di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Con una conferenza stampa destinata a segnare uno spartiacque nella politica estera americana, il presidente Donald Trump ha ammesso apertamente che gli Stati Uniti “governeranno il Venezuela” dopo la cattura del presidente Nicolas Maduro, collegando esplicitamente la durata del controllo americano alla ricostruzione delle infrastrutture petrolifere del Paese. “Governeremo il Paese nel modo giusto”, ha detto Trump, spiegando che l’obiettivo è rimettere in funzione l’industria energetica venezuelana e che la presenza statunitense durerà “per il tempo necessario” a completare quel processo.
L’operazione, denominata “Absolute Resolve”, è stata presentata come un’azione rapida e risolutiva: oltre 150 velivoli impiegati, difese aeree venezuelane neutralizzate, elicotteri delle forze speciali entrati a Caracas e la cattura di Maduro e della moglie Cilia Flores, poi trasferiti verso gli Stati Uniti per affrontare accuse federali. Trump ha parlato di “potenza militare schiacciante” impiegata da aria, terra e mare, sostenendo che nessun’altra nazione sarebbe stata in grado di condurre un’operazione simile”. Ma il passaggio politicamente più dirompente è arrivato quando il presidente ha chiarito che non si tratta di una missione temporanea di sicurezza né di una semplice operazione antidroga. Alla domanda su quanto a lungo Washington intenda restare, Trump ha risposto che la permanenza sarà legata alla ricostruzione delle infrastrutture petrolifere, aggiungendo che le compagnie energetiche pagheranno i lavori e che il petrolio venezuelano sarà poi venduto “a Cina e altri Paesi”. Una dichiarazione che smonta la narrativa ufficiale sulla lotta ai narcotrafficanti e rivela una strategia di controllo economico e politico.
Sul piano istituzionale, la conferenza stampa ha confermato che il Congresso non è stato informato preventivamente. Il segretario di Stato Marco Rubio ha sostenuto che si trattava “in gran parte di un’operazione giudiziaria”, e che quindi non era possibile avvertire il Congresso in anticipo. Trump è intervenuto subito dopo per chiarire la scelta politica: “Il Congresso ha la tendenza a far trapelare informazioni”, ha detto, spiegando che la segretezza era necessaria per evitare fughe di notizie. Una giustificazione che apre un fronte di scontro costituzionale, perché la stessa conferenza ha descritto un’azione militare su larga scala, con vittime e distruzione di infrastrutture.
Il presidente ha anche delineato l’assetto politico del “dopo Maduro”. Secondo Trump, la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez – che sarebbe già stata insediata come presidente ad interim – avrebbe parlato con Rubio e sarebbe pronta a collaborare pienamente con gli USA, “facendo tutto ciò di cui gli Stati Uniti hanno bisogno”. Allo stesso tempo, Trump ha escluso che la leader dell’opposizione María Corina Machado possa guidare il Paese in questa fase, perché, a suo dire, non avrebbe “sostegno sufficiente né il rispetto necessario”. Sul piano internazionale, una prima reazione ufficiale è arrivata dall’ONU. Il Segretario generale António Guterres ha espresso “preoccupazione per il fatto che il diritto internazionale non sia stato rispettato” nella cattura del presidente venezuelano Nicolßs Maduro da parte degli Stati Uniti.
In una nota diffusa dal suo portavoce, Guterres ha avvertito che l’operazione americana rischia di creare un “pericoloso precedente” e ha invitato “tutti gli attori in Venezuela a impegnarsi in un dialogo inclusivo, nel pieno rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto”. Una presa di posizione che rafforza le critiche sulla mancanza di una legittimazione multilaterale e riporta il caso venezuelano al centro dello scontro tra unilateralismo americano e ordine giuridico internazionale. In questo contesto si inserisce anche la dura presa di posizione del New York Times, che in un editoriale ha definito l’attacco “illegale e imprudente”, sottolineando come la Costituzione richieda l’approvazione del Congresso per un atto di guerra e ricordando i precedenti storici – dall’Iraq alla Libia – in cui il rovesciamento forzato di un regime ha prodotto instabilità duratura.
Con le sue parole, Trump ha però già spostato il dibattito oltre le questioni procedurali. Ammettendo che gli Stati Uniti governeranno il Venezuela per rimettere in funzione il suo petrolio, il presidente ha svelato la vera posta in gioco dell’operazione. Ora restano aperte domande decisive: quanto durerà questa occupazione di fatto, quale costo politico avrà sul fronte interno e internazionale, e il Congresso accetterà di restare spettatore?
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).









