
AMMAN (GIORDANIA) (ITALPRESS) – I ministri degli Esteri di dieci Paesi arabi – Giordania, Tunisia, Algeria, Iraq, Qatar, Arabia Saudita, Somalia, Autorità nazionale palestiense, Egitto e Marocco – insieme al segretario generale della Lega Araba e ai rappresentanti di Indonesia, Pakistan, Turchia e Malesia, si sono riuniti oggi ad Amman, su iniziativa della Giordania, per discutere quella che definiscono la “pericolosa e senza precedenti escalation israeliana” a Gerusalemme Est e nei luoghi santi islamici e cristiani.
Al termine dell’incontro è stata diffusa una dichiarazione congiunta in cui i partecipanti condannano le politiche di Israele nella città vecchia di Gerusalemme e annunciano un coordinamento internazionale per contrastare quelle che definiscono “misure illegittime”. Nel documento, i ministri condannano le politiche israeliane “volte a modificare l’identità araba, islamica e cristiana di Gerusalemme occupata, nonché il suo status giuridico e demografico”, sostenendo che tali iniziative siano “nulle e prive di qualsiasi effetto giuridico” e rappresentino “una flagrante violazione del diritto internazionale”.
La dichiarazione ribadisce inoltre che “Gerusalemme Est fa parte del territorio palestinese occupato”, affermando che Israele “non ha alcuna sovranità sulla città” e che deve essere la capitale di un futuro Stato palestinese nell’ambito della soluzione dei due Stati. Ampio spazio è dedicato alla Spianata delle Moschee (il Monte del tempio per l’ebraismo).
I firmatari denunciano “tutte le violazioni israeliane contro la Moschea di Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif”, comprese le visite di coloni e rappresentanti del governo israeliano, le restrizioni all’accesso dei fedeli, gli ostacoli alle attività del Waqf giordano e gli scavi nell’area del complesso. Secondo la dichiarazione, “l’intera area di 144 dunum della Moschea di Al-Aqsa è un luogo di culto esclusivamente musulmano” e l’unica autorità legittimata ad amministrarla resta il Dipartimento del Waqf di Gerusalemme, sotto il ministero giordano degli Affari religiosi.
I ministri condannano anche le “violazioni contro i luoghi santi cristiani”, citando le restrizioni all’accesso alla Basilica del Santo Sepolcro, le interferenze nelle attività delle Chiese e gli attacchi contro religiosi, fedeli e simboli cristiani. Il documento riafferma inoltre il sostegno alla custodia hashemita dei luoghi santi di Gerusalemme, definendola fondamentale per la tutela del loro carattere storico e religioso.
Tra i passaggi più duri della dichiarazione figura l’avvertimento secondo cui “gli attacchi israeliani ai luoghi santi islamici costituiscono una provocazione ai sentimenti di circa due miliardi di musulmani nel mondo” e rischiano di “spingere verso un conflitto religioso con conseguenze che andrebbero ben oltre la regione, minacciando la pace e la sicurezza internazionale”. I partecipanti chiedono quindi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e alla comunità internazionale di intervenire immediatamente per fermare quelle che definiscono “misure illegittime” adottate da Israele a Gerusalemme, sostenendo che tali politiche, insieme all’espansione degli insediamenti, all’annessione di territori e al deterioramento della situazione umanitaria a Gaza, stiano compromettendo la prospettiva della soluzione dei due Stati.
La dichiarazione respinge inoltre qualsiasi decisione unilaterale che modifichi lo status giuridico di Gerusalemme, compreso il trasferimento di sedi diplomatiche nella città, ritenendole contrarie al diritto internazionale e alle risoluzioni delle Nazioni Unite. Tra le iniziative approvate figura il lancio di un meccanismo permanente di coordinamento, comprendente anche una “piattaforma mediatica incaricata di documentare e diffondere a livello internazionale le violazioni israeliane nei luoghi santi”. Infine, i ministri hanno chiesto la convocazione di una riunione congiunta tra l’Organizzazione della Cooperazione Islamica e la Lega Araba durante la settimana di alto livello dell’Assemblea generale dell’Onu del prossimo settembre, per definire una strategia comune sulla situazione a Gerusalemme.
– Foto di repertorio Ipa Agency –
(ITALPRESS).








