BOLOGNA (ITALPRESS) – La storia siamo noi. Fotografie che escono dai cassetti, racconti, memorie di luoghi e legami tra generazioni che finiscono per raccontare un’epoca. A Quattro Castella, nel Reggiano, nasce così Memorabilia, uno dei più significativi archivi di comunità dell’Emilia-Romagna. Più che un semplice archivio digitale, è il frutto di un lavoro, sempre in divenire, che si è sviluppato dal basso, attraverso incontri, laboratori partecipativi e iniziative nelle diverse frazioni. Sono stati organizzati tour per incontrare gli abitanti e raccogliere testimonianze; la biblioteca ha poi attivato punti di raccolta permanenti, destinati a continuare nel tempo. A un anno dall’avvio, l’iniziativa promossa dal Comune e sostenuta nell’ambito della legge regionale sulla memoria del Novecento (la legge 3 del 2016) – sarà presentata domani sera alle ore 19.30, nel corso di una festa aperta alla cittadinanza. Non si tratta di un archivio destinato soltanto a conservare il passato, ma di uno spazio vivo, in cui la raccolta di memoria è in continua evoluzione: i ricordi diventano occasioni per riattivare relazioni, suscitare emozioni e guardare con occhi nuovi luoghi familiari. L’archivio, costruito grazie al contributo di tutti coloro che hanno deciso di condividere materiale privato con la comunità, raccoglie queste pluralità di racconti e le intreccia in una storia corale.
“Si tratta di un progetto significativo e originale stimolato dalla legge sulla memoria del Novecento con cui vogliamo custodire la nostra memoria più recente rafforzando il senso di appartenenza e riconoscendo valore alla storia di ogni comunità- dichiara l’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni-. Progetti come Memorabilia dimostrano che la cultura non si costruisce soltanto nei luoghi istituzionali, ma anche nelle case, negli album di famiglia, nelle storie tramandate e nei legami tra generazioni. È un patrimonio che non appartiene soltanto a chi lo ha vissuto, ma anche a chi verrà dopo di noi”. Ideato e coordinato da Riverrun, centro specializzato in progettazione culturale, processi partecipativi e innovazione sociale, Memorabilia è stato realizzato insieme al Comune di Quattro Castella e alla Biblioteca comunale “Carlo Levi”. Al percorso hanno partecipato associazioni e realtà locali, mettendo a disposizione materiali, competenze e conoscenze del territorio. Il progetto si rivolge anche a coloro che hanno lasciato questi luoghi, ma ne mantengono vivo il legame affettivo. I materiali, una volta raccolti e digitalizzati, confluiscono in un archivio online consultabile gratuitamente che viene sempre aggiornato. Nei luoghi significativi e nelle diverse frazioni sono stati installati anche Qr code, piccoli dispositivi che collegano la memoria ai luoghi e permettono di accedere, attraverso uno smartphone, alle storie che li abitano.
Tra i materiali recuperati ci sono gli album di famiglia messi a disposizione da Carla e Luigi Baldi, grazie ai quali sono state ritrovate immagini inedite della famiglia di Gabriella Farinelli. Originari di Montecavolo, i Farinelli emigrarono nel Sud della Francia alla fine dell’Ottocento per commerciare patate, prima di rientrare in paese negli anni Venti. Le fotografie scattate già negli anni Trenta documentano i figli nelle scuole francesi e restituiscono scorci di Montecavolo di quel periodo: frammenti di una vicenda familiare che racconta insieme emigrazione, ritorno e radicamento. La memoria riaffiora anche nei luoghi della socialità quotidiana. Il salone di Carlo Acconciature, conosciuto come “Al barbierein”, è stato per decenni molto più di una bottega: un punto di incontro e conversazione. Le immagini recuperate raccontano l’attività e le squadre di calcio locali sponsorizzate dal negozio tra gli anni Cinquanta e Settanta, riportando alla luce i volti di giovani che hanno animato la vita sportiva del paese. Poi ci sono i rituali. Al Ristorante Albergo Maddalena, negli anni Sessanta, dopo il pranzo di nozze sposi e invitati si sfidavano al campo da bocce. Un’abitudine conviviale, tramandata nei ricordi, che restituisce un modo di vivere e condividere gli spazi pubblici, prima che il campo fosse smantellato negli anni Settanta per fare posto alla nuova struttura del ristorante. È così che dal senso di appartenenza allo stesso luogo le persone, raccontandosi, costruiscono insieme nuovi frammenti di storia e di memoria.
– foto ufficio stampa Regione Emilia-Romagna –
(ITALPRESS).









