La sfida resta ancora tra Inter e Napoli

Notizia per casa Elkann: la Juve sembra guarita, la quotazione e la salute restano alte in campo, nei cuori bianconeri e anche in Borsa. S’annunciano offerte. Vietato annoiarsi. Vedremo. Nel frattempo, Lautaro e Zielinski hanno risolto i problemi dell’Inter a Cremona con disinvoltura. Applausi a Chivu non solo per il lavoro che sta facendo – ormai lo conosciamo bene – ma per le parole dette a fine partita: “Non vedo l’ora che il mercato finisca”. Ha messo il cuore in pace ai suoi ragazzi, ha ribadito agli avversari la forza di uno squadrone con i nervi distesi, ha vieppiù rasserenato i tifosi nerazzurri mentre altrove s’agitano gruppuscoli inquieti. Fra Inter e Napoli, oggi, a parità di partite, ci sono 9 punti. Una volta, prima che Maradona insegnasse cos’è il calcio, si considerava chiusa la sfida di campionato. Prima lacrime napulitane, che Mario Merola mi raccontava come se si trattasse della sua pièce, poi cominciava l’altra sfida, quella locale, fra innocentisti, colpevolisti e fatalisti. Per questo un giorno dissi che i giornalisti napoletani erano narratori succosi e coloriti. Si liberavano in fretta di inquietudini, ci offrivano racconti con frutta e fiori. La lezione di Diego – per un pò malintesa magia – ha collocato Napoli prima fra le signore del pallone, poi con Ferlaino e De Laurentiis nel salotto buono dove gli ultimi arrivati prendono anche fregature. Loro no. Ecco, dunque, perchè la sfida tricolore resta ancora fra Inter e Napoli, nonostante quei nove punti. Altri, come il Milan, fanno sapere per bocca di Allegri che il traguardo è la Champions. Anche se…
Napoli ancora in corsa, dico io, sempre che Conte smetta di piangere. I guai del Napoli sono chiari a tutti da tempo e l’infortunio di Di Lorenzo ha aggravato la situazione, ma se ci guardiamo intorno troviamo che gli stessi problemi li ha avuti l’Inter, li hanno il Milan, la Roma, la Juve, la Lazio che come altri club minori tirano avanti con lagrimucce o alti lai. Conte cerca di volare alto, dice di difendere tutti i calciatori sottoposti a dannoso superlavoro, mio Dio si gioca troppo. Come nel resto d’Europa, dico io. Conte fa il Landini del calcio e non mi convince. Le condizioni di lavoro sono le stesse di quando lui vinceva scudetti a gogò. Anzi, gli ricordo che le sempre esistite Coppe una volta si giocavano con squadre di 15 uomini, oggi di venticinque. E se è fin banale – come fa lui neo sindacalista – accusare la vergogna del calcio business, non si può ignorare che i club accettano di giocare partite su partite perchè hanno bisogno d’incassare per pagare ingaggi quelli sì vergognosi. Il calciofollìa non riguarda solo il Napoli, Conte invece di lamenti porti serenità fra i suoi uomini, alcuni veri campioni impassibili e applicati al lavoro come McTominay, Hojlund, altri, come Vergara, portati dalla fortuna. In campo avverso Chivu fra varie e incontestabili virtù esibisce l’arma migliore per far gruppo, solidarietà, fiducia: una grande serenità. Se fate caso, la Juventus passata allegramente e giocando bene a Parma con doppietta di Bremer, McKennie e David, non solo ricava dal successo il titolo di partecipare alla gara scudetto con tre\quattro sorelle ma Spalletti lo dice praticamente ds quando è arrivato a Torino. Dove ha trovato una squadra super depressa, la cui guarigione mi fa dire – ormai fino alla noia – che questo calcio faticoso e isterico ha bisogno di una riscossa psicologica. Tutti al mercato dell’Intelligenza naturale.

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