Palamara “Racconto il sistema di potere che governa la giustizia”

ROMA (ITALPRESS) – Un libro per raccontare il funzionamento delle correnti della magistratura, scritto da chi il “potere” delle toghe lo ha vissuto da dentro, per svelarlo a chi è fuori dal quel sistema. Luca Palamara, che ci tiene a spiegare di non essere un ex magistrato (“la formula esatta è magistrato attualmente in aspettativa, perché prossimamente ci sarà un ricorso. Ex lo lascerei ad altri), si è raccontato in un’intervista a Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’Agenzia Italpress, partendo dal libro “Il sistema”, frutto di un lungo colloquio con Alessandro Sallusti.
“Il libro si inserisce in un momento in cui il tema della giustizia necessitava di una forte riflessione” ha detto Palamara “Quando sono scoppiate le vicende del maggio 2019, che troppo semplicisticamente volevano individuare nella mia persona il responsabile di tutto ciò che non funzionava per poi naufragare mestamente”. Le vicende a cui fa riferimento sono quelle che hanno travolto il Csm per le nomine dei capi delle procure, in particolare per quella di Roma, che “nel meccanismo interno delle correnti è un luogo importante, di potere, un luogo dove occorre trovare la giusta mediazione, se viene meno questa il banco può saltare”.
Ma che cos’è il sistema? “Non lo intendo con accezione negativa ma come più parti che si relazionano – sottolinea Palamara -. Questa è la mia accezione”. Il libro è best seller nel 2021, e si sta pensando anche a uno spettacolo teatrale, ma l’obiettivo, come spiega lo stesso Palamara, è quello di raccontare da dentro il sistema delle correnti: “Il successo del libro assolutamente non me lo aspettavo. Ho sentito il dovere, in un momento particolare della mia vita, di dare una risposta ai tanti magistrati che mi chiedevano di raccontare la vera storia, di come erano andate le cose all’interno della magistratura e della vita delle correnti. Deve essere chiaro che il mio racconto è per i magistrati, perché tanti magistrati che fanno processi ogni giorno e mandano avanti la macchina della giustizia non fanno parte del sistema. Il sistema riguarda la gestione del potere”.
“Ritenevo doveroso spiegare il funzionamento del mondo delle correnti – ha spiegato ancora -. Non mi aspettavo che ci fosse questa particolare attenzione al racconto ma è vero che i cittadini, a torto o ragione, per vicende vissute, vogliono capire i meccanismi interni della magistratura, perché i processi sono lenti, perché ci sono situazioni che non funzionano. Il mio racconto si basa su vicende da me direttamente vissute, la linea guida che ci siamo dati con il direttore Sallusti. Il mio racconto è fondato su su documenti, chat ed email”.
Un potere che si anche scontrato con la politica a partire dal 1993, quando Tangentopoli travolgeva la Prima Repubblica, e che si è acuito nel 2008 con il governo Berlusconi: “In quel ruolo ho vissuto una esperienza che definisco una sorta di opposizione politica in quegli anni, la vera opposizione politica”. A un nemico con un nome e cognome: Silvio Berlusconi, quando Palamara ricopriva il ruolo di presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati: “Il nemico politico di quegli anni era ben definito e individuabile. Nel 2008 il governo di centrodestra, guidato da Berlusconi, nasce a seguito della caduta del governo Prodi, a causa di un’inchiesta giudiziaria. Sono anni nei quali le riforme del centrodestra e di Berlusconi vengono temute come punitive nei confronti della magistratura, sono anni nei quali la magistratura si illude di risolvere il problema processando Berlusconi, sono gli anni in cui l’Anm deve tenere la barra dritta e difendere l’indipendenza dei giudici”.
Per l’ex presidente dell’Anm servirebbe una riforma della giustizia ma “non ci può essere mai nessun controllo esterno nei confronti della magistratura, la magistratura deve essere autonoma e indipendente, questo deve essere un principio di fondo. L’Europa e il Next Generation Eu dicono una cosa molta seria, di riformare il processo, renderlo più snello e veloce e da questo punto di vista si è mosso un dibattito molto importante” ma “i temi – ha specificato – che vengono trattati nel racconto attengo a un altro aspetto che è quello dell’assetto ordinamentale, nel senso della gestione del potere, della tenuta di alcuni principi cardine come la separazione delle carriere, l’obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale, l’autorizzazione a procedere, la struttura del Csm. Temi rispetto ai quali c’è una forte implicazione politica, perché se non c’è una politica coraggiosa che vuole affrontarli, resteranno sempre temi sospesi”. Una riforma per la quale la politica deve prendersi le sue responsabilità e forse un referendum in tal senso “può essere uno sprone per la politica per affrontare questi temi”.
(ITALPRESS).

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