Trump riceve il presidente libanese Aoun alla Casa Bianca: “Risolveremo il problema Hezbollah”

IPA86873351 - July 21, 2026, Washington, District Of Columbia, USA: United States President Donald J Trump shakes hands with President Joseph Aoun of the Republic of Lebanon in the Oval Office of the White House in Washington, DC, USA, on Tuesday, July 21, 2026. Aoun is in Washington to present a proposal designed to disarm the Iran-backed militant group Hezbollah and secure Israel's withdrawal from Lebanon (Credit Image: © Aaron Schwartz - Pool Via Cnp/CNP via ZUMA Press Wire)

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Un nuovo capitolo nei rapporti tra Stati Uniti e Libano, con al centro il futuro della sicurezza del Paese, il ruolo di Hezbollah e il difficile percorso verso un accordo più ampio con Israele. È questo il quadro dell’incontro nello Studio Ovale tra il presidente americano Donald Trump e il presidente libanese Joseph Aoun, alla sua prima visita ufficiale alla Casa Bianca e al primo faccia a faccia con Trump. Aoun è inoltre il primo presidente libanese a recarsi alla Casa Bianca dal 2009, quando l’allora presidente Michel Sleiman incontrò Barack Obama.

“Il Libano è stato colpito duramente per molti, molti decenni, ma è un Paese straordinario, con grandi intellettuali e persone di grande successo che continuano ad amarlo e vogliono rimanere lì”, ha detto Trump accogliendo Aoun. Il presidente americano ha raccontato di conoscere persone legate al Libano che, nonostante le difficoltà e i rischi, “non lascerebbero mai il Paese in nessuna circostanza”. “Amano il Libano, vogliono vivere lì”, ha aggiunto, definendolo “un Paese di grande intelletto”. “Stiamo per aiutare il Libano, lo aiuteremo molto”, ha assicurato Trump, spiegando che con Aoun sono già stati affrontati diversi dossier e che alcune questioni sarebbero già state risolte. “Abbiamo già risolto alcuni problemi per il Libano”, ha dichiarato, facendo poi riferimento alla questione Hezbollah: “C’è un problema Hezbollah, ma abbiamo fatto alcune cose che credo il mondo noterà ancora una volta”.

L’incontro arriva in una fase particolarmente delicata per Beirut. Aoun è arrivato a Washington con l’obiettivo di ottenere il sostegno americano per garantire il ritiro delle forze israeliane dal Libano meridionale, rafforzare il ruolo delle Forze Armate libanesi e portare tutte le armi presenti nel Paese sotto il controllo dello Stato, compreso l’arsenale di Hezbollah. Al centro dei colloqui c’è infatti l’attuazione dell’accordo quadro firmato il 26 giugno da Stati Uniti, Libano e Israele, che prevede un percorso graduale: il ritiro israeliano dal territorio libanese, il dispiegamento dell’esercito di Beirut, la rimozione delle infrastrutture militari e delle armi di Hezbollah e, in prospettiva, un accordo di sicurezza più ampio tra Libano e Israele.

La prima fase operativa del piano è già iniziata nei villaggi meridionali di Froun, Srifa e Zawtar al-Gharbiya, dove le forze libanesi sono chiamate a prendere il controllo del territorio, individuare eventuali depositi di armi e garantire la sicurezza dopo il ritiro israeliano. La principale incognita resta però la sequenza degli impegni: Beirut chiede progressi concreti sul ritiro israeliano, mentre Israele lega un eventuale passo indietro a risultati verificabili sul contenimento di Hezbollah. Proprio il movimento sciita rappresenta il nodo più complesso. Hezbollah non ha aderito all’accordo quadro e ha respinto sia i colloqui diretti tra Libano e Israele sia le richieste di disarmo, lasciando Aoun davanti alla sfida di applicare un’intesa sostenuta dalla comunità internazionale ma contestata da una delle organizzazioni più influenti del Paese.

