di Vincenzo Petrone (*)
ROMA (ITALPRESS) – La pacifica Groenlandia sta obbligando gli europei e il Canada a fare finalmente quello che avrebbero dovuto fare da un pezzo. Ossia riconoscere che è tempo di pensare a una Alleanza Atlantica senza gli Stati Uniti o almeno non più nel ruolo di suo assoluto protagonista. Il Presidente Trump quasi casualmente oggi si è chiesto se gli interessasse di più impossessarsi della Groenlandia oppure tenere in vita la NATO.
E lo ha fatto con una nonchalance che, con tutto il rispetto, fa ricordare un grande cabarettista italiano, Giorgio Gaber quando sosteneva di essere in dubbio ogni mattina, svegliandosi, se fondare una multinazionale oppure andare al mare. E sceglieva sempre di andare al mare. A parte l’umorismo involontario di cui spesso dà prova, difficile pensare che Trump non sceglierà la NATO, e questo non perché ci creda o perché ami la compagnia di europei e canadesi ma perché il Congresso non gli consentirebbe di fare altrimenti. Inclusi i Senatori Repubblicani che cominciano a dare segni di stanchezza per un Presidente che li ignora in tutte le sue decisioni di politica estera e rischia di far perdere loro la maggioranza in Congresso a Novembre.
Quindi, oggi a Washington il Segretario di Stato Marco Rubio e il Vice Presidente J.D.Vance dovranno trovare con il ministro degli Esteri di Danimarca e con il Primo Ministro di Groenlandia una via d’uscita onorevole che consenta a Trump di dichiarare vittoria: la Groenlandia avra’ piu’ militari americani e piu’ basi USA e NATO che la proteggeranno da Cina e Russia. E si potra’ passare forse a cose ben piu’ serie, come l’Iran. Il problema Groenlandia in tal modo si sgonfierà ma avrà il merito di aver esaltato senza più ipocrisie, la grande e imprenscindibile attualità di una constatazione politica e strategica: gli Stati Uniti non sono più un alleato affidabile e disponibile, al cui ombrello protettivo, nucleare e convenzionale, europei possano affidare la propria sicurezza negli anni a venire. Anni nei quali la Russia di Putin potrà disimpegnarsi in qualche modo dalla palude in cui si è infilata con la guerra in Ucraina e potrà ricostituire il suo potenziale bellico alle porte di Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania. La previsione dello Stato maggiore di Mosca è di disporre entro 5 anni di 1,8 milioni di militari attivi.
L’inviato Speciale di Trump peraltro lo ha detto più volte agli europei, da ultimo a Parigi la settimana scorsa: gli Stati Uniti si considerano dei mediatori tra Europa, Ucraina inclusa, da un lato e Russia dall’altro. E chi ha letto la National Security Strategy pubblicata dalla Casa Bianca non può sorprendersi del fatto che a Washington il destino dell’Alleanza Atlantica si considera ormai segnato. Il nucleo dinamico dei Paesi europei che potrebbero per primi cominciare a discutere sul dopo, su come prendere ordinatamente e gradualmente il posto dell’America nella NATO si è costituito il 6 gennaio ,per adottare la splendida dichiarazione di appoggio alla Groenlandia e alla Danimarca che i capi di Stato e di Governo di Italia, Francia, Germania, Spagna, Polonia e Gran Bretagna hanno adottato congiuntamente.
Questo appare come il nucleo di uno schieramento naturale, credibile, che gradualmente assuma la direzione delle operazioni NATO in Europa. La nostra Presidente del Consiglio ha fatto bene a sottoscrivere quella Dichiarazione con i 5 Partners.
Adesso dovrà in Italia costituire una ampia rete di supporto politico per il cammino che inizia. E dovrà cercare appoggio in tutto l’arco costituzionale per passare dalle dichiarazioni ai fatti, ossia al potenziamento dello strumento di difesa nazionale, che sara’ chiamato a responsabilità di primo piano nella rinnovata Alleanza Atlantica. Sarà un esercizio di altissimo profilo, pieno di rischi di politica interna. Ma di un’importanza non inferiore all’operazione portata a termine dal piu’ grande Presidente del Consiglio italiano del nostro secondo dopoguerra, Alcide De Gasperi. Il Presidente De Gasperi potè firmare il Patto Atlantico nel 1949 a testa alta, come Paese fondatore, ma per farlo dovette sfidare comunisti, socialisti e molti grandi leaders cattolici della sua stessa Democrazia Cristiana che volevano una Italia neutrale tra est e ovest. Oggi si è dimenticato che De Gasperi dovette addirittura andare in udienza da Papa Pio XII perché convincesse i leaders democristiani recalcitranti ad appoggiarlo.
(*) ambasciatore
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).









