
di Raffaele Bonanni
ROMA (ITALPRESS) – Ci sono momenti nella storia in cui le scelte di una generazione determinano il destino di quelle successive. Questo è uno di quei momenti. Eppure l’Italia continua ad affrontare sfide decisive con gli stessi ritardi, gli stessi paraocchi ideologici e le stesse convenienze che hanno contribuito a indebolirla negli ultimi decenni. L’energia è il caso più emblematico. Da anni imprese e famiglie italiane pagano prezzi dell’energia tra i più elevati d’Europa. In molti periodi il costo dell’elettricità è stato persino doppio rispetto a quello sostenuto da Paesi più lungimiranti nelle loro strategie energetiche. Non sono bastati gli shock provocati dalle crisi internazionali. Non sono bastate le tensioni nello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio mondiale degli idrocarburi. Non sono bastati gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso, sostenuti dall’Iran, che hanno compromesso una delle principali rotte commerciali del pianeta. Non è bastata nemmeno l’invasione russa dell’Ucraina, che ha mostrato come il monopolio delle forniture energetiche possa trasformarsi in un’arma geopolitica e in uno strumento di ricatto economico.
Da decenni un Paese manifatturiero come l’Italia avrebbe dovuto considerare la sicurezza energetica una priorità nazionale. Non lo ha fatto. Ha preferito rinviare, discutere, dividersi. Ha affidato il proprio futuro a forniture esterne e a equilibri internazionali sempre più fragili.
Per questo il primo passo compiuto dal Parlamento verso il ritorno al nucleare rappresenta un passaggio importante, anche se tardivo. Non perché il nucleare debba sostituire le energie rinnovabili, ma perché deve affiancarle. Fotovoltaico, eolico, geotermia e accumulo energetico sono indispensabili. Tuttavia nessuna di queste fonti, da sola, garantisce la continuità produttiva necessaria a una grande economia industriale. Il nucleare di nuova generazione offre invece stabilità, basse emissioni e indipendenza strategica.
Colpisce, allora, che una parte consistente dell’opposizione non abbia sostenuto questo percorso. Una scelta che rivela quanto pesino ancora pregiudizi ideologici, paure alimentate per anni e una lettura ormai superata della realtà. Non a caso proprio tra i giovani cresce il consenso verso il nucleare: una generazione meno condizionata dalle battaglie del passato e più attenta alle esigenze del futuro. Nel frattempo il mondo cambia velocemente. Le grandi potenze non si limitano più a garantire alleanze militari o coperture diplomatiche. Controllano energia, finanza, tecnologie digitali, terre rare e filiere strategiche. Chi domina queste leve esercita un potere enorme sugli altri.
L’Europa e l’Italia restano protagoniste nei mercati globali, ma senza autonomia energetica rischiano di perdere competitività, investimenti e benessere. Continuare a dipendere dalle decisioni altrui significa accettare un progressivo arretramento economico e geopolitico. È arrivato il momento della verità. Bisogna scegliere se continuare a essere ostaggi di vecchi schemi ideologici o costruire finalmente le condizioni della nostra libertà energetica. Perché l’energia non è soltanto una questione tecnica. È la misura della nostra indipendenza, della nostra sicurezza e della nostra capacità di restare una grande nazione industriale nel XXI secolo.
– Foto IPA Agency –
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