Palermo, al Palazzo di Giustizia l’installazione artistica sul Maxiprocesso

PALERMO (ITALPRESS) – Venerdì 26 giugno 2026 dalle 17, presso il Tribunale di Palermo, il Museo Civico di Castelbuono presenta il progetto “MAXIPROCESSO”, trenta opere della serie fotografica dell’artista Maria D. Rapicavoli dei faldoni del Maxiprocesso. Le fotografie sono esposte in una installazione progettata dallo studio di architettura Supervoid. Il progetto è curato da Laura Barreca e Giovanna Fiume. Antonio Balsamo, Presidente della Corte d’Appello di Palermo e Alessandra Camassa, Presidente del Tribunale di Trapani hanno condiviso e promosso il progetto.

Alle 17.00 una conferenza pubblica vede la partecipazione di Lia Sava, Procuratrice generale della Corte d’Appello di Palermo, Giampiero Cannella, Sottosegretario alla Cultura, Gerardo Villanacci, Presidente della Fondazione Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, Antonio Balsamo, Presidente della Corte d’Appello di Palermo, Alessandra Camassa, Presidente del Tribunale di Trapani, Laura Barreca, Giovanna Fiume, Giuseppe Ayala, Fiammetta Borsellino, Ignazio De Francisci, Leonardo Guarnotta, Paola Maggio, Alfredo Morvillo. Alle 19.00 si terrà la presentazione dell’installazione fotografica, esposta al primo piano del Palazzo di Giustizia fino al 30 settembre 2026.

L’evento è realizzato nell’ambito del progetto MAXIPROCESSO sostenuto da Strategia Fotografia 2025, commissionato dal Museo Civico di Castelbuono e realizzato con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e patrocinato dall’Associazione Nazionale Magistrati, dalla Corte d’Appello di Palermo, dal Tribunale di Trapani, dall’Università degli Studi di Palermo (DEMS) con la media partnership di DIECIMEDIA.

Il progetto nasce in ragione della necessità di riaffermare il valore della memoria del Maxiprocesso attraverso l’azione delle istituzioni culturali e l’arte contemporanea, con un programma di iniziative pubbliche, promosse dal Museo Civico di Castelbuono, nel quarantesimo anniversario dalla sua celebrazione (1986-2026). Incontri pubblici, coinvolgimento delle scuole, interviste ai protagonisti delle vicende, attività espositive e una campagna di comunicazione on line, restituiscono il significato storico, giuridico e sociale vivo e presente di un momento decisivo che ha segnato la storia italiana del secondo Novecento. L’immagine “monumentale e documentale” delle fotografie di Maria D. Rapicavoli cha ha “ritratto” i faldoni del Maxiprocesso, mostra l’immane lavoro dietro l’enormità di dati, verbali degli interrogatori dei collaboratori di giustizia, intercettazioni, documentazione relativa alle attività di Cosa Nostra, nell’istruttoria condotta dal pool antimafia coordinato da Giovanni Falcone.

L’installazione fotografica sarà visibile dal 25 giugno al 30 settembre 2026 al primo piano del Palazzo di Giustizia di Palermo, e successivamente sarà esposta al Museo Civico di Castelbuono. L’opera è però destinata in futuro a viaggiare altrove, con l’impegno del Museo che “non vada mai in deposito”, così come la memoria non può essere riposta. Il viaggio di questa opera prevede tappe che includono il Tribunale di Trapani e altri luoghi in Italia e all’estero. Le trenta fotografie nel loro display entrano nella collezione permanente del Museo Civico. Il progetto prevede un volume (Lenz) con le 360 fotografie della serie fotografica “MAXIPROCESSO” di Maria D. Rapicavoli, con testi di Laura Barreca, Naor Ben-Yehoyada, Giovanna Fiume, Gabi Scardi, Jane e Peter Schneider.

Secondo Laura Barreca, direttrice del Museo Civico di Castelbuono: “Come museo pubblico, oggi riflettiamo sul ruolo attivo che le istituzioni culturali possono assumere nella costruzione di una società più consapevole, responsabile e partecipata. In Sicilia, questa responsabilità assume un significato ancora più profondo: qui la memoria del Maxiprocesso continua a essere custodita, riletta e trasmessa alle nuove generazioni, trovando nell’arte contemporanea uno strumento potente di interpretazione, dialogo e diffusione”.

Antonio Balsamo, Presidente della Corte d’Appello di Palermo: “Il maxiprocesso è stato determinante non solo per la ricostruzione giudiziaria del fenomeno mafioso, ma anche per la formazione della coscienza civile, per il riscatto della Sicilia. Ha costruito una nuova identità collettiva: oggi, nel contesto internazionale, il volto dell’Italia è il volto di persone come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Questa mostra ha lo scopo di trasmettere alle giovani generazioni, nel modo più vivo, il ricordo di un momento fondamentale della nostra Storia, che è la base su cui costruire il nostro futuro. Ed è, al tempo stesso, un’iniziativa capace di far sentire i nostri Palazzi di Giustizia come la casa comune di tutti i cittadini”.

“La memoria è fatta di impegno e anche di sensi – afferma Alessandra Camassa, Presidente del Tribunale di Trapani – Questa mostra, frutto di una virtuosa sinergia tra il mondo della cultura e quello della giustizia, rievoca lo storico Maxiprocesso di Palermo. E lo fa da un’angolatura particolare: l’esplorazione per scatti delle pagine e dei volumi del processo per offrire uno spaccato visivo e godibile del mastodontico e certosino al lavoro dei giudici. Non vuole essere dunque un omaggio alla storia dei fatti e delle persone che hanno operato, ma anche soprattutto un proiettore permanente di immagini destinate a far riflettere in tutti i luoghi, compreso il tribunale di Di Trapani che ha subito condiviso e promosso l’iniziativa, in cui la mostra avrà luogo modalità di itinerante”.

Per Giovanna Fiume, storica: “L’operazione di portare gli incartamenti relativi al processo, seppure solo attraverso la loro riproduzione fotografica, fuori dal luogo deputato alla loro conservazione, l’Archivio, vuole trasmettere il senso della monumentalità. Secondo una stima sono circa 860.000 le pagine di atti e documenti processuali raccolti del lavoro dei giudici del pool antimafia e di Giovanni Falcone in primis. Vuole altresì documentare il picco di una attività investigativa e giudiziaria che, iniziata nel 1981, si conclude in tutti i suoi gradi di giudizio nel gennaio 1992 con una sentenza che riconosce Cosa Nostra come associazione a delinquere di stampo mafioso e stabilisce la responsabilità dei suoi vertici per i singoli omicidi decisi dai suoi vertici”.

– Foto locandina Maxiprocesso –

(ITALPRESS).

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