attive nell’aerospazio, nella Space Economy, nella sicurezza e nella robotica.
Davanti agli imprenditori italiani Gammelli ha tenuto una lecture dedicata agli sviluppi dell’intelligenza artificiale e, in particolare, alla Physical AI, il settore sul quale si concentra la sua ricerca e che può avere applicazioni particolarmente importanti proprio nell’aerospazio.
Dopo gli studi alla Sapienza di Roma e il PhD alla Technical University of Denmark, dove ha lavorato nel Machine Learning for Smart Mobility Lab, Gammelli è approdato a Stanford. Oggi è ricercatore nel Department of Aeronautics and Astronautics e nell’Autonomous Systems Lab dell’università californiana.
Il suo lavoro punta a portare l’intelligenza artificiale fuori dallo schermo e dentro il mondo fisico. “È un’intelligenza artificiale che esce dal sistema software”, ha spiegato a Italpress, per entrare nei sistemi robotici e consentire a macchine autonome di interagire con l’ambiente reale: dai robot umanoidi ai rover destinati alle missioni spaziali, fino ai futuri sistemi di mobilità autonoma.
Ma la particolarità della sua storia è soprattutto ciò che accadrà adesso. Gammelli è Research Director del Machine Intelligence for Robot Autonomy Laboratory di AI4I e da novembre sarà operativo a Torino, trasferendosi personalmente in Italia pur mantenendo un rapporto accademico con Stanford. Una sorta di “soft exit” dalla Bay Area, come lui stesso l’ha definita.
A convincerlo a tornare è stata anche la scelta dell’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale di puntare proprio sulla Physical AI, un campo meno consolidato rispetto all’AI tradizionale e nel quale, secondo Gammelli, esiste ancora spazio per conquistare posizioni di leadership.
C'è inoltre una caratteristica del sistema produttivo italiano che potrebbe trasformarsi da apparente debolezza in vantaggio: la presenza di una rete di piccole e medie imprese altamente specializzate. Nella Physical AI, secondo il ricercatore, la capacità delle PMI di produrre soluzioni molto differenziate, con bassi volumi e un elevato mix tecnologico, può diventare un fattore competitivo.
È un ragionamento che si collega direttamente alla missione di Intesa Sanpaolo e INNOVIT. Dopo aver incontrato le 12 aziende, Gammelli si è detto convinto che abbiano possibilità concrete di costruire relazioni e business nella Silicon Valley. Ha indicato proprio INNOVIT come una delle piattaforme di eccellenza attraverso cui creare questi collegamenti, sottolineando la necessità di mantenere forti i rapporti tra Stati Uniti e Unione Europea e di considerare la ricerca sull’AI una priorità strategica.
xo9/mgg/azn (video e intervista di Stefano Vaccara)

