di Vincenzo Petrone (*)
ROMA (ITALPRESS) – Il Presidente degli Stati Uniti continua a sostenere che Vladimir Putin vuole la pace. In realta’ chi vuole la pace ad ogni costo e’ Trump. Una qualunque, purché si possa sostenere che si tratta della guerra numero 9 che il Maestro del “deal” ha realizzato in un anno per il bene dell’Umanità.
Sigmund Freud definiva questa sindrome “proiezione” e descriveva la convinzione che l’altro pensi e voglia quello che noi pensiamo e vogliamo. Se Putin cerca la pace non lo dà a vedere.
Ieri sera il Presidente russo ha infatti affermato che “Kiev è una cellula del terrorismo internazionale”. E cosi’ ha preparato a modo suo, il terreno per i negoziati odierni a Ginevra ,tra i suoi emissari e i plenipotenziari personali di Trump,Steve Witkoff e Jared Kushner.
Ma quel che conta è che Putin ha fatto nuovamente filtrare a beneficio di Parigi, Londra e Berlino- Roma sembra per ora non appassionarlo – la proposta che l’intera Ucraina, non soltanto il Donbass, sia assoggettata ad un mandato di “governance” delle Nazioni Unite.
Una sorta di Amministrazione Fiduciaria quale prevista dall’art 75 della Carta dell’ONU per territori non autonomi ancora non in grado di autogovernarsi.
Gli ultimi esempi di questa formula sono stati il Kosovo,la Namibia e East Timor. Per questi territori le Nazioni Unite ed in particolare il suo Consiglio di Sicurezza, nel quale la Russia gode del diritto di veto, hanno creato delle forze militari ed un modello organizzativo di “governance” transitoria.
Sarebbe lecito attendersi che a Ginevra oggi, la risposta americana a questa curiosa proposta, se si materializzasse, non potrebbe essere neanche lontanamente possibilista. Sempre se dobbiamo prendere seriamente la indisponibilità sbandierata ovunque dagli Stati Uniti, da ultimo a Monaco da Rubio,a continuare a far conto sugli organismi multilaterali internazionali, e l’ONU men che mai.
Nelle capitali europee si sospetta che Putin potrebbe aver in mente di proporre per questa via a Trump, di attribuire al Board of Peace l’amministrazione dell’Ucraina oltre che di Gaza.
Di per sè questa possibilità seminerebbe ulteriore divisione tra le due rive dell’Atlantico e per la Russia questo resta sempre un obbiettivo vitale.
Tra l’altro, questa proposta russa avrebbe comunque già raggiunto un obbiettivo: dire agli americani il giorno prima che riprendano i negoziati, che Mosca non accetterà truppe europee di garanzia in Ucraina, a meno che la loro presenza non rientri in un contesto ONU e sia quindi passibile di veto russo in Consiglio di Sicurezza.
Nel frattempo, in queste ore la disponibilità europea per il dispiegamento di una forza militare di garanzia sembra prendere forma. Si tratterebbe, secondo indiscrezioni francesi di due brigate comandate da un britannico e da un francese, per un totale di 7000=10.000 uomini.
A Monaco, nel fine settimana di incontri di corridoio, la delegazione ucraina non ha fatto mistero della propria convinzione che contatti concreti siano già in corso tra imprese americane e russe, con la copertura dei due Governi, per grandi progetti nel settore dell’energia e dei minerali strategici da avviare appena lo scoglio della guerra in Ucraina sia in qualche modo rimosso.
Anche soltanto con una tregua alla quale farebbe seguito a tamburo battente una drastica riduzione delle sanzioni americane a carico delle compagnie russe in quei settori. E questo con o senza gli europei.
(*) ambasciatore a.r.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).









