Libano, Amnesty denuncia: “Gli ordini di evacuazione da parte di Israele equivalgono a crimini di guerra”

BEIRUT (LIBANO) (ITALPRESS) – “L’uso ripetuto da parte dell’esercito israeliano di ordini illegali di ‘evacuazione’ di massa e di divieto di ritorno per sfollare e terrorizzare centinaia di migliaia di persone in Libano viola in maniera palese il diritto internazionale umanitario”. Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, affermando che “nel Libano meridionale, questi ordini sono stati utilizzati come strumento deliberato per sfollare con la forza i civili dalle loro case, impedendo poi a decine di migliaia di persone di farvi ritorno. Ciò costituisce un trasferimento illegale che, in quanto grave violazione della Quarta Convenzione di Ginevra, equivale a un crimine di guerra”.

In una nuova indagine che combina l’analisi degli ordini militari israeliani emessi ai residenti del Libano tramite X a partire dal 2024, interviste a persone sfollate e analisi di fonti aperte, Amnesty International “ha scoperto che l’esercito israeliano ha ampliato radicalmente l’uso degli sfollamenti di massa in Libano nel 2026, sottoponendo un numero di residenti molto maggiore, e con maggiore frequenza, a una valanga di ordini di ‘evacuazione’ di massa illegali, mentre portava avanti il suo piano di distruggere più case e infrastrutture civili e spopolare ampie zone del sud”.

“Negli ultimi due anni e mezzo, le ostilità tra Israele e Hezbollah hanno avuto un impatto devastante sulla popolazione civile. Oltre a ciò, l’uso indiscriminato da parte di Israele di ordini di ‘evacuazione’ di massa che hanno interessato vaste aree del Libano ha ripetutamente e illegalmente causato lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone. Nel 2026, come nel 2024, gli ordini indiscriminati di Israele sono stati emessi senza misure per garantire il benessere e la sicurezza degli sfollati, non hanno fornito informazioni o indicazioni significative ai civili affinché potessero prendere decisioni consapevoli su se e per quanto tempo fuggire, e non sono mai stati revocati, nemmeno dopo la cessazione delle ostilità nelle aree soggette a tali ordini, come previsto dal diritto internazionale umanitario”, ha dichiarato Kristine Beckerle, vicedirettrice regionale per il Medio Oriente e il Nord Africa di Amnesty International.

L’organizzazione sostiene che “in ampie zone del Libano meridionale, agli ordini di ‘evacuazione totale’ emessi da Israele sono seguiti ordini di ‘non ritorno’. Lo sfollamento forzato e l’impedimento al ritorno di decine di migliaia di civili dal Libano meridionale costituiscono un trasferimento illegale, una grave violazione della Quarta Convenzione di Ginevra e quindi un crimine di guerra. Invece di sradicare con la forza le comunità e designare intere aree del territorio libanese come zone off-limits per i civili, le forze israeliane devono ritirarsi immediatamente dal territorio libanese. Agli sfollati deve essere consentito di tornare in sicurezza e liberamente alle proprie terre, e Israele deve risarcire le vittime delle sue violazioni del diritto internazionale umanitario, comprese quelle le cui case sono state illegalmente distrutte da Israele”.

Beckerle ha concluso: “A due anni e mezzo di distanza, è fondamentale che la comunità internazionale agisca. Gli Stati devono impegnarsi per un cessate il fuoco duraturo e sostenibile, fare pressione sull’esercito israeliano affinché si ritiri dal territorio libanese, attivare i meccanismi nazionali e internazionali di responsabilità e giustizia e sospendere tutti i trasferimenti di armi e attrezzature militari a Israele che faciliterebbero violazioni del diritto internazionale”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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