QUATTORDICI ANNI FA L’OMICIDIO FORTUGNO

La lettura, l’ascolto ragionato e il metodo dell’analisi critica sono stati gli ingredienti principali della manifestazione in memoria di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria assassinato dalla ‘ndrangheta il 16 ottobre del 2005. Un appuntamento sempre molto sentito e partecipato dalla città di Locri che anche quest’anno si è fermata per ricordare una delle pagine più drammatiche della storia recente della Calabria. Tanti i rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine oltre, naturalmente, i giovani, che hanno reso omaggio alla figura di Fortugno in una giornata scandita da diversi momenti, nel segno della memoria e della partecipazione.
La cappella dell’ospedale di Locri ha ospitato la santa messa officiata dal vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, a cui è seguita la deposizione della corona da parte delle Istituzioni dello Stato a Palazzo Nieddu.
L’evento è poi proseguito nel Liceo Scienze Umane e Linguistico Giuseppe Mazzini di Locri dove si è tenuto il reading letterario dal titolo: “Leggo…per legittima difesa” ad opera dell’attore Giuseppe Zeno che ha letto e interpretato (con l’accompagnamento musicale del “Nigun Clarinet Quartet”) alcuni testi di autori e personalità che hanno lasciato il segno nella letteratura, nell’impegno civile e nella lotta alle mafie.
L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali di Francesco Sacco, dirigente scolastico del liceo “Mazzini”, di Maria Grazia Laganà Fortugno, vedova del vicepresidente del Consiglio regionale calabrese, di Giovanni Calabrese, sindaco di Locri e di Nicola Irto, presidente del Consiglio regionale della Calabria.
“Abbiamo pensato di legare la commemorazione di Franco – ha detto Laganà Fortuno – al tema della lettura. Siamo rimasti colpiti dai dati negativi dell’Istat che ha fotografato una realtà difficile da accettare: al Sud, legge meno di una persona su tre e la Calabria, purtroppo, è penultima in classifica. La lotta alla ‘ndrangheta si deve fare sui territori e, come diceva Franco, è una battaglia dalla quale nessuno si può chiamare fuori”.
“L’omicidio Fortugno – ha dichiarato il presidente Irto – ha rappresentato un attacco al cuore della democrazia in Calabria, la cui gravità, ancora oggi, richiede a ciascuno di noi una seria riflessione e impone alla politica un solenne patto di ripudio della ‘ndrangheta e del suo consenso inquinato”.
“Franco Fortugno non è morto invano – ha detto nella sua omelia monsignor Oliva – perché da quel tragico giorno si è messo in moto un nuovo percorso di convivenza cittadina. Percorso su cui occorre l’impegno di tutti e che deve porre la pace e la giustizia quali suoi pilastri”.