ROMA (ITALPRESS/ECONOMIADELLOSPAZIO) – Il telescopio IXPE della NASA ha raccolto nuove evidenze osservative a sostegno di una previsione della elettrodinamica quantistica (QED) formulata circa 90 anni fa. Secondo la NASA, le osservazioni effettuate su un magnetar, una stella di neutroni caratterizzata da campi magnetici estremamente intensi, indicano che il vuoto dello spazio può modificare le proprie proprietà fisiche in presenza di condizioni estreme, un fenomeno noto come vacuum birefringence.
L’agenzia spaziale statunitense spiega che il telescopio IXPE ha raccolto forti evidenze a sostegno della teoria grazie alla sua esclusiva capacità di osservare la polarizzazione dei raggi X provenienti da un residuo stellare supermagnetizzato, consentendo di verificare sperimentalmente una previsione della fisica fondamentale difficilmente testabile nei laboratori terrestri.
Lanciata nel 2021, la missione Imaging X-ray Polarimetry Explorer (IXPE) è stata progettata per misurare la polarizzazione dei raggi X emessi dagli oggetti più energetici dell’universo. A differenza dei telescopi tradizionali, che rilevano principalmente intensità ed energia della radiazione, IXPE aggiunge un’informazione fondamentale: l’orientamento delle onde elettromagnetiche.
Questa capacità ha permesso di analizzare la radiazione emessa da un magnetar, un oggetto nel quale i campi magnetici raggiungono intensità impossibili da riprodurre nei laboratori terrestri. Proprio queste condizioni rendono tali stelle dei laboratori naturali per verificare previsioni della fisica che non possono essere testate sperimentalmente sulla Terra. Il fenomeno oggetto dello studio è la cosiddetta vacuum birefringence, una previsione della QED secondo cui il vuoto non costituisce uno spazio completamente privo di proprietà fisiche. In presenza di campi magnetici estremamente intensi, il vuoto può infatti comportarsi come un mezzo capace di modificare la propagazione della luce. I risultati annunciati dalla NASA rappresentano un importante supporto sperimentale a questa previsione teorica. È tuttavia opportuno distinguere tra forti evidenze osservative e una conferma definitiva della teoria: il risultato rafforza il quadro sperimentale disponibile senza esaurire il processo di verifica scientifica.
Oltre al risultato scientifico, la notizia evidenzia il ruolo crescente delle missioni spaziali come infrastrutture di ricerca avanzata. Il telescopio IXPE dimostra come l’accesso allo spazio consenta di svolgere esperimenti che non trovano equivalenti sulla Terra, ampliando le possibilità di indagine della fisica fondamentale. La missione è inoltre il risultato di una collaborazione internazionale che coinvolge, oltre alla NASA, anche ASI, INAF e INFN, a conferma del contributo dell’Italia nello sviluppo di strumenti scientifici ad alta specializzazione.
Per la Space Economy, risultati di questo tipo rafforzano il valore strategico degli investimenti nelle infrastrutture scientifiche spaziali. Le missioni dedicate alla ricerca fondamentale non producono soltanto nuova conoscenza, ma favoriscono anche lo sviluppo di tecnologie avanzate, competenze industriali e collaborazioni internazionali che alimentano l’innovazione dell’intero settore aerospaziale.
-Foto IPA Agency-
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