Contro l’intemperanza di Trump l’Ue deve trovare l’autonomia strategica

di Raffaele Bonanni

ROMA (ITALPRESS) – Viviamo tempi bui, ma non è il caso di disperare. La storia insegna che proprio nei passaggi più controversi, le società capaci di reagire trasformano le crisi in occasioni di rinascita. Ogni stagione di successo, quando si adagia sui propri risultati, finisce per consumare la spinta che l’ha generata. È allora che si apre un nuovo ciclo: le difficoltà costringono a innovare, correggere gli errori e ritrovare visione.

Il caso più evidente è rappresentato dalla condotta di Donald Trump. Le sue decisioni continuano a mettere in discussione regole, alleanze e consuetudini che per decenni hanno sostenuto il ruolo internazionale degli Stati Uniti. La scelta di intervenire contro l’Iran, senza un chiaro passaggio parlamentare e senza un confronto preventivo con gli alleati, ha segnato un punto di rottura. A ciò si è aggiunta la richiesta di sostegno a partner tenuti all’oscuro degli obiettivi dell’operazione. Gli sviluppi successivi sono apparsi confusi. L’intesa annunciata come l’inizio della pace ha mostrato fin dalle prime ore contorni incerti. L’incontro previsto in Svizzera è saltato, esponenti della stessa amministrazione americana hanno fornito interpretazioni divergenti e il quadro complessivo è tornato nell’incertezza. Il risultato è paradossale: dopo una guerra costosa e rischiosa, la situazione appare meno chiara di prima.

I nodi fondamentali restano irrisolti. Il popolo iraniano continua a subire una dura repressione senza ricevere un concreto sostegno verso una maggiore libertà. Non esistono garanzie definitive sul programma nucleare di Teheran. Restano aperte le questioni della sicurezza nello Stretto di Hormuz e del sostegno fornito ai gruppi armati che operano nella regione. Sono elementi che hanno contribuito a destabilizzare il Medio Oriente e che continuano a rappresentare una minaccia. Per questo è difficile sostenere che il bilancio dell’operazione sia positivo. Oltre tre mesi di tensioni hanno inciso sui mercati energetici, aumentando i costi per imprese e famiglie. È legittimo domandarsi se la guerra fosse davvero necessaria o se non sia stata, piuttosto, un azzardo dalle conseguenze economiche e geopolitiche pesanti per tutti.

Da questa vicenda l’Europa dovrebbe trarre una lezione precisa. Di fronte a un mondo sempre più instabile non può permettersi divisioni. Serve accelerare il percorso verso una vera Europa federale, capace di parlare con una sola voce in politica estera, difesa ed energia. Non è un caso che tale prospettiva sia osteggiata sia da Trump sia da Putin, mentre forze estremiste di destra e di sinistra ricevono spesso sostegni che finiscono per indebolire il progetto europeo. In questo contesto va letta anche la risposta di Giorgia Meloni alle recenti critiche del presidente americano. Al di là delle appartenenze politiche, è condivisibile aver ricordato che Trump attacca frequentemente i governi democratici europei, mentre riserva ben altra disponibilità a leader autoritari e dittatori.

L’Europa non deve inseguire gli umori del momento, ma rafforzare la propria autonomia strategica. Solo così potrà trasformare le inquietudini del presente nella forza necessaria per costruire il proprio futuro senza paura.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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