di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel corso dell’open debate di alto livello su “Reaffirming international rule of law: Pathways to reinvigorating peace, justice, and multilateralism”, il Segretario generale Antonio Guterres ha lanciato senza mezzi termini l’allarme che lo stato di diritto internazionale è sotto assedio e rischia di essere sostituito da una “legge della giungla”, trattata da alcuni Stati come un “menù à la carte” da rispettare solo quando conveniente. Guterres ha sottolineato che questo approccio erode la fiducia tra i Paesi, alimenta l’impunità e mina le fondamenta del sistema multilaterale costruito sulla Carta ONU, ribadendo che per i Paesi più piccoli il diritto internazionale è “una lifeline” di sovranità, dignità e giustizia, mentre per le potenze deve essere un guardrail di comportamento anche in fase di disaccordo e conflitto. Ha poi indicato tre priorità di azione: rispetto pieno degli obblighi giuridici, ricorso a strumenti pacifici di risoluzione delle controversie e rafforzamento delle corti internazionali, perché “non può esserci pace sostenibile senza responsabilità”.
Tra gli interventi la posizione dell’Italia è stata netta, con l’ambasciatore Giorgio Marrapodi che ha ribadito la ferma adesione del suo Paese alla Carta delle Nazioni Unite, alla sovranità e all’integrità territoriale degli Stati e ai diritti umani. Marrapodi, al suo primo intervento al Consiglio dopo aver presentato le credenziali a Guterres, ha articolato un quadro di impegni a lungo termine, richiamando la necessità di conformarsi agli obblighi giuridici internazionali, di affrontare prontamente le violazioni del diritto, di tradurre i diritti fondamentali in realtà quotidiane per le società, di risolvere pacificamente le controversie, e di sostenere la cooperazione tra Corte internazionale di giustizia e Consiglio di Sicurezza. Ha inoltre riaffermato l’importanza di rendere le Nazioni Unite più democratiche, rappresentative e trasparenti per consegnare alle future generazioni un mondo in cui prevalga il diritto e non la forza. L’ambasciatrice Tammy Bruce, vice rappresentante degli USA, ha dal canto suo presentato una visione degli Stati Uniti diversa di ordine internazionale, e come un impegno concreto per la pace, ha elencato una serie di iniziative diplomatiche e operative, tra cui gli sforzi per una tregua nel Sudan, l’appoggio agli accordi tra Repubblica Democratica del Congo e Rwanda, l’approvazione di un piano di pace su Gaza e risposte alle crisi in Haiti e nel Sahara Occidentale. La delegazione ha difeso l’azione statunitense come parte di una nuova era di pace e stabilità internazionale, citando anche la libertà di navigazione come elemento chiave.
L’ambasciatore dell’UE all’ONU Stavros Lambrinidis ha ribadito che il sostegno al diritto internazionale non è debolezza né un residuo del passato, ma un impegno di principio che garantisce che tutte le voci siano ascoltate e che nessun interesse nazionale possa giustificare il rifiuto delle regole fondamentali fissate dalla Carta ONU. Attesi erano gli interventi di Venezuela e Iran. L’ambasciatore di Caracas Samuel Moncada ha denunciato che il diritto internazionale richiede responsabilità e costanza, attaccando le azioni militari statunitensi contro il suo Paese come gravi violazioni della Carta e dell’immunità dei capi di Stato. Il diplomato iraniano Amir Saeid Iravani ha chiuso il dibattito con un’accusa forte agli Stati Uniti per l’uso di minacce e azioni coercitive senza conseguenze, chiedendo retoricamente cosa resti della Carta ONU quando una superpotenza può porsi al di sopra della legge. Il dibattito si è chiuso senza una dichiarazione presidenziale, a causa delle divergenze politiche tra i membri, lasciando aperta la questione fondamentale: come difendere il diritto internazionale in un mondo sempre più frammentato e conflittuale.
– foto IPA Agency –
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