La Nato si prepara a un ruolo operativo nello Stretto di Hormuz, Rutte “L’obiettivo è garantire la libera navigazione”

ROMA (ITALPRESS) – Nel corso di un’intervista rilasciata al programma “Face the Nation” dell’emittente statunitense CBS News, il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha delineato con chiarezza la postura politico-strategica dell’Alleanza rispetto alla crisi in Medio Oriente, evidenziando una convergenza sostanziale con la linea adottata dall’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump.

In riferimento all’attacco missilistico attribuito all’Iran contro la base congiunta USA-Regno Unito di Diego Garcia, Rutte ha mantenuto una posizione prudente sul piano valutativo, affermando che “al momento non possiamo confermare, stiamo analizzando”, ma ha immediatamente sottolineato la portata potenziale dell’evento, precisando che “se ciò fosse vero, costituirebbe un’ulteriore prova di quanto sia cruciale ciò che il presidente sta facendo, ovvero neutralizzare la capacità missilistica e nucleare iraniana”. Il Segretario generale ha quindi esplicitato la percezione di minaccia, osservando che “se l’Iran acquisisse capacità nucleare combinata con capacità missilistica, rappresenterebbe una minaccia diretta, esistenziale, per Israele, per la regione, per l’Europa e per la stabilità globale”, aggiungendo che “l’azione del presidente è cruciale per rendere il mondo più sicuro”. Nel prosieguo dell’intervista, Rutte ha evidenziato come, indipendentemente dalla verifica puntuale dell’episodio, “sappiamo con certezza che l’Iran è molto vicino a disporre di tali capacità”, ribadendo che l’obiettivo delle operazioni statunitensi è “degradare la capacità dell’Iran di essere ancora una volta un esportatore di caos nella regione e nel mondo”.

In tale contesto, il Segretario generale ha affrontato anche il tema della sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo essenziale per il commercio energetico globale, confermando l’avvio di un processo di coordinamento multinazionale: “in questo momento, la buona notizia è che da giovedì 22 Paesi – la maggior parte dei quali appartenenti alla NATO, insieme a partner come Giappone, Corea, Australia, Nuova Zelanda, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti – si sono riuniti per rispondere a tre domande fondamentali: di cosa abbiamo bisogno, quando ne abbiamo bisogno e dove serve”. L’obiettivo dichiarato è “garantire la libera navigazione nello Stretto di Hormuz”, elemento qualificante della sicurezza economica globale. Rutte ha inoltre chiarito che la pianificazione è già in corso, pur mantenendo riservate le tempistiche operative: “i pianificatori militari stanno lavorando congiuntamente per essere pronti”, evidenziando come la dimensione temporale costituisca una delle variabili più sensibili.

L’intervista offre anche uno spaccato delle tensioni politiche interne all’Alleanza, in particolare rispetto alle critiche espresse da Trump circa il contributo europeo. Rutte ha riconosciuto la necessità di un periodo di adattamento, spiegando che “è logico che i Paesi europei abbiano avuto bisogno di alcune settimane per coordinarsi, anche perché per ragioni di sicurezza non erano stati informati in anticipo delle operazioni iniziali”.

Tuttavia, ha ribadito la solidità del legame transatlantico, sottolineando che “alla fine, gli alleati si riuniscono sempre”, richiamando inoltre il recente impegno condiviso ad aumentare la spesa per la difesa fino al 5% del PIL, risultato che ha definito storico per il riequilibrio degli oneri tra Stati Uniti ed Europa. Sul dossier ucraino, Rutte ha confermato il ruolo centrale degli Stati Uniti nel fornire intelligence e armamenti, evidenziando al contempo lo sforzo congiunto con gli alleati europei per sostenere Kiev e “portare la Russia a negoziare”, pur riconoscendo la complessità di un equilibrio che deve tener conto di molteplici interessi strategici. Nel complesso, le dichiarazioni del Segretario generale delineano un quadro nel quale la NATO si trova in una fase di adattamento a un contesto strategico ad alta intensità, caratterizzato dalla simultaneità di crisi – Medio Oriente e Ucraina – e dalla necessità di preservare la libertà di navigazione in uno dei principali choke point globali.

L’intervista a CBS News evidenzia come l’Alleanza stia progressivamente valutando un ruolo più incisivo anche in scenari extra-euro-atlantici, pur mantenendo una postura formalmente prudente e basata sul consenso. La possibile attivazione di una coalizione multinazionale per la sicurezza dello Stretto di Hormuz rappresenta, in tale prospettiva, un indicatore concreto di evoluzione operativa, con implicazioni dirette sulla postura marittima alleata, sulla deterrenza nei confronti dell’Iran e sulla stabilità del sistema energetico internazionale.

– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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