Nasa testa un nuovo sensore per misurare lo spessore del ghiaccio marino artico

IPA29786537 - - United Arab Emirates, United Arab Emirates -20220323-Arctic Sea Ice Reaches Winter Maximum At Third Earliest Date On Record.VIDEO: CONTACT [email protected] growing through autumn and winter, sea ice in the Arctic appears to have reached its annual maximum extent on 25 February 2022. These images shows the ice extent...defined as the total area in which the ice concentration is at least 15 percent...at its 2022 maximum, which occurred on February 25, tying with 2015 for the third earliest maximum on record. On this day the extent of the Arctic sea ice cover peaked at 14.88 million square kilometers (5.75 million square miles), making it the tenth lowest yearly maximum extent on record...-PICTURED: General View (Arctic Sea Ice Reaches Winter Maximum).-PHOTO by: NASA Scientific Visualization Studio/Cover Images/INSTARimages.com.-51320599.jpg..This is an editorial, rights-managed image. Please contact Instar Images LLC for licensing fee and rights information at sales@instarimages.

ROMA (ITALPRESS/ECONOMIADELLOSPAZIO) – Le future missioni di osservazione della Terra potranno contare su strumenti più accurati per monitorare il ghiaccio marino artico, un indicatore fondamentale dell’evoluzione del clima e delle trasformazioni in atto nelle regioni polari. È in questo contesto che la NASA sta testando un nuovo radiometro a microonde destinato allo spazio, mentre una recente campagna aerea condotta nel nord del Canada ha consentito agli scienziati di raccogliere i dati necessari per validarne le prestazioni insieme alle osservazioni satellitari. L’iniziativa rappresenta un passaggio cruciale nello sviluppo delle future capacità di monitoraggio ambientale, basate sull’integrazione di sensori installati su satelliti, velivoli e strumenti di superficie. L’obiettivo è migliorare la precisione con cui viene stimato lo spessore del ghiaccio, un parametro essenziale per comprendere l’evoluzione del sistema artico. Nel mese di aprile un team del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA ha trascorso due settimane sorvolando l’Oceano Artico a bordo di un velivolo storico, effettuando circa 50 ore di volo tra le aree di Inuvik e Cambridge Bay.

A bordo erano installati diversi strumenti scientifici, tra cui una replica del radiometro a microonde attualmente in fase di collaudo presso il JPL. Il sensore è progettato per contribuire alla misura dello spessore del ghiaccio marino artico, un’operazione particolarmente complessa che richiede la combinazione di differenti parametri: l’altezza del ghiaccio rispetto al livello del mare, lo spessore della neve che lo ricopre e le emissioni naturali di microonde provenienti dalla superficie. Per aumentare l’affidabilità delle misure, i voli sono stati sincronizzati con il passaggio di diversi satelliti già operativi. L’acquisizione simultanea di dati aerei e spaziali permette infatti di calibrare e verificare gli algoritmi utilizzati per interpretare le osservazioni provenienti dall’orbita. La campagna ha coinvolto numerosi partner internazionali. Nella fase operativa svolta nei pressi di Inuvik il team ha collaborato con la missione SWOT (Surface Water and Ocean Topography), sviluppata congiuntamente da NASA e CNES, in grado di rilevare anche la porzione di ghiaccio emergente rispetto al livello dell’acqua.

Successivamente, a Cambridge Bay, le attività sono proseguite insieme all’ESA, all’Istituto Alfred Wegener e all’Università di Calgary, coordinando le osservazioni con i satelliti ICESat-2 della NASA e CryoSat-2 dell’ESA. La campagna costituisce inoltre un banco di prova per CRISTAL (Copernicus Polar Ice and Snow Topography Altimeter), futura missione polare sviluppata dall’ESA con la collaborazione della NASA, destinata a migliorare ulteriormente le misure dello spessore del ghiaccio marino e della copertura nevosa.

Come ha spiegato Sahra Kacimi, responsabile scientifica della campagna presso il JPL, “Combinare le osservazioni provenienti da strumenti spaziali, aerei e di superficie è essenziale per sviluppare e convalidare algoritmi per le missioni attuali e future”. Negli ultimi decenni il ghiaccio marino artico ha registrato cambiamenti significativi sia in termini di estensione sia di spessore. Disporre di misure sempre più accurate permette agli scienziati di ricostruire con maggiore affidabilità l’evoluzione dell’ambiente polare e di migliorare i modelli utilizzati per le osservazioni climatiche di lungo periodo. Le ricadute non riguardano esclusivamente la ricerca scientifica. Dati più precisi supportano anche la navigazione nelle acque artiche, le attività meteorologiche e oceanografiche e la pianificazione delle future missioni satellitari dedicate all’osservazione della Terra. In uno scenario caratterizzato dall’aumento del traffico marittimo nelle alte latitudini, la disponibilità di informazioni affidabili contribuisce inoltre a rafforzare la sicurezza operativa e la conoscenza di una regione che sta assumendo una crescente rilevanza economica e strategica.

Secondo Sahra Kacimi, il continuo riscaldamento dell’Artico potrebbe produrre effetti rilevanti sia sulla sicurezza pubblica sia sugli interessi economici delle comunità coinvolte. Durante la campagna, la ricercatrice ha inoltre incontrato rappresentanti locali e studenti impegnati in attività STEM, raccogliendo testimonianze dirette sull’impatto che la progressiva riduzione dei ghiacci sta già producendo nelle popolazioni che vivono stabilmente nella regione. Lo sviluppo di nuove tecnologie di osservazione rappresenta oggi uno dei principali fattori di evoluzione dell’osservazione della Terra. La validazione dei sensori prima del loro impiego operativo consente infatti di migliorare l’affidabilità dei dati che alimenteranno le future missioni dedicate al monitoraggio dell’ambiente polare.

– Foto di repertorio Ipa Agency-

(ITALPRESS).

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