Iran, il Pakistan intensifica gli sforzi di mediazione tra Teheran e Washington. Consigliere Khamenei “La bozza attuale dell’accordo è ambigua”

This photo taken on April 11, 2026 shows a billboard for the U.S.-Iran talks in Islamabad, Pakistan. U.S. President Donald Trump said on April 14, 2026 that talks with Iran could resume in Pakistan within the next two days, according to media reports. Photo by Ahmad Kamal/Xinhua/ABACAPRESS.COM

ISLAMABAD (PAKISTAN) (ITALPRESS) – Il Pakistan sta intensificando gli sforzi di mediazione tra Iran e Stati Uniti per favorire un accordo che ponga fine al conflitto. Il ministro dell’Interno pakistano, Mohsin Naqvi, ha incontrato oggi per la seconda volta in 24 ore il suo omologo iraniano, Eskandar Momeni, in un vertice definito “importante”.

Secondo quanto riferito dalla stessa ministero pakistano dell’Interno, i due ministri hanno esaminato le relazioni bilaterali, gli ultimi sviluppi regionali, le iniziative per ridurre le tensioni e le questioni di sicurezza interna. Fonti vicine ai colloqui hanno riferito alla Tv araba Al-Arabiya che Teheran ha comunicato a Islamabad la disponibilità a trasferire una parte del proprio uranio altamente arricchito in un Paese terzo accettabile per tutte le parti.

Nel corso dell’incontro è stato inoltre discusso il contenuto della risposta definitiva iraniana alla più recente proposta americana, inclusi gli emendamenti introdotti dal presidente Donald Trump. Particolare attenzione è stata riservata alla questione dei fondi iraniani congelati all’estero e alle modalità del loro sblocco. Gli Stati Uniti continuano a opporsi alla “liquidazione” diretta di tali risorse. L’ipotesi di un fondo speciale per la gestione di una parte di questi fondi è al vaglio, mentre resta in discussione anche la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz.

Ieri il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, aveva dichiarato che non si sono registrati “progressi tangibili” nei colloqui indiretti con Washington per un accordo di pace temporaneo. Da parte americana, il segretario di Stato Marco Rubio ha sottolineato che la gestione dell’uranio arricchito rappresenta uno dei nodi centrali delle trattative, mediate dal Pakistan, e che Teheran non ha ancora dato il suo assenso definitivo. Nelle ultime settimane i contatti tra iraniani e americani si sono intensificati, ma dopo una fase di cauto ottimismo si è registrato un nuovo inasprimento sul campo, con scambi di colpi tra forze Usa e iraniane nello Stretto di Hormuz e attacchi iraniani contro Kuwait e Bahrain

CONSIGLIERE KHAMENEI “BOZZA ATTUALE AMBIGUA”

Mohsen Rezaei, consigliere del Leader Supremo iraniano Mojtaba Khamenei, ha giudicato ambigua la bozza attuale del memorandum d’intesa in discussione con Washington per porre fine alla guerra tra Iran e Stati Uniti, sottolineando la necessità di chiarimenti. In un’intervista al canale televisivo di Stato “Irib”, Rezaei ha affermato che il presidente americano Donald Trump sta cercando di esercitare pressione su Teheran affinché accetti le sue condizioni, mantenendo nel contempo vaghe quelle iraniane.

Secondo un fonte informata citata in precedenza dallo stesso giorno, Trump avrebbe legato lo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero alla firma preliminare di un accordo parziale con Teheran. Il presidente americano avrebbe comunicato ai mediatori il suo rifiuto di liberare le risorse prima della firma. L’ostacolo principale riguarderebbe le modalità di gestione di una parte di questi fondi congelati, con l’ipotesi di creare un fondo speciale per depositarli. Le discussioni sull’eventuale rilascio parziale delle somme proseguono.

