STOCCOLMA (SVEZIA) (ITALPRESS) – Il commercio internazionale dei principali sistemi d’arma torna a crescere con decisione e registra un nuovo riequilibrio geografico segnato dalla guerra in Ucraina, dal deterioramento del contesto di sicurezza europeo e dal rafforzamento dell’industria della difesa occidentale. È quanto emerge dall’ultimo rapporto sui trasferimenti internazionali di armamenti pubblicato dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), che analizza i flussi globali di sistemi militari maggiori nel quinquennio 2021-2025. Secondo i dati aggiornati dell’istituto di ricerca svedese, il volume complessivo dei trasferimenti di armamenti tra Stati è cresciuto del 9,2 per cento rispetto al periodo 2016-2020, segnando il più significativo incremento registrato nell’ultimo decennio e riflettendo una fase di accelerata ri-militarizzazione del sistema internazionale. Il dato più rilevante riguarda il radicale mutamento dell’equilibrio regionale della domanda. Per la prima volta dagli anni Sessanta l’Europa è diventata l’area con la quota più elevata di importazioni di armamenti, assorbendo il 33 per cento dei trasferimenti globali, superando Asia-Oceania e Medio Oriente. Le importazioni europee di sistemi d’arma sono più che triplicate rispetto al quinquennio precedente, con un incremento pari al 210 per cento. Secondo il direttore del programma Sipri sui trasferimenti di armamenti, Matthew George, “il forte aumento dei flussi di armi verso gli Stati europei ha spinto verso l’alto il volume globale dei trasferimenti”, sottolineando come la guerra in Ucraina e la percezione di una crescente minaccia proveniente dalla Russia abbiano indotto molti Paesi europei a rafforzare rapidamente le proprie capacità militari.
Il conflitto russo-ucraino rappresenta il principale fattore esplicativo di questa dinamica. Nel periodo 2021-2025 l’Ucraina è infatti divenuta il maggiore importatore mondiale di armamenti, con il 9,7 per cento del totale globale, una crescita straordinaria rispetto allo 0,1 per cento registrato nel quinquennio precedente. Dal 2022 almeno trentasei Paesi hanno fornito sistemi d’arma a Kiev, con gli Stati Uniti in posizione predominante e responsabili del 41 per cento delle forniture, seguiti da Germania e Polonia. Anche se nel 2025 il volume dei trasferimenti verso l’Ucraina è risultato inferiore rispetto ai picchi del 2023 e del 2024, numerosi Paesi europei, insieme a Canada e Australia, hanno proseguito le consegne di equipaggiamenti e si sono impegnati a sostenere militarmente il Paese anche negli anni successivi. Sul fronte dell’offerta globale, gli Stati Uniti consolidano la loro posizione dominante. Washington ha aumentato del 27 per cento le proprie esportazioni di armamenti rispetto al periodo precedente, arrivando a rappresentare il 42 per cento del totale mondiale e rafforzando ulteriormente il primato nel mercato internazionale della difesa. Per la prima volta in due decenni, la quota maggiore delle esportazioni statunitensi è stata destinata all’Europa piuttosto che al Medio Oriente, a dimostrazione del profondo mutamento delle priorità strategiche nel continente.
Gli Stati Uniti hanno fornito sistemi d’arma a 99 Paesi nel periodo considerato, con un forte incremento delle consegne verso gli alleati europei. Al contrario, la Federazione Russa registra un drastico ridimensionamento della propria presenza nel mercato globale degli armamenti. Pur mantenendo il terzo posto tra gli esportatori mondiali, Mosca ha visto crollare le proprie esportazioni del 64 per cento rispetto al quinquennio precedente, con una quota globale scesa dal 21 al 6,8 per cento. Il calo è attribuito sia alle conseguenze delle sanzioni internazionali sia alla crescente necessità di destinare la produzione militare al fabbisogno interno della guerra in Ucraina. Nel periodo 2021-2025 quasi tre quarti delle esportazioni russe sono state destinate a tre Paesi – India, Cina e Bielorussia – mentre si è registrata una significativa contrazione delle vendite verso Algeria, Egitto e altri tradizionali partner. Parallelamente, la Russia è divenuta anche importatrice marginale di sistemi militari, ricevendo droni e missili dall’Iran e sistemi di artiglieria dalla Corea del Nord.
Il rapporto Sipri evidenzia inoltre il rafforzamento della base industriale europea della difesa. Le esportazioni complessive dei Paesi dell’Unione europea sono cresciute del 36 per cento rispetto al quinquennio precedente e rappresentano oggi il 28 per cento del totale mondiale, un volume pari a circa due terzi delle esportazioni statunitensi ma nettamente superiore a quello di Russia e Cina. Quattro Stati membri figurano tra i primi dieci esportatori globali: Francia, Germania, Italia e Spagna. La Francia consolida il secondo posto con il 9,8 per cento delle esportazioni mondiali e un incremento del 21 per cento; la Germania sale al quarto posto con il 5,7 per cento del mercato globale; l’Italia compie invece uno dei balzi più rilevanti della graduatoria internazionale. Nel quinquennio 2021-2025 le esportazioni italiane di sistemi d’arma sono infatti cresciute del 157 per cento rispetto al periodo precedente, portando il Paese al sesto posto tra i maggiori esportatori mondiali con una quota del 5,1 per cento. Oltre la metà delle vendite italiane è stata destinata ai Paesi del Medio Oriente, mentre quote minori hanno riguardato l’Asia-Pacifico e l’Europa. Il risultato conferma il peso crescente dell’industria nazionale della difesa nel mercato internazionale e la competitività di piattaforme e sistemi prodotti dalla filiera tecnologica italiana.
Parallelamente, anche le importazioni di armamenti da parte dei Paesi europei membri della Nato registrano una crescita significativa: tra il 2016-2020 e il 2021-2025 sono aumentate del 143 per cento. Oltre la metà delle forniture proviene dagli Stati Uniti, mentre tra i fornitori emergenti figurano Corea del Sud, Israele e Francia. In questo contesto la Polonia è divenuta il principale importatore tra gli alleati europei dell’Alleanza Atlantica, con acquisizioni cresciute di oltre nove volte rispetto al periodo precedente e provenienti in larga parte da Stati Uniti e Corea del Sud.
– foto di repertorio IPA Agency –
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