Arredo: il mercato interno pilastro della filiera

soggiorno moderno

La filiera italiana del legno-arredo ha chiuso il 2025 meglio di quanto la maggior parte degli analisti avesse previsto. I consuntivi del Centro Studi FederlegnoArredo, presentati la scorsa primavera alla conferenza stampa del Salone del Mobile di Milano, hanno fissato il fatturato alla produzione a 52,2 miliardi di euro, in crescita dell’1,3% rispetto all’anno precedente. Il risultato pesa doppio se si considera il contesto in cui è maturato, tra dazi americani, tensioni nel Golfo e una domanda internazionale che per tutto l’anno ha dato segnali di affaticamento.

Dentro il dato complessivo si trova però la notizia più significativa: il baricentro del settore si è spostato. La spinta è arrivata dagli acquisti delle famiglie italiane, mentre i mercati esteri, per decenni motore della crescita del comparto, si sono limitati a difendere le posizioni.

Trentatré miliardi spesi dentro i confini

Il mercato interno ha generato nel 2025 un giro d’affari di 33 miliardi di euro, in aumento del 2% sull’anno precedente. L’export si è fermato a 19,3 miliardi, con una variazione dello 0,4% che equivale nei fatti a una stabilità: la quota estera scende così al 37% del fatturato totale, una proporzione che fotografa un settore sostenuto oggi soprattutto dalla domanda nazionale. La composizione interna del dato conferma l’equilibrio della filiera: il solo macrosistema del legno, che comprende anche il commercio della materia prima, ha toccato i 24,5 miliardi di euro con una crescita del 2%. Il confronto con la storia recente del comparto rende le cifre ancora più eloquenti, perché per anni la narrazione del legno-arredo italiano ha coinciso con quella del suo export.

Le ragioni della tenuta interna hanno radici riconoscibili. Gli italiani concentrano la spesa sul patrimonio abitativo esistente, in larga parte costruito nei decenni del boom edilizio, e il rinnovo degli ambienti domestici assorbe una quota crescente dei budget familiari. La zona giorno, con gli spazi del pranzo e della convivialità, resta tra le aree su cui le famiglie intervengono con maggiore frequenza: concentra le ore vissute in casa, ospita il lavoro da remoto e definisce l’immagine dell’abitazione davanti agli ospiti. La lunga stagione degli incentivi edilizi ha inoltre consolidato l’abitudine a considerare la casa un investimento prioritario, un orientamento sopravvissuto anche al ridimensionamento dei bonus.

Mercati esteri in fase di assestamento, il made in Italy difende le posizioni

Il fronte internazionale attraversa una fase di assestamento che riguarda l’intero commercio mondiale del mobile, tra politiche commerciali restrittive e tensioni geopolitiche. In questo scenario l’export italiano ha difeso le posizioni, chiudendo il 2025 a 19,3 miliardi di euro con una crescita dello 0,4%: un risultato di sostanziale tenuta che vale più di quanto dica la percentuale, perché ottenuto mentre la domanda globale rallentava. I primi mesi del 2026 avevano mostrato qualche turbolenza sui mercati d’oltreoceano, che il presidente della federazione, Claudio Feltrin, aveva ricondotto in buona parte a un effetto confronto: il gennaio 2025 era stato gonfiato dalla corsa agli acquisti che aveva anticipato l’entrata in vigore dei dazi americani, e il riequilibrio successivo era in larga misura atteso.

La solidità della presenza internazionale resta comunque un patrimonio del comparto. Il design made in Italy continua a rappresentare un asset strategico per la bilancia commerciale del Paese, come rilevano le analisi di settore, e proprio la volatilità dei mercati esteri spiega il valore del riequilibrio in corso: la domanda nazionale offre oggi alla filiera una base più prevedibile su cui programmare produzione e investimenti.

La spesa delle famiglie passa sempre più dal canale digitale

La consistenza della domanda interna è però soltanto una faccia del fenomeno: l’altra riguarda i canali attraverso cui quei 33 miliardi raggiungono i produttori, e su questo fronte le abitudini delle famiglie stanno cambiando in profondità. L’Osservatorio eCommerce B2C di Netcomm e School of Management del Politecnico di Milano stima che gli acquisti online di prodotto abbiano raggiunto nel 2025 i 40,1 miliardi di euro, con il comparto arredamento e home living a quota 4,7 miliardi e un’incidenza dell’online pari al 20% della spesa complessiva del settore, seconda soltanto all’elettronica di consumo. Le rilevazioni più recenti dell’Osservatorio Netcomm-Cribis sui siti e-commerce italiani indicano per il 2026 una crescita del comparto arredamento del 6,5%, il miglior andamento tra le categorie analizzate, dentro un mercato che al tempo stesso si sta sfoltendo: le imprese attive online sono scese a 87.000, il 4,4% in meno in un anno. La platea degli acquirenti si allarga di pari passo: i consumatori digitali italiani hanno superato quota 35 milioni, con oltre un milione di nuovi ingressi in un solo anno, e la penetrazione dell’online sul totale degli acquisti di prodotto si è attestata all’11,2%. Il confronto con il 20% dell’arredamento dice che il comparto viaggia a quasi il doppio della media del commercio al dettaglio.

La selezione in corso premia gli operatori strutturati, capaci di reggere logistica, assistenza e cataloghi ampi senza passaggi intermedi. La tendenza è visibile soprattutto nelle categorie legate alla zona giorno, dove l’acquisto a distanza di tavoli da pranzo, sedute e mobili contenitori è diventato una consuetudine anche per fasce di pubblico rimaste a lungo fedeli al negozio fisico: tra le realtà italiane della vendita diretta che presidiano il segmento figura Deghi, e-commerce specializzato nella vendita di arredi che proprio al living e all’area pranzo dedica una parte consistente del proprio catalogo. La crescita di questi operatori conferma che una quota rilevante della spesa domestica per l’arredo transita ormai dai canali digitali, con conseguenze dirette su distribuzione, prezzi e struttura dell’offerta.

Una base solida su cui costruire

Gli operatori guardano ai prossimi mesi con pragmatismo. Feltrin ha indicato nel sostegno a redditi, fiducia e domanda interna la priorità per dare continuità alla spesa delle famiglie, il motore che ha permesso alla filiera di archiviare in positivo un anno complicato. I segnali di vitalità del sistema intanto si moltiplicano. Il Salone del Mobile di Milano ha chiuso in aprile l’edizione 2026 con 316.342 presenze da 167 Paesi e una quota di operatori professionali esteri al 68%, numeri che confermano la centralità del design italiano nello scenario internazionale.

La lettura d’insieme restituisce un comparto che ha trovato un nuovo equilibrio. Per i produttori l’indicazione è già operativa: le aziende che negli ultimi anni hanno investito su canali digitali propri, logistica dedicata e assistenza post-vendita si trovano oggi nella posizione migliore per intercettare una domanda che nasce dentro le mura domestiche e sempre più spesso si conclude online. Le case degli italiani sostengono una filiera da 52 miliardi e le assicurano la stabilità necessaria per programmare la prossima fase: quando la domanda internazionale tornerà a correre, il settore potrà contare su due punti d’appoggio invece che su uno soltanto.