WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Gli Stati Uniti non intendono riprendere i colloqui con l’Iran finché Teheran continuerà ad attaccare le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Lo ha affermato il vicepresidente americano JD Vance nel corso della conferenza stampa alla Casa Bianca, tornando oggi al podio della James S. Brady Press Briefing Room per il primo briefing formale dell’amministrazione da oltre 40 giorni. “Devono fermarsi. È così semplice”, ha detto Vance riferendosi agli attacchi contro la navigazione commerciale. Il vicepresidente ha così ribadito che la sicurezza della principale rotta marittima del Golfo resta una condizione essenziale per qualsiasi nuovo percorso diplomatico tra Washington e Teheran. Vance ha tuttavia evitato di definire il confronto in corso una vera e propria guerra. “Non la chiamerei una guerra”, ha dichiarato rispondendo alle domande dei giornalisti. Secondo il vicepresidente, al momento “non ci sono combattimenti attivi”, mentre l’amministrazione Trump continua a descrivere le operazioni militari statunitensi come una risposta alle azioni iraniane contro le forze americane e il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz. Una definizione che arriva in una fase particolarmente delicata. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran dura ormai da oltre sei mesi e, dopo una fase di relativa tregua, le ostilità sono tornate a intensificarsi nei giorni scorsi. Washington ha ripreso a colpire obiettivi legati ai Guardiani della Rivoluzione islamica, mentre Teheran ha risposto con attacchi contro obiettivi americani nella regione.
Vance ha inoltre respinto l’idea di indicare una possibile data per la conclusione delle operazioni. Sarebbe irresponsabile, ha spiegato, da parte del presidente Donald Trump o della sua amministrazione fornire una scadenza precisa per la fine del conflitto. L’obiettivo dichiarato resta quello di esercitare pressione su Teheran affinché modifichi il proprio comportamento e torni a un negoziato in condizioni favorevoli agli Stati Uniti.
È proprio lo Stretto di Hormuz a rappresentare uno dei principali nodi della crisi. L’amministrazione Trump sostiene che le forze iraniane abbiano minacciato e attaccato il traffico commerciale, mentre Washington ha mantenuto una presenza militare nell’area per garantire il passaggio delle navi. Vance ha lasciato intendere che gli Stati Uniti non intendono negoziare sotto pressione. La condizione posta a Teheran è quindi chiara: prima deve cessare gli attacchi alla navigazione, poi potranno eventualmente riprendere i contatti diplomatici. La posizione del vicepresidente si inserisce nella più ampia strategia dell’amministrazione, che nelle ultime settimane ha affiancato alla pressione militare un’intensificazione delle sanzioni economiche contro l’Iran. La linea americana arriva mentre il blocco o la forte riduzione del traffico nello Stretto continua ad avere ripercussioni sui mercati energetici e sui prezzi dei carburanti. L’amministrazione sta cercando di mantenere il conflitto relativamente circoscritto anche in vista delle elezioni di medio termine del 3 novembre. Fonti della Casa Bianca hanno indicato Vance e il segretario di Stato Marco Rubio tra gli esponenti dell’amministrazione favorevoli a evitare, almeno per il momento, un’ulteriore escalation.
Durante il briefing Vance ha anche affrontato le accuse iraniane secondo cui un raid americano avrebbe colpito una festa di matrimonio nel sud dell’Iran, causando vittime civili. “Stiamo indagando, perché ovviamente ci importa. Vogliamo sapere”, ha dichiarato il vicepresidente. Le autorità iraniane sostengono che quattro persone siano state uccise e quasi 70 ferite nell’attacco contro un’abitazione durante la celebrazione; secondo la televisione di Stato iraniana, una quinta persona, una donna di 22 anni, sarebbe poi morta in ospedale. Vance ha sottolineato che, qualora l’inchiesta accertasse un errore delle forze americane, l’amministrazione ne trarrebbe insegnamento. “Quando il nostro esercito commette errori, impara da essi per cercare di migliorare”, ha affermato, contrapponendo questo approccio a quello che Washington attribuisce all’Iran. Il Pentagono ha fatto sapere di essere a conoscenza delle accuse, ribadendo però che le forze statunitensi “non prendono mai di mira i civili”. L’indagine è quindi ancora in corso e non è stata fornita, al momento, una conclusione ufficiale sulla responsabilità dell’attacco. Il vicepresidente ha inoltre difeso la strategia comunicativa di Trump nei confronti dell’Iran, compresi i controversi contenuti pubblicati dal presidente sui social network. Nei giorni scorsi Trump aveva diffuso un video generato con l’intelligenza artificiale relativo a un attacco contro l’Iran. Vance aveva già spiegato che il presidente stava utilizzando quel contenuto per inviare un messaggio a Teheran: Washington, secondo la lettura del vicepresidente, vuole far capire al regime iraniano che gli Stati Uniti sono pronti a intensificare la pressione se gli attacchi contro la navigazione commerciale continueranno.
