Tragedia di Rio Gere, Stefani “Il Veneto non dimenticherà mai gli eroi di Falco”

VENEZIA (ITALPRESS) – “Quando pensiamo alla sicurezza durante le nostre vacanze e le nostre escursioni in montagna, dobbiamo sempre ricordare che non è mai a costo zero. Richiede grandi energie e risorse e, soprattutto, può comportare anche il sacrificio di vite umane, come accadde diciassette anni fa a Rio Gere, quando sulle nostre Dolomiti tutto l’equipaggio di Falco perse la vita durante un intervento. In questo anniversario rinnovo un abbraccio a tutti i familiari dei Caduti e, nel ricordo, partecipo al loro dolore per una ferita che il tempo non può cancellare”. Così il Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, ricorda le vittime della tragedia del 22 agosto 2009, nei pressi di Cortina d’Ampezzo, nella quale persero la vita i quattro componenti dell’equipaggio di “Falco”, l’elicottero del SUEM 118 e del Soccorso Alpino precipitato durante un intervento: Dario De Felip (pilota), Fabrizio Spaziani (medico 118), Stefano Da Forno e Marco Zago (tecnici di elisoccorso e soccorso alpino).

“Da quel giorno, il 22 agosto è una data entrata nella storia del Veneto, che ogni anno ci richiama al ricordo di una tragedia e al significato del sacrificio delle vittime – sottolinea Stefani -. Si dice che il valore di un uomo si misuri da ciò che dona: gli Eroi di Falco hanno dedicato la loro vita al servizio della Comunità, fino al sacrificio estremo, affrontando i rischi di un lavoro che svolgevano con eccezionale professionalità, competenza e dedizione. È quindi doveroso rendere omaggio alla loro memoria e a quella di quanti hanno perso la vita in circostanze simili, insieme a un profondo senso di gratitudine verso il personale del Soccorso Alpino, delle Forze dell’Ordine, delle Forze Armate, dei Vigili del Fuoco, del SUEM 118 e della Protezione Civile, che con tanta abnegazione interviene ogni giorno per soccorrere chi ha bisogno di aiuto e contribuire a rendere più sicuro il nostro territorio”.

“Nella cronaca degli ultimi anni abbiamo visto utilizzare il termine ‘turismo cafone’ anche per descrivere il comportamento di alcuni escursionisti sulle nostre montagne – conclude Stefani -. Questo deve spingerci a una riflessione, perché non è solo una questione di galateo. Affrontare disinvoltamente i sentieri senza consapevolezza, senza un’adeguata preparazione, senza gli opportuni accorgimenti e senza le attrezzature necessarie significa sottovalutare i rischi e mettere in difficoltà chi è chiamato a intervenire. E significa anche non avere il rispetto che meritano il lavoro e il sacrificio di tanti nostri operatori e, soprattutto, la memoria di persone speciali come Dario, Fabrizio, Stefano e Marco. Persone che il Veneto non dimenticherà mai”.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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