Italia e UE, l’alleanza con gli USA non ha alternative. Ma va governata, non subita

di Raffaele Bonanni

ROMA (ITALPRESS) – Ci sono momenti della storia che non si limitano ad annunciare il cambiamento: lo impongono. Passaggi tormentati, spesso confusi, nei quali le certezze si incrinano e le classi dirigenti rivelano, senza attenuanti, la loro reale statura. È in questi frangenti che scelte guidate più dall’orgoglio che dal senso di responsabilità finiscono per esporre le comunità a rischi profondi, duraturi, talvolta irreversibili. L’irruzione di Donald Trump sulla scena politica occidentale, con propositi radicali e un linguaggio deliberatamente spiazzante quando non apertamente offensivo, ha colto impreparata larga parte dell’Europa. Lo sconcerto è comprensibile, ma non può tradursi in paralisi, né legittimare scorciatoie strategiche. Le decisioni che attendono l’Italia e l’Unione Europea, per quanto difficili, devono restare ancorate a un dato che non ammette ambiguità: non esiste alternativa credibile all’alleanza occidentale, economica e militare, e in primo luogo al rapporto con gli Stati Uniti d’America.

Proprio per questo l’alleanza non va subita, ma governata e rafforzata nel cambiamento. Quanto più l’Europa saprà dimostrarsi all’altezza delle responsabilità che essa richiede in una fase di profonda riorganizzazione delle strategie economiche e commerciali imposte dalla mondializzazione, tanto più l’alleanza potrà consolidarsi su basi nuove e mature. La narrazione trumpiana, spesso forzata e strumentale, non si fronteggia né con l’indignazione rituale né con la subalternità opportunistica, ma con un salto di qualità politico che l’Unione rinvia da troppo tempo. Il vero nodo, infatti, non è Washington, ma le capitali europee e dunque Bruxelles. I ritardi accumulati hanno aperto varchi nei quali si sono inseriti interessi ostili all’integrazione, autentici cavalli di Troia nutriti da narrazioni convergenti, ora putiniane ora declinate in chiave Maga. Continuare a tergiversare significa esporsi a una lenta ma inesorabile disintegrazione.

L’unica risposta all’altezza dei rischi è quella più volte annunciata e mai compiutamente realizzata: l’evoluzione dell’Unione in una istituzione federale, dotata di una difesa comune e di una reale capacità decisionale unitaria, lungo la traiettoria già indicata con chiarezza dalla strategia di Draghi. Le resistenze interne possono essere superate solo con un’Unione compiuta e una difesa unica con chi è disposto a condividerla. Le sorti dell’Europa dipendono dall’Europa. Ogni esitazione riduce il rispetto degli alleati e accresce l’appetito dei nemici, di quanti disprezzano le nostre libertà e ambiscono a speculare sulle nostre ricchezze. La vicenda della Groenlandia lo dimostra con brutale evidenza: in assenza di una entità statuale credibile, le sovranità diventano terreno di gioco, esposte alle pressioni degli amici e alle manovre degli avversari. Sanare le disfunzioni europee non è un atto ideologico, ma una necessità strategica.

Cercare alleanze alternative sarebbe un’illusione pericolosa, speculare alle chimere che lo stesso Trump sembra inseguire. L’America con cui l’Europa deve misurarsi esiste ancora, ma la si incontra solo da una posizione di forza. In questo passaggio, un appello va rivolto alla presidente Meloni. L’equilibrio mostrato finora è stato un fattore positivo. Ora, però, l’Europa ha bisogno di scelte più nette: meno distinguo su come farla, più determinazione nel farla; distinguendosi chiaramente da chi non la vuole. Perché solo così il futuro potrà continuare ad appartenere alla nostra storia.

– Foto di repertorio IPA Agency –
(ITALPRESS).

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