La guerra in Iran mostra le scelte sbagliate dell’Italia sull’energia

di Raffaele Bonanni

ROMA (ITALPRESS) – La guerra in Iran alimenta nuove e forti preoccupazioni sul prezzo dell’energia. In Italia, però, il problema assume dimensioni più gravi rispetto ad altri Paesi europei e industriali per la condizione di debolezza in cui ci troviamo dopo trent’anni di scelte sbagliate. In questo lungo periodo nessun governo, di qualunque colore politico, ha adottato un vero piano energetico capace di garantire autonomia, sicurezza e prezzi sostenibili. Gli errori accumulati li stiamo pagando oggi più di altri paesi. L’Italia ha rinunciato al nucleare, che in molte economie avanzate garantisce costi più bassi, stabilità di produzione e assenza di emissioni. Così siamo rimasti più dipendenti dall’estero e da fornitori che spesso utilizzano l’energia anche come leva politica. È singolare che proprio in queste ore alcuni protagonisti della vita politica denuncino il costo dell’energia in Italia o propongano di tornare al gas russo.

Alcuni di loro sono gli stessi che negli anni hanno guidato campagne contro il nucleare, contro i rigassificatori e contro lo sfruttamento dei giacimenti nazionali di gas. Una sequenza di scelte che ha contribuito a indebolire il sistema energetico e a scaricare sulle famiglie e sulle imprese costi sempre più pesanti. Si dimentica anche un dato storico importante. Già nei primi anni Ottanta arrivavano in Italia grandi forniture di gas algerino attraverso il gasdotto dal Sahara a Mazara del Vallo. Enrico Mattei aveva insistito su questa direttrice molto prima, temendo che il gas sovietico potesse diventare uno strumento di pressione politica. La storia gli ha dato ragione. Oggi gli italiani pagano bollette che possono arrivare anche al 50% in più rispetto a quelle di spagnoli e francesi. La differenza è semplice: quei Paesi non hanno abbandonato il nucleare e hanno costruito numerosi rigassificatori che consentono di acquistare gas sul mercato internazionale senza dipendere esclusivamente dai gasdotti.

È arrivato il momento di abbandonare lo scaricabarile. Governo e opposizione hanno responsabilità condivise nello stato pietoso della programmazione energetica italiana. Per anni hanno preferito coprire gli errori con bonus e sussidi che hanno attenuato temporaneamente gli effetti dei rincari senza risolvere il problema. Questa ipocrisia non potrà continuare all’infinito, così come non potrà continuare il meccanismo delle accise che crescono con i prezzi ma raramente scendono quando i costi dell’energia diminuiscono. Servono scelte chiare: più infrastrutture per il gas liquefatto, utilizzo delle risorse nazionali, semplificazione delle regole per le rinnovabili e soprattutto il ritorno al nucleare di nuova generazione. Solo così l’Italia potrà ridurre i costi dell’energia, rafforzare la propria autonomia e smettere di pagare il prezzo di trent’anni di rinvii.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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