PALERMO (ITALPRESS) – Il Capo di Stato maggiore della Difesa, Generale di Corpo d’Armata Luciano Portolano, ha tenuto una lectio magistralis nel dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Palermo. La sua visita è coincisa con la consegna dei diplomi agli studenti del master di primo livello in Analista delle politiche internazionali di difesa e sicurezza: presenti le autorità civili, militari è accademiche. Titolo dell’intervento di Portolano è “Comprendere il mondo, decifrare le sfide e le minacce, formare le intelligenze: Difesa e Università tra conoscenza e adattamento nell’era delle complessità”: una riflessione sulle sfide del presente, ancora più significative dinanzi a uno scenario internazionale complesso, ma anche su quanto parlare di difesa e sicurezza oggi sia diverso rispetto al passato.
“Viviamo in un tempo in cui stabilità e crisi occupano gli stessi spazi strategici – sottolinea il Generale – La Sicilia è un crocevia tra Africa, Europa e Medio Oriente e un avamposto nazionale per il Mediterraneo: qui si intrecciano sicurezza energetica e controllo delle infrastrutture. Per lungo tempo il concetto di sicurezza nazionale è stato approcciato distinguendo economia, dimensione civile e dimensione militare: oggi le minacce sono trasversali e riguardano tutti gli spazi, sia reali che virtuali che cognitivi”.
I principali tratti distintivi del contesto internazionale attuale, aggiunge Portolano, sono “una iper-competizione permanente, che riguarda l’ambito militare, tecnologico, economico e cognitivo, un’instabilità diffusa e un’evoluzione tecnologica, cui abbiamo iniziato ad assistere a partire dal conflitto russo-ucraino soprattutto per quanto riguarda il binomio tra uomo e drone. L’instabilità del Medio Oriente non riguarda solo il sud del Mediterraneo, ma tutto ciò che è inerente alla nostra sicurezza e ai nostri flussi commerciali: il conflitto Stati Uniti-Iran, in particolare, ha portato al centro dell’attenzione sicurezza energetica, libertà di navigazione e necessità di una rete di filiere produttive”.
I conflitti di oggi, secondo il Generale, “non possono essere letti come quelli del secolo scorso, perché il mondo attuale è molto più interdipendente: ogni sfida e minaccia va riconosciuta in una forma non sempre manifesta. Il tema della minaccia ibrida oggi è centrale: siamo chiamati a confrontarci con attori e strumenti nuovi, ad esempio basterebbe che un solo drone attraversasse un aeroporto per bloccarne tutte le attività e mettere a rischio la sicurezza. La minaccia ibrida, inoltre, non mira a danni materiali ma a generare sfiducia disorientamento e ritardo decisionale: tutto ciò ci impone di guardare alla sicurezza in modo integrato e diverso dal passato, coinvolgendo il mondo della cultura, dell’Università, della scuola, dell’industria, della pubblica amministrazione e dei media”.
La riflessione conclusiva di Portolano è legata al fatto che “l’adattamento della difesa italiana passa da tre aspetti, ovvero evoluzione organizzativa e delle capacità, cooperazione internazionale e intelligenza artificiale: a questi si aggiunge una quarta dimensione, ovvero il supporto alle forze di sicurezza in caso di pubbliche calamità come terremoti e alluvioni. Lo strumento militare sta cambiando, per essere sempre più connesso e integrabile. A livello di sicurezza l’Italia ha un piccolo gap nella dimensione strategica: occorre un Piano di sicurezza nazionale che coinvolga tutti i dicasteri, in questo senso ho voluto iniziare un percorso dal basso per capire quali siano i nostri punti di forza e di debolezza”.
Per il rettore Massimo Midiri la giornata corrente rappresenta “un momento importante per l’Università, che suggella un rapporto antico che Portolano ha con il nostro ateneo. Oggi realizziamo un master che crea una figura professionale nuova, chiamata a interpretare tempi difficili: il profilo dell’analista non è quello di un tecnico, ma di un politologo raffinato che deve leggere il contesto storico e dare i consigli tecnici più opportuni. È un momento di grande cultura e trasversalità culturale totale, in cui i mondi delle Scienze politiche, dell’informatica e della cybersicurezza si fondono appunto per creare una figura nuova: avere qui la Difesa con il suo massimo esponente rende questa giornata particolare e ci permette di proseguire un percorso che vede il nostro ateneo in testa tra le Università italiane accanto ai grandi processi di trasformazione anche militare del nostro paese”.
– Foto xd8/Italpress –
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