Mercoledì sera il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, aveva già sottolineato l’assenza di “progressi concreti” nei recenti colloqui con gli Stati Uniti su un possibile accordo di pace temporaneo. Le dichiarazioni del capo della diplomazia iraniana arrivano mentre il presidente Trump ha lasciato intendere la possibilità di chiudere un’intesa entro la fine di questa settimana, nonostante i combattimenti continuino in Libano nonostante l’annuncio americano di un cessate il fuoco tra Israele e Libano.

MINISTRO ESTERI “SEGUIAMO ALLA LETTERA LE DIRETTIVE DI KHAMENEI”

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha confermato che i contatti con il Leader Supremo Mojtaba Khamenei sono continui e che il governo ne esegue “alla lettera” le direttive. Lo riporta la Tv al Arabiya. Dopo aver ribadito che i colloqui indiretti con la parte americana tramite mediatori non si sono mai interrotti, nonostante l’assenza di un accordo, Araqchi ha sottolineato che “le indicazioni di Khamenei arrivano al governo nei tempi previsti”, smentendo indirettamente le affermazioni di Washington secondo cui sarebbero difficili i collegamenti tra il Leader e i negoziatori iraniani. “Il potere politico segue con precisione le istruzioni del Leader Supremo”, ha aggiunto il capo della diplomazia iraniana, confermando implicitamente che anche la prosecuzione dei negoziati con gli Stati Uniti avviene su indicazione di Khamenei. Ieri lo stesso Khamenei aveva accusato Stati Uniti e Israele di tentare di seminare divisioni tra gli iraniani.

Sul fronte del Mediterraneo di Hormuz, Araqchi ha annunciato che Iran e Oman gestiranno congiuntamente il passaggio strategico nel rispetto del diritto internazionale e consulteranno i Paesi vicini per la sua amministrazione. Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali Khamenei assassinato il 28 febbraio scorso il primo giorno della guerra israelo-americana contro l’Iran, non è più apparso in pubblico da quando è stato eletto a marzo. Rimane un alone di mistero sul suo stato di salute e sul reale controllo degli apparati di potere, anche se si moltiplicano i segnali di un suo crescente coinvolgimento nelle decisioni strategiche. “Sembra che Mojtaba stia esercitando, probabilmente con il supporto del suo ufficio, un ruolo di supervisione sulla linea generale delle politiche, comprese le posizioni chiave nei negoziati con gli Stati Uniti”, ha commentato il ricercatore Fruzan Thabet dell’Istituto di Ginevra per gli Studi Superiori.

CNN, ISRAELE AVREBBE SCHIERATO FORZE SPECIALI IN AZERBAIGIAN DURANTE GUERRA

Israele avrebbe schierato segretamente unità militari e di intelligence d’élite in Azerbaigian durante la guerra con l’Iran come parte di una rete di siti segreti in tutto il Medio Oriente per facilitare le operazioni contro l’Iran. Lo riferisce la Cnn citando quattro fonti che hanno familiarità con la questione. “Le forze operavano da diverse località nel sud dell’Azerbaigian”, hanno detto due delle fonti, adiacente al confine settentrionale dell’Iran e, nel suo punto più vicino, a sole 60 miglia dalla città iraniana di Tabriz, che Israele ha colpito durante la guerra. Anche le unità di commando speciali sono state schierate sul posto e hanno effettuato missioni di raccolta di informazioni e operazioni di droni, hanno detto le altre due fonti. Le postazioni in Azerbaigian erano tra i numerosi siti militari e basi segrete in più Paesi, hanno detto le fonti alla Cnn, tra cui Iraq, Emirati Arabi Uniti e Somaliland.

Le forze, inizialmente pensate come potenziali squadre di soccorso in caso di emergenza, si sono ampliate per diventare posizioni militari e di raccolta di intelligence. L’operazione dell’Azerbaigian contava su diverse decine di truppe, tra cui membri delle forze speciali israeliane, la forza di combattimento e salvataggio elitrasportata e il personale del Mossad, ha detto una delle fonti. Un portavoce dell’ambasciata azera negli Stati Uniti ha dichiarato alla Cnn: “Respingiamo fermamente affermazioni infondate riguardanti il presunto uso del territorio dell’Azerbaigian per operazioni contro paesi terzi”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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