
ROMA (ITALPRESS) – L’intuizione di Papa Francesco sulla “guerra mondiale a pezzi” appare oggi meno un’immagine che una diagnosi. Quei frammenti si stanno ricomponendo in un disegno coerente, visibile da tempo: un blocco informale di potenze che persegue un “ordine nuovo” fondato su egemonie economiche e strategiche alternative all’Occidente.
La sfida è anzitutto monetaria. I Brics ambiscono a ridimensionare il dominio del dollaro, ma i dati raccontano altro: il dollaro resta attorno al 50% degli scambi globali, l’euro cresce al 23% e si rafforza con nuovi accordi commerciali, mentre il renminbi cinese si ferma a circa il 3,5%. La distanza tra ambizione e realtà è ancora ampia, ma la direzione è chiara.
Secondo asse: risorse e rotte. Terre rare, energia e snodi logistici sono strumenti di potere.
Dal Pireo a Suez, dal Mar Nero all’Africa, si dispiega una strategia che mira a condizionare traffici e approvvigionamenti. Attori come gli Houthi, sostenuti dall’Iran, o le milizie russe in Africa contribuiscono a destabilizzare aree chiave, trasformando i corridoi commerciali in leve geopolitiche.
Terzo fronte: la guerra ibrida. Non solo Ucraina e Medio Oriente, ma disinformazione, pressione digitale e interferenze politiche. Qui emerge il paradosso occidentale: la libertà, forza delle democrazie, diventa vulnerabilità quando opinioni pubbliche influenzate riescono a bloccare governi e orientarne le scelte.
Ne risulta un sistema di potenze che agisce in modo coordinato su piani economici, militari e culturali. Non un’alleanza formale, ma una convergenza strategica che ha nell’indebolimento dell’Occidente il proprio obiettivo.
Per l’Europa, leggere questi eventi come crisi separate è un errore fatale. Occorre uno sguardo sistemico e una risposta politica adeguata: una vera sovranità europea, fondata su un assetto federale capace di unire difesa, economia e politica estera. Senza questo salto, il continente resterà esposto e frammentato.
Serve anche chiarezza interna. La guerra ibrida ha già aperto varchi nei sistemi politici europei attraverso cavalli di troia: non sono più sostenibili ambiguità o rapporti opachi con attori ostili agli interessi e ai valori democratici. Le alleanze politiche in Italia come in Europa dovranno unire le forze europeiste e non in relazioni di vario tipo con paesi a noi ostili.
La posta in gioco non è solo geopolitica, ma civile ed economica: libertà, benessere, stabilità. E riguarda anche il legame con gli Stati Uniti, che può reggere solo su un’Europa più solida e coerente, che sappia dare man forte alla gran parte degli americani oggi assediati da una piccola minoranza illiberale ed opaca nelle relazioni internazionali.
In questo passaggio storico non bastano più dichiarazioni di principio: occorrono scelte nette, capacità di visione e una leadership politica all’altezza della sfida.
La guerra “a pezzi” è ormai una guerra di sistema. Ignorarne la trama significa affrontarla divisi, mentre altri si muovono come un tutto.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).