La Casa Bianca ha dunque mantenuto una doppia linea: da un lato la disponibilità teorica a un accordo diplomatico, dall’altro la minaccia di nuove conseguenze qualora Teheran non interrompa le proprie azioni militari. La conferenza stampa di oggi ha avuto anche un significato particolare sul piano della comunicazione della Casa Bianca. Vance è tornato al podio dopo un’assenza di oltre 40 giorni dalle conferenze stampa formali dell’amministrazione. L’ultima conferenza risaliva al 23 luglio, mentre l’ex portavoce presidenziale Karoline Leavitt ha lasciato l’incarico alla fine di agosto. La Casa Bianca non ha ancora nominato un successore permanente. L’amministrazione ha quindi fatto ricorso a esponenti di primo piano, tra cui lo stesso vicepresidente, per mantenere il rapporto con i giornalisti. È una soluzione già utilizzata nei mesi scorsi, quando Leavitt era assente per maternità. La scelta di affidare nuovamente il podio a Vance assume un peso particolare anche perché il vicepresidente è sempre più coinvolto nella definizione e nella difesa pubblica della politica dell’amministrazione sull’Iran, oltre a essere una delle figure centrali del Partito repubblicano in vista delle elezioni di medio termine. Il briefing si è svolto infatti a circa due mesi dal voto del 3 novembre, quando gli americani saranno chiamati a rinnovare l’intera Camera dei rappresentanti e una parte del Senato.
La guerra con l’Iran rappresenta uno dei temi più delicati per il Partito repubblicano. Secondo un recente sondaggio Reuters/Ipsos, soltanto il 31% degli americani approva la gestione del conflitto, mentre il 63% la disapprova. A pesare sull’umore dell’elettorato sono anche l’aumento dei prezzi della benzina e le preoccupazioni sul costo della vita. Secondo fonti della Casa Bianca, l’amministrazione sarebbe quindi intenzionata a mantenere relativamente contenuta la dimensione militare del conflitto almeno fino alle elezioni, puntando nel frattempo soprattutto sulla pressione economica e sulle sanzioni. Un’eventuale intensificazione delle operazioni potrebbe essere valutata dopo il voto, anche se non esiste al momento una decisione definitiva in tal senso. Vance si trova così al centro di una delicata equazione politica: difendere la linea di Trump sull’Iran, mantenere aperta la prospettiva di un accordo e, contemporaneamente, evitare che l’escalation militare finisca per diventare il tema dominante della campagna repubblicana per le midterm. Nel briefing Vance ha inoltre mostrato di voler preservare il rapporto con alcune delle figure più controverse dell’area conservatrice americana. Interrogato sulla sua amicizia con Tucker Carlson, il vicepresidente ha difeso il diritto a mantenere rapporti personali anche in presenza di profonde divergenze politiche.
“Tucker è un mio amico”, ha detto Vance, spiegando di non voler “gettare gli amici sotto l’autobus” per differenze politiche. La risposta arriva dopo la partecipazione del vicepresidente a un incontro a porte chiuse con la Republican Jewish Coalition a Las Vegas, dove aveva affrontato anche il tema dell’antisemitismo e del rapporto con Carlson. La questione è particolarmente sensibile in prospettiva 2028, quando Vance potrebbe essere tra i principali candidati alla successione politica di Trump. Il vicepresidente deve quindi mantenere l’appoggio della base MAGA senza alienarsi l’ala più tradizionale del Partito repubblicano e, contemporaneamente, consolidare la propria credibilità sulla politica estera. La conferenza stampa di oggi ha confermato dunque il ruolo sempre più centrale di Vance nella comunicazione dell’amministrazione Trump. Dal podio della Casa Bianca, il vicepresidente ha cercato di presentare il confronto con l’Iran non come una guerra senza fine, ma come una campagna di pressione destinata a produrre un nuovo accordo, ponendo però una condizione precisa: Teheran deve prima fermare gli attacchi contro le navi commerciali nello Stretto di Hormuz.
– foto xp6/Italpress –
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