L’Europa torna a guardare allo spazio come ad una frontiera di sovranità

di Andrea Colucci

ROMA (ITALPRESS) – Il 30 aprile scorso, dalla base europea di Kourou, in Guyana Francese, Ariane 6 ha portato in orbita altri 32 satelliti della costellazione Amazon Leo. Ariane 6 è un lanciatore europeo sviluppato sotto la regia dell’ESA. La responsabilità industriale principale è di ArianeGroup, mentre Arianespace si occupa della commercializzazione e delle operazioni di lancio. La notizia è che non si è trattato solo di un lancio commerciale: è stato un segnale politico. Dopo anni di ritardi, dipendenze esterne e concorrenza aggressiva, l’Europa prova a dimostrare di poter tornare ad accedere allo spazio con mezzi propri. Il settore aerospaziale non è più un capitolo per specialisti o un terreno riservato alla ricerca scientifica. Oggi lo spazio è infrastruttura critica: serve alle comunicazioni, alla navigazione, alla meteorologia, all’osservazione della Terra, alla gestione delle emergenze e, sempre di più, alla difesa. Chi controlla satelliti e lanciatori controlla una parte essenziale della sicurezza economica e militare di un Paese.

 La guerra in Ucraina, la fragilità delle catene globali e il peso crescente di attori privati come SpaceX e Blue Origin hanno reso evidente una domanda scomoda: l’Europa può permettersi di dipendere da altri per mandare in orbita i propri satelliti? La risposta, almeno nelle intenzioni politiche, è no. Ma trasformare questa ambizione in capacità industriale richiede investimenti, scelte comuni e tempi rapidi. Il primo dossier è l’accesso autonomo allo spazio. Ariane 6, erede di Ariane 5, è il simbolo di questa sfida. Il suo ritorno operativo è importante perché riduce il vuoto creato dal pensionamento di Ariane 5, dalle difficoltà di Vega C, ormai brillantemente superate, e dalla fine della collaborazione con i lanciatori russi Soyuz dopo l’invasione dell’Ucraina. Tuttavia, il confronto con Falcon 9 resta duro: SpaceX offre frequenza, prezzi competitivi e riutilizzabilità. 

Per questo l’Agenzia spaziale europea ha lanciato la European Launcher Challenge, un programma pensato per sostenere nuovi fornitori europei di servizi di lancio. L’obiettivo non è solo avere un grande razzo, ma costruire un ecosistema più competitivo, con operatori capaci di servire missioni istituzionali e commerciali. In gioco c’è la possibilità di non restare spettatori in un mercato che cresce rapidamente. Il secondo fronte riguarda i satelliti. Con IRIS, l’Unione europea vuole creare una costellazione per comunicazioni sicure e criptate, destinata a istituzioni, governi, ambasciate, protezione civile e forze armate. Il progetto punta a garantire connessioni resilienti anche in aree dove le reti terrestri sono assenti, vulnerabili o colpite da crisi. È una risposta europea al dominio delle grandi costellazioni private, ma anche una garanzia di autonomia strategica.

La dimensione militare è ormai inseparabile da quella civile. Satelliti per l’osservazione della Terra, comunicazioni protette e sistemi di sorveglianza orbitale sono diventati essenziali per prevenire minacce, coordinare operazioni e proteggere infrastrutture critiche. La difesa europea non passa più soltanto da terra, mare e aria: passa anche dall’orbita bassa e geostazionaria. C’è poi il nodo industriale. Sinergie tra Leonardo e Thales nello spazio esistono già da anni, attraverso la Space alliance e la joint venture Thales Alenia Space e Telespazio. La novità del 2025-2026 è il progetto più ampio che coinvolge Airbus. Ad ottobre 2025 Airbus, Leonardo e Thales hanno firmato un Memorandum of Understanding per riunire in una nuova società le rispettive attività nei sistemi satellitari, nei servizi spaziali e nelle soluzioni digitali legate allo spazio, esclusi i lanciatori. La società dovrebbe avere sede a Tolosa e circa 25.000 dipendenti, con quote del 35% per Airbus e del 32,5% ciascuna per Leonardo e Thales.

Ma l’operazione non può essere descritta come già conclusa: la stessa comunicazione delle aziende indica l’operatività nel 2027, subordinata alle autorizzazioni regolamentari e alle altre condizioni di closing. Per questo il tema per ora resta aperto: rafforzare un campione europeo capace di competere con SpaceX e con i rivali cinesi, senza però comprimere troppo la concorrenza interna, come segnala la posizione critica di OHB. È il classico dilemma dell’industria strategica europea: meglio concentrare le forze per competere nel mondo o preservare un mercato interno più aperto? La risposta non è semplice. Senza massa critica, l’Europa rischia di essere schiacciata dai colossi globali. Con troppa concentrazione, però, potrebbe ridurre innovazione, pluralismo industriale e accesso delle imprese più piccole ai grandi programmi pubblici.

Per l’Italia il tema è particolarmente rilevante. Leonardo, Avio, Thales Alenia Space Italia, Telespazio e una rete di piccole e medie imprese fanno del Paese uno dei protagonisti europei dell’aerospazio. Le scelte che Bruxelles, ESA e i governi nazionali prenderanno nei prossimi mesi influenzeranno contratti, occupazione qualificata, ricerca e posizionamento geopolitico. La vera notizia, dunque, non è soltanto un razzo che decolla o una nuova costellazione annunciata.

È il cambio di paradigma: lo spazio è diventato una componente della sovranità europea. L’Europa ha competenze scientifiche, industria e programmi ambiziosi; ora deve dimostrare di saperli trasformare in capacità operative, tempi certi e autonomia reale.

La partita dell’aerospazio si giocherà nei cieli, ma si decide già ora nei bilanci pubblici, nelle alleanze industriali e nella capacità politica di scegliere. Perché nel nuovo ordine globale, chi non arriva in orbita da solo rischia di dipendere da chi ci arriva prima.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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