di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – È Rafael Mariano Grossi il candidato che esce rafforzato dalla prima giornata degli Interactive Dialogues all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, passaggio chiave nel processo di selezione del prossimo Segretario Generale. Dopo tre ore di confronto serrato, moderato dalla presidente dell’UNGA Annalena Baerbock con gli Stati membri e un lungo scambio con la stampa, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha mostrato quella che, in questa corsa, appare come la qualità più decisiva: la capacità di equilibrio. Fin dall’inizio del suo intervento, Grossi ha sottolineato il valore del dialogo con l’intera membership, definendolo “un’opportunità unica” per ascoltare le preoccupazioni degli Stati e presentare la propria visione. Poi nello stakeout con i giornalisti, è emersa con chiarezza la sua impostazione politica e diplomatica.
Alla domanda di Italpress su come conciliare le richieste dei piccoli Paesi, che chiedono un Segretario Generale più assertivo, con le aspettative delle grandi potenze, tradizionalmente diffidenti verso figure troppo autonome, Grossi ha risposto con una formula destinata a restare: “l’essenza del lavoro diplomatico è mantenere gli equilibri”.
Un passaggio che sintetizza perfettamente la sua strategia: essere credibile per i Paesi più piccoli senza risultare minaccioso per i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Lo stesso approccio emerge su tutti i dossier più sensibili. Sulla crisi finanziaria dell’ONU, Grossi evita di attribuire responsabilità dirette, ricordando che la soluzione dipende dagli Stati membri ma mostrando un “cauto ottimismo” sulla possibilità di aprire una nuova fase di dialogo con i principali contributori . Sui conflitti internazionali, come il dossier Iran, insiste sulla necessità di “dare una possibilità alla pace” e sulla continuità dei processi negoziali, evitando qualsiasi presa di posizione divisiva.
Anche quando affronta il tema più delicato, quello della credibilità del sistema internazionale e della perdita di fiducia in alcune aree del mondo, Grossi mantiene una linea prudente ma empatica: riconosce la frustrazione, ma insiste sul valore della presenza e dell’impegno come primo passo per ricostruire fiducia. Significativo anche il passaggio sull’imparzialità. Interpellato su come conciliare neutralità e rispetto del diritto internazionale, Grossi ha chiarito che il ruolo del Segretario Generale non è “dare lezioni ai leader politici”, ma creare le condizioni per soluzioni condivise, mantenendo la fiducia di tutte le parti.
Non sono mancate le domande più dirette e persino provocatorie. A chi gli ha chiesto se intenda essere più “Segretario o Generale”, Grossi ha risposto semplicemente: “Segretario Generale”. E a un’altra nostra domanda su quale figura di Segretario Generale del passato lo ispiri, ha evitato di indicare un unico modello, citando invece più predecessori e sottolineando la necessità, oggi, di combinare diverse qualità. Anche sul tema del genere, quando gli è stato fatto notare che potrebbe essere “più facile” essere eletti come donna, ha ribadito che ciò che conta è “trovare la persona giusta”.
Un approccio che evita ogni polarizzazione. Ed è proprio questa postura a renderlo, almeno in questa fase iniziale, il candidato percepito come “senza veti”. Diversa la situazione per Michelle Bachelet, la cui candidatura evidenzia fin da subito un nodo politico centrale: il rapporto con gli Stati Uniti e il rischio di veto.
Alla domanda sulla lettera inviata da alcuni senatori e membri del Congresso al Segretario di Stato Marco Rubio per bloccare la sua nomina, criticando le sue posizioni sull’aborto, l’ex presidente del Cile ha ribadito senza esitazioni che i diritti delle donne non possono essere frammentati. Una posizione coerente per l’ex commissaria ONU per i diritti umani, ma politicamente scomoda.
Sul possibile veto americano, ha cercato di replicare che durante la sua presidenza del Cile, nel primo mandato di Donald Trump, i rapporti tra i due Paesi erano rimasti positivi. Un tentativo di rassicurazione che però non scioglie i dubbi sulla sua capacità di evitare resistenze decisive tra le grandi potenze.
La corsa resta aperta, ma il primo segnale è chiaro: nel sistema ONU, più che la forza della visione, pesa la capacità di non creare opposizioni. Domani sarà il turno degli altri due candidati, l’economista della Costa Rica Rebeca Grynspan e l’ex presidente del Senegal Macky Sall, chiamati a misurarsi con lo stesso test.
-Foto Bianca Otero-
(ITALPRESS).









