Nato, Rutte “La macchina da guerra russa non è inarrestabile”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Dalla prosecuzione del sostegno a Kiev alla sicurezza delle rotte marittime del Golfo, dalla ridefinizione del rapporto transatlantico alla necessità di trasformare l’aumento delle spese in capacità militari reali, la riunione dei ministri della Difesa della NATO in programma domani a Bruxelles si presenta come un passaggio cruciale nel processo di adattamento dell’Alleanza a uno scenario strategico sempre più complesso. Alla vigilia dell’incontro, il segretario generale Mark Rutte ha delineato una visione nella quale le crisi regionali e la competizione globale impongono all’Europa di assumere un ruolo più incisivo senza mettere in discussione la solidità del legame con Washington. Dietro le parole del segretario generale emerge una NATO impegnata simultaneamente su più fronti: la guerra convenzionale in Europa, l’instabilità del Medio Oriente, la protezione delle rotte marittime strategiche, la competizione tecnologica e la necessità di ridefinire l’equilibrio delle responsabilità all’interno dell’Alleanza. Questioni destinate a dominare la ministeriale di Bruxelles e a preparare il terreno al vertice di Ankara, dal quale dovranno emergere le linee guida della futura architettura di sicurezza euro-atlantica.

La guerra in Ucraina resta il principale banco di prova per la sicurezza euro-atlantica. Con il conflitto entrato nel quinto anno, Rutte ha ribadito che “l’Ucraina sta dimostrando che la macchina da guerra russa non è inarrestabile e sta modificando le dinamiche sul campo di battaglia”. Per questa ragione, ha aggiunto, “è fondamentale continuare a fornire questo sostegno affinché l’Ucraina possa mantenere il proprio vantaggio”. Il messaggio che il segretario generale porterà all’Ukraine Defence Contact Group è chiaro: “Il mondo occidentale e tutti gli Alleati della NATO devono restare pienamente impegnati affinché l’Ucraina sia in grado di difendersi e, quando arriverà il momento di negoziare la pace, possa farlo da una posizione di forza”. Pur confermando che gli Stati Uniti continueranno a garantire capacità essenziali, compresi sistemi Patriot e intercettori, Rutte ha riconosciuto che la parte più consistente dello sforzo finanziario ricadrà ormai sugli Alleati europei e sul Canada. Parallelamente, la crisi mediorientale e la sicurezza marittima figurano fra i dossier più sensibili della ministeriale. Il segretario generale ha accolto con favore l’intesa raggiunta tra Washington e Teheran, sostenendo che “l’azione degli Stati Uniti per eliminare la minaccia rappresentata da un Iran dotato di armi nucleari e ridurre le sue capacità missilistiche balistiche migliora la sicurezza di tutti noi”.

Secondo Rutte, l’accordo promosso dal presidente Donald Trump “ha creato un’opportunità per assicurare che l’Iran non possa mai ottenere un’arma nucleare”. In questa prospettiva, “il ripristino della libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz rappresenterà un enorme passo avanti”. Pur precisando che la NATO non guiderà eventuali operazioni marittime, il segretario generale ha confermato che “molti Alleati sono pronti a sostenere l’iniziativa guidata da Francia e Regno Unito” e ha ricordato come proprio gli europei dispongano di competenze particolarmente avanzate nel settore dello sminamento navale. Sul piano della deterrenza e della difesa collettiva, Rutte ha affrontato direttamente il tema della revisione del contributo americano al NATO Force Model, respingendo le interpretazioni che vi hanno letto un segnale di disimpegno statunitense. “Questa non è la realtà”, ha affermato con nettezza. “Gli Stati Uniti hanno chiarito che il loro impegno nei confronti della NATO è saldo”. Tuttavia, ha aggiunto, tale impegno “comporta l’aspettativa che gli Alleati condividano in maniera più equa la responsabilità della sicurezza in Europa”. Washington, ha ricordato, deve tenere conto dei propri impegni globali e, proprio per questo, “Europa e Canada devono fare di più sul piano convenzionale”. Secondo il segretario generale, il riequilibrio in corso costituisce un segnale di maturazione dell’Alleanza: “Abbiamo verificato che gli Alleati europei e il Canada sono pronti, disponibili e capaci di assumere maggiori responsabilità”. Da qui la convinzione che “storicamente la pianificazione fosse troppo dipendente dagli Stati Uniti” e che la nuova distribuzione dei compiti renda la NATO più robusta. “Questo è giusto. Questo ci rende più forti. Ed è esattamente ciò che significa la NATO 3.0: un’Europa più forte in una NATO più forte”.

Il nuovo equilibrio strategico dovrà essere sostenuto da un ulteriore salto di qualità negli investimenti. In vista del vertice di Ankara, Rutte ha dichiarato di attendersi dagli Alleati “piani chiari, concreti e credibili” per conseguire l’obiettivo del 5% del Pil destinato alla sicurezza entro il 2035, auspicando che molti Paesi siano in grado di raggiungere il traguardo “molto prima della scadenza concordata”. I segnali, a suo giudizio, sono incoraggianti. “Nel 2025 gli Alleati europei e il Canada hanno aumentato gli investimenti nella difesa di oltre 90 miliardi di dollari”, una cifra che il segretario generale ha definito “straordinaria”, equivalente a “quasi il 20% di incremento in un solo anno”. Ma, ha ammonito, “non è il denaro da solo a fare la differenza”. Il vero nodo riguarda la capacità di tradurre le risorse in strumenti operativi. “Dobbiamo assicurarci che i nostri uomini e le nostre donne abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno per mantenerci al sicuro”. Per questo, “aumentare gli investimenti nella difesa significa aumentare la produzione per la difesa”. La NATO, ha spiegato, sta lavorando “fianco a fianco con l’industria per garantire che l’offerta sia all’altezza della domanda”, facendo leva non soltanto sui grandi gruppi industriali ma anche sulle realtà più innovative presenti su entrambe le sponde dell’Atlantico. “Questo ci rende più forti e più sicuri, creando al tempo stesso posti di lavoro e crescita economica. È un autentico vantaggio per tutti”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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