
ROMA (ITALPRESS) – La guerra penetra sempre più nella profondità strategica della Russia e Vladimir Putin, pur respingendo l’idea che gli attacchi ucraini possano comprometterne la tenuta, ne riconosce apertamente l’impatto sull’apparato produttivo e logistico. Intervenendo al Cremlino al Consiglio per lo sviluppo strategico e i progetti nazionali, il presidente ha ammesso che sulla modesta dinamica dell’economia – Pil cresciuto dello 0,6 per cento nel primo semestre – pesano “una serie di fattori, comprese la pressione esterna e le azioni terroristiche contro impianti industriali e infrastrutture”.
Una formulazione che, depurata dalla qualificazione politica attribuita da Mosca agli strike ucraini, fotografa un problema ormai strutturale: la protezione della retrovia da droni e attacchi in profondità. Putin ha cercato di circoscriverne la portata strategica, ma senza negarne gli effetti: “Naturalmente non vi sono conseguenze critiche derivanti da tali attacchi, non ce ne sono state e non potranno essercene. Ma certamente ci arrecano danni: è evidente, lo comprendiamo, lo vediamo e lo sappiamo”. Da qui un’indicazione che trascende la congiuntura economica: “Occorre rafforzare la sovranità del Paese, aumentare l’efficienza sia nel campo della difesa e della sicurezza sia, naturalmente, nella sfera socioeconomica”.
Il nodo è soprattutto logistico. La campagna ucraina di deep strike ha progressivamente esteso il proprio raggio verso raffinerie, depositi, infrastrutture energetiche, porti e centri di distribuzione, costringendo Mosca a proteggere un numero crescente di obiettivi nella profondità territoriale. Nel suo intervento Putin ha assicurato che, “nonostante i recenti attacchi terroristici”, l’infrastruttura commerciale russa “opera in maniera efficace e stabile”, pur riconoscendo che il sistema lavora “in condizioni di forte pressione”.
Ancora più indicativa la direttiva impartita all’esecutivo: “Le capacità logistiche e di stoccaggio richiedono naturalmente di essere ripristinate, anche con la partecipazione dello Stato”. Putin ha quindi chiesto al governo di predisporre “un programma appropriato”, precisando che “il ripristino degli impianti danneggiati deve essere effettuato a un livello tecnologico qualitativamente nuovo”.
Non si tratta dunque soltanto di ricostruire quanto distrutto, ma di aumentare resilienza, ridondanza e capacità di assorbire ulteriori attacchi. Il significato militare è rilevante. La profondità geografica, tradizionale moltiplicatore della potenza russa, è diventata parte del battlespace: industria, energia e logistica devono ora concorrere per sistemi antiaerei, guerra elettronica e risorse destinate alla protezione territoriale.
Putin non parla di vulnerabilità strategica e insiste sull’assenza di conseguenze “critiche”; riconoscendo però che gli strike producono danni e imponendo una ricostruzione tecnologicamente più avanzata, il Cremlino certifica indirettamente una trasformazione della guerra: la sicurezza della retrovia è ormai parte integrante dello sforzo militare russo.
-Foto IPA Agency-
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