Nel corso dell’incontro, Aoun ha ringraziato Trump per quello che ha definito un momento storico e per il ruolo degli Stati Uniti nel processo diplomatico. “Vorrei ringraziare il presidente Trump per questa visita storica e per questo risultato storico che dobbiamo raggiungere attraverso la firma del Framework, con l’obiettivo finale di porre fine per sempre allo stato di ostilità tra Libano e Israele”, ha dichiarato. “È arrivato il momento che il Libano e la regione siano stabili e sicuri”, ha aggiunto il presidente libanese, rivolgendosi direttamente a Trump: “Questa sarà la sua eredità. Insieme saremo in grado di raggiungere questo obiettivo”. Aoun ha inoltre sottolineato una convergenza di visioni con il presidente americano: “La sua visione è la realtà, e la mia visione è la sua visione. Insieme credo che riusciremo a raggiungere questo obiettivo con successo”. Il presidente libanese punta sul sostegno americano anche per rafforzare le Forze Armate libanesi, considerate l’unico strumento in grado di assumere il controllo delle aree evacuate, rimuovere infrastrutture militari e impedire il ritorno di gruppi armati. Washington, dal canto suo, chiede a Beirut un piano concreto e verificabile: un calendario per il dispiegamento dell’esercito, procedure per la rimozione delle armi di Hezbollah, meccanismi di monitoraggio e garanzie contro un nuovo riarmo.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, Trump ha confermato che il rafforzamento dell’esercito libanese e il sostegno alle operazioni nelle aree da cui Hezbollah dovrebbe ritirarsi saranno tra i temi discussi con Aoun. “Ne parleremo oggi con il presidente. Abbiamo già alcuni piani molto concreti in programma, con altri soggetti pronti ad aiutare”, ha detto il presidente americano, sottolineando che il Libano dovrà diventare “sempre più autosufficiente”.

Trump è stato inoltre interrogato sulle tensioni con Israele e sulle notizie secondo cui le forze israeliane avrebbero aperto il fuoco vicino alle truppe libanesi impegnate nelle zone pilota del sud del Paese. “L’ho appena sentito prima di questa conferenza e valuteremo la questione”, ha risposto.

Durante il confronto con la stampa, il presidente americano ha affrontato anche il dossier Iran, dopo una domanda sulla possibilità che Teheran non sia intenzionata a fermare i combattimenti. Trump ha affermato che l’Iran “vuole disperatamente incontrarsi” per cercare una soluzione, ma ha aggiunto che Washington non è interessata a nuovi colloqui “finché non saranno pronti a incontrarsi in modo significativo”. “L’Iran non può avere un’arma nucleare. È molto semplice”, ha dichiarato Trump. “Non avranno un’arma nucleare, non hanno alcuna possibilità di averla”. Il presidente americano ha poi sostenuto che gli Stati Uniti stanno indebolendo le capacità iraniane a livelli “che nessuno pensava fossero possibili”. “Li stiamo degradando seriamente”, ha detto Trump, aggiungendo che grazie alle capacità militari americane “quasi tutto è stato fermato”.

Sulla stessa linea è intervenuto il Segretario alla Guerra Pete Hegseth, che ha ribadito come Teheran abbia avuto “ogni opportunità” per negoziare e dimostrare la propria disponibilità al dialogo. “Se continueranno a colpire le navi commerciali, noi li colpiremo come ha detto il presidente, dieci volte più forte”, ha affermato Hegseth, sottolineando che gli Stati Uniti stanno continuando a ridurre le capacità iraniane.

Secondo Hegseth, l’Iran può scegliere la strada del negoziato oppure affrontare una risposta militare americana. “Possono parlare, altrimenti possono fare i conti con il Dipartimento della Guerra”, ha dichiarato.

Sul possibile ruolo degli Houthi e sul rischio di un nuovo fronte nel Mar Rosso, Trump ha ribadito che gli Stati Uniti sono pronti a intervenire. “Finora non è successo, potrebbe accadere, ma noi ci occupiamo delle cose quando succedono”, ha detto. Il presidente americano ha ricordato l’operazione condotta dagli Stati Uniti contro i ribelli yemeniti: “Abbiamo agito per circa 45 giorni con un’azione molto potente e da allora non abbiamo avuto problemi con gli Houthi, né loro con noi, per un lungo periodo”. Sul tavolo anche la dimensione economica.

Washington punta a favorire nuovi investimenti americani in Libano e a sostenere la ricostruzione di un Paese duramente colpito dagli ultimi conflitti, con centinaia di migliaia di sfollati e gravi difficoltà finanziarie. Per l’amministrazione americana, la stabilità economica resta una componente essenziale per rendere sostenibile il processo di sicurezza. L’incontro tra Trump e Aoun si inserisce quindi in un passaggio decisivo per il futuro del Libano: trasformare un’intesa diplomatica in un processo concreto sul terreno, ridando allo Stato il controllo esclusivo della sicurezza nazionale e tentando di aprire una nuova fase nei rapporti con Israele e nel più ampio equilibrio mediorientale.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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