Brignone incredula: “Ancora mi chiedo come sia potuto succedere tutto questo” / Video

di Giorgio La Bruzzo

CORTINA (ITALPRESS) – “She’s my woman of gold, she’s faster than most”, “È la mia donna d’oro, è più veloce di tutti gli altri”. Nel 1971 usciva “Hot Love”, brano dei T.Rex destinato a diventare un simbolo del glam rock. A distanza di 55 anni la donna idealizzata da Marc Bolan ha le sembianze in carne ed ossa di Federica Brignone, che con le sue imprese sull’Olympia delle Tofane ha fatto innamorare l’Italia ed è diventata uno dei simboli dei Giochi Invernali di Milano-Cortina.

E pensare che la sua presenza è stata a lungo in dubbio. “Era una sfida talmente difficile che non potevo non accettarla – confessa la 35enne valdostana, in conferenza stampa a Casa Italia a Cortina dopo la vittoria in gigante – Volevo dimostrare a me stessa che sarei stata capace di rientrare. L’idea di affrontare una sfida impossibile mi ha altamente motivato, come anche quella di essere portabandiera. Non volevo chiudere la carriera con un incidente. Ci sono cose che non possiamo controllare ma decidiamo noi come reagire. Il 3 aprile – il riferimento alla caduta ai campionati italiani che ha messo in dubbio la sua presenza ai Giochi – ho accettato quello che mi era successo e ho guardato avanti, sono rimasta estremamente positiva. È stata la mia più grande forza, così come avere un team di persone che non lavorano per me ma con me, con cui dividiamo gioie e dolori, perdiamo e vinciamo insieme”.

E a Cortina hanno vinto: oro in super-G e poi in gigante, due titoli in una stessa Olimpiade come solo Alberto Tomba a Calgary 1988 era riuscito a fare nello sci alpino. “Quanto pesano le medaglie? Mezzo chilo l’una, quindi più o meno un chilo... – ride Fede – Questo è l’unico peso che sento, le medaglie sono un più. Come non ho sentito il peso della bandiera, che era un premio alla mia carriera, anche queste medaglie le sento allo stesso modo”.

Ancora un po’ frastornata (“non ho dormito tantissimo, quando mi sono svegliata mi sono detta come caspita è potuto succedere tutto questo”), con alle spalle una storia di resilienza che diventerà un film (“Ma non faccio l’attrice, si parla della mia storia d’atleta. Volevo raccontare chi sono sono nella mia vita e nel mio mondo dello sci, ci sono solo immagini vere”), Federica ha ricevuto tanti messaggi di complimenti, da Sinner e tanti altri, del resto “giocarsi il tutto per tutto in una gara in un minuto è come giocarsi un match-point a Wimbledon. Ma il fatto che tutto il comprensorio fosse chiuso, che le piste fossero riservate a noi, avere attorno solo gente dell’ambiente che rispetta questi piccoli spazi mi ha permesso di essere veramente focalizzata“. E in questi giorni dove si parla di fair-play, la portacolori del Centro Sportivo Carabinieri ci tiene a sottolineare come nello sci “la meritocrazia ancora vale”.

“Il cronometro non è influenzabile, nel nostro sport c’è tantissimo rispetto, c’è una competitività sana – sottolinea – In nessun modo possiamo condizionare le performance degli altri. Il nostro è uno sport pericoloso, dove se sbagli una curva finisci 10 mesi in riabilitazione. Se raggiungi un risultato, gli altri sono in ammirazione. C’è una rivalità sana e spero che sia d’esempio”.

E ora? “Ho dei sogni nella mia vita ma per ora hanno parlato di sport. Una delle prime cose che voglio fare è un viaggio, stare via quanto voglio, come voglio. Non cambiare la mia vita è il mio sogno più grande, voglio che la mia vita non cambi per dei risultati sportivi. Cercherò di imparare a dire no più spesso e ritagliarmi le mie cose, il problema è come gli altri mi vedono. Spero che la gente continui a farmi fare la mia vita”.

Dal punto di vista sportivo, invece, come ha fatto un po‘ Lindsey Vonn (“Ogni tanto mi sono chiesta se le mancasse qualche rotella ma capisco la sua passione”), per la due volte campionessa olimpica “la più grande sfida è affrontare le paure. Giorno per giorno capirò, farò un check-up al J Medical per vedere come sto. L’idea di continuare la stagione è il mio paravento per tutto il resto che non ho voglia di affrontare, cercherò di proteggermi con le gare e il vivere da atleta, che è la mia protezione più grande”.

“La voglia di rimettermi in gioco la capirò però solo quando sarò in pista – ammette – Di sicuro non sono più disposta a prendere farmaci per sciare. Mi piacerebbe qualificarmi per le finali di Coppa del Mondo, non mi gioco più niente e vorrei continuare ad avere il coraggio di affrontare le gare con la situazione che ho. C’è un altro intervento che devo fare ma la tibia non è ancora a posto, non posso togliere ancora la ferraglia che è lì, ci vorrà ancora del tempo”.

La chiosa è sull’abbraccio con Mattarella dopo il trionfo in super-G. “Non sapevo nemmeno che sarebbe venuto, si è sempre comportato con umiltà e rispetto con noi atleti, è una cosa che mi piace moltissimo”, rivela la Tigre di La Salle. Che ora si gode la gloria ma non sembra intenzionata a smettere di ruggire.

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-Foto Italpress-
(ITALPRESS).

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