
di Andrea Colucci
ROMA (ITALPRESS) – La ricerca italiana compie un nuovo passo nella prospettiva delle missioni interplanetarie. Si è concluso il progetto Space Manufacturing in-Situ, iniziativa di ricerca e sviluppo sostenuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca con un investimento complessivo superiore a 4,5 milioni di euro.
Il programma ha riunito competenze scientifiche, industriali e accademiche con un obiettivo ambizioso: sviluppare tecnologie avanzate in grado di supportare future missioni oltre l’orbita terrestre, con particolare attenzione all’esplorazione di Marte e alla possibilità di produrre materiali e componenti direttamente nello spazio o su altri corpi celesti.
Al progetto hanno preso parte il CIRA, Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, ben guidato nell’ultimo anno dal presidente Tommaso Edoardo Frosini, la Ali SpA del Gruppo Space Factory, la Lead Tech Srl, l’Università degli Studi di Cagliari e in ultimo ma non per importanza da Finis Terrae Srl. Il coordinamento scientifico è stato affidato al professor Giacomo Cao attraverso il Distretto AeroSpaziale della Sardegna, soggetto capofila del partenariato.
I risultati emersi indicano un rafforzamento della capacità nazionale in un settore considerato strategico.
Le attività hanno riguardato in particolare le tecnologie per l’Entry, Descent and Landing, cioè le fasi di ingresso, discesa e atterraggio, la costruzione 3D di elementi strutturali mediante simulazioni del suolo lunare e marziano e la definizione di uno studio di missione per raggiungere Marte.
Uno dei fronti più rilevanti, infatti, riguarda la manifattura additiva. Il progetto ha portato alla realizzazione di un prototipo capace di ottenere elementi strutturali a partire da materiali che simulano il suolo lunare e marziano, valorizzando anche tecnologie brevettate ed evolvendone l’applicazione in contesti spaziali.
La possibilità di produrre componenti in situ, cioè su Marte come in questo caso, oppure sulla Luna, è considerata una delle chiavi per rendere più sostenibili le missioni di lunga durata. Ridurre la dipendenza dai materiali trasportati dalla Terra significa alleggerire i carichi, contenere i costi e aumentare l’autonomia operativa degli equipaggi e delle infrastrutture future.
Accanto alla costruzione 3D, i ricercatori hanno sperimentato nuove soluzioni per la sinterizzazione del suolo marziano. Questo processo consente di compattare e trasformare materiali granulari in elementi solidi, aprendo prospettive per la realizzazione di strutture, protezioni o parti funzionali direttamente sul luogo della missione.
Un altro risultato significativo è lo sviluppo di un dimostratore di scudo termico, progettato per affrontare le sollecitazioni termomeccaniche previste durante l’ingresso e la discesa nell’atmosfera marziana. I test condotti hanno confermato la validità dell’approccio e il valore dell’integrazione tra materiali avanzati e progettazione di sistema.
Il progetto ha inoltre prodotto studi di missione che delineano una possibile architettura di trasferimento dall’orbita terrestre al Pianeta Rosso basata su soluzioni nazionali. Lo scenario prevede l’impiego di un vettore della famiglia Vega nella fase di ascesa e di un modulo orbitale a propulsione chimica con propellenti verdi per il trasferimento interplanetario.
Si tratta di un elemento centrale perché mostra come una missione verso Marte possa essere concepita facendo leva su prodotti, competenze e infrastrutture italiane già disponibili o sviluppabili nel breve periodo. Il risultato conferma il potenziale industriale dell’iniziativa e la maturità di un ecosistema nazionale capace di contribuire a missioni spaziali di frontiera.
Nel quadro più ampio del programma Small Mission to Mars, Space Manufacturing in-Situ contribuisce così a consolidare una visione nazionale sulle missioni interplanetarie e a rafforzare il posizionamento della filiera aerospaziale italiana nei settori ad alta innovazione.
Dalle valutazioni dei partner emerge un giudizio convergente: il progetto ha messo a sistema competenze complementari, ha rafforzato la credibilità tecnologica della filiera italiana e ha aperto prospettive concrete di valorizzazione applicativa. In particolare, le attività di ricerca hanno ampliato il perimetro delle tecnologie disponibili per la manifattura additiva e per la lavorazione di simulanti del suolo lunare e marziano.
L’iniziativa ha avuto anche una ricaduta territoriale importante, contribuendo a consolidare il ruolo della Sardegna nella ricerca aerospaziale avanzata. La collaborazione tra enti di ricerca, università e imprese ha permesso di collegare sperimentazione scientifica, sviluppo industriale e studi di missione in un percorso unitario.
La conclusione del progetto non rappresenta quindi un punto di arrivo, ma una base di partenza per ulteriori sviluppi. Le tecnologie dimostrate potranno essere valorizzate in futuri programmi di esplorazione e in applicazioni collegate alla produzione avanzata, alla protezione termica e alla progettazione di missioni spaziali complesse.
In un settore in cui la competizione internazionale cresce rapidamente, i risultati fin qui ottenuti indicano che l’Italia dispone di competenze, infrastrutture e capacità industriali per partecipare alla prossima fase dell’esplorazione spaziale, contribuendo con soluzioni originali e integrate alla preparazione delle missioni verso Marte.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).








