La politica estera italiana tra Trump e Merz

di Vincenzo Petrone (*)

ROMA (ITALPRESS) – Nel suo grande romanzo “Donna Flor e i suoi due mariti”, lo scrittore brasiliano Jorge Amado ha chiamato “realismo magico” lo stato d’animo dualistico di Floripedia Paiva, chiamata Donna Flor, che per tutta la sua vita è rimasta al bivio tra la realtà che la porta a sposare in seconde nozze un tranquillo farmacista, e la passione dei suoi sogni, personificata dal primo marito, uno spregiudicato quanto affascinante giocatore d’azzardo morto libertino durante il Carnevale.

Dopo oltre 3 anni al potere, la politica estera italiana vista da Monaco di Baviera, ricorda il dualismo di Donna Flor se la si vuole giudicare da quello che è accaduto o meglio, da quello che doveva accadere ma non è accaduto.

La nostra Presidente del Consiglio dagli altipiani dell’Etiopia faceva filtrare sulla stampa il proprio disaccordo per i toni usati dal Cancellerie tedesco Friedrich Merz nel suo discorso, splendido in verità, alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza.

Ma cosa aveva detto Merz? Con estrema chiarezza ha affermato tre fatti reali: è morto l’ordine mondiale di cui noi europei abbiamo fatto parte all’ombra dell’ala protettiva americana, la fiducia tra America e Europa è compromessa, occorre ricostruirla e noi europei, assumendoci i nostri oneri, proveremo a farlo, ma non certo seguendo le politiche che Trump intende promuovere.

Passando dal tedesco all’inglese, per essere ben capito a Washington,il Cancelliere ha affermato: “La cultura M.A.G.A. non è la nostra”.

E non lo è infatti, se si considerano i segnali di diffusa sfiducia e di antipatia per Trump e i suoi metodi, rilevati in tutta Europa tra la gente comune, dai sondaggi di opinione più autorevoli. Tutti indistintamente.

Il giorno dopo, il Segretario di Stato Marco Rubio ha usato toni diversi ma ha ripetuto pari pari nella sostanza quel che l’anno scorso ci aveva intimato di fare il Vice Presidente J.D. Vance. Ossia che l’Europa rischia di sparire se non cambia, presumibilmente se non adotta politiche analoghe a quelle di Trump. In tal caso, “l’America è pronta a fare da sola”.

Inutile aggiungere che tutti i Capi di Governo europei, a cominciare da Macron hanno detto cose molto simili a quelle sostenute da Merz.

Il nostro Ministro degli Esteri ha rilasciato commenti estremamente positivi per i toni usati da Rubio ma non ha profferito verbo sulla sostanza del problema sollevato da Merz, ossia su come secondo l’Europa dovrebbe cambiare per poter piacere all’Amministrazione americana.

Nel suo intervento, Merz ha reso ufficiale quel che già si sapeva nelle cancellerie europee, ossia che Francia e Germania hanno iniziato a discutere concretamente le modalità di una estensione della garanzia nucleare francese ad altri Paesi europei, Germania in primis.

Merz ha aggiunto di non volere che in Europa,nel caso di estensione della predetta garanzia, si creino disparità dei livelli di sicurezza tra i Paesi interessati ad una difesa comune.

In diplomazia talvolta gli spazi si conquistano anche con l’ambiguità della postura strategica ed è lecito presumere che proprio questo stia cercando di fare il Governo italiano.

Guadagnare tempo, in attesa che l’autonomia almeno parziale dall’ombrello protettivo americano diventi una opzione praticabile.

E l’avvicinamento alla Germania sembra essere funzionale ad un disegno del genere, sempre che un disegno esista.

Solo che a un certo punto si dovrà scegliere e sposarsi. Sperabilmente col “farmacista” europeo, l’unico vero buon partito per l’Italia, anche se magari la nostalgia per i mantra nazionalisti del mondo M.A.G.A. ogni tanto turberanno il sonno della vecchia guardia della coalizione di Governo.

(*) ambasciatore a.r.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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