ROMA (ITALPRESS) – La situazione in Iran vede “una fragile tregua” in cui, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe essere firmata a breve una lettera d’intenti, “un’impalcatura da cui iniziare ulteriori negoziati”. Lo ha dichiarato Daniele Ruvinetti, senior advisor della Fondazione Med-Or, intervistato da Claudio Brachino per Diplomacy Magazine, la rubrica di geopolitica dell’agenzia Italpress.
“Le indiscrezioni ci dicono che si potrebbe firmare a breve una lettera di intenti. Uno scheletro iniziale, un’impalcatura da cui iniziare ulteriori negoziati”, ha precisato Ruvinetti. I negoziati si potrebbero tenere a fine mese, sempre secondo indiscrezioni, in Pakistan, là dove si sono svolti i precedenti round negoziali. “È chiaro che è tutto fragile, perché ci sono dei punti che ognuna delle due parti rivendica. Ad esempio, l’uranio arricchito per il nucleare, che fine farà? Questo è un punto di discussione: potrebbe essere mandato in Russia e il programma di arricchimento potrebbe venire congelato per vent’anni”, ha osservato Ruvinetti.
Uno dei temi più delicati resta quello dello Stretto di Hormuz. “Che cosa succederà a proposito di Hormuz? L’Iran vuole mettere dei pedaggi? Li accetteranno gli Stati Uniti? Ecco, questi sono tutti i punti che occorrerà comprendere”, ha proseguito l’esperto, secondo cui è importante prolungare il cessate il fuoco.
“Entrambe le parti hanno bisogno, a mio avviso, di un cessate il fuoco. Sicuramente (ne hanno bisogno) gli Stati Uniti, perché Trump, al di là del costo che implica tenere tutti quegli assetti militari lontani dal Paese, vede anche il tema delle ‘midterm’, le elezioni di metà mandato. Le elezioni sono a novembre, e Trump non vuole arrivarci con una guerra aperta”, ha dichiarato Ruvinetti.
“Dall’altra parte c’è l’Iran, che ha comunque subito dei colpi e che quindi potrebbe avere, evidentemente, dei problemi da una riapertura della guerra”, ha proseguito. “Quindi immagino che entrambi possano cercare di lavorare realmente per un accordo. Anche perché, alla fine, quello che si erano prefissati Stati Uniti e Israele, ovvero il cambio di regime, non c’è stato”, ha aggiunto osservando che il regime in mano ai Pasdaran è anzi diventato, probabilmente, ancora più estremo.
“Dopo la morte della Guida suprema, i Pasdaran hanno praticamente assunto il comando nel Paese insieme al figlio della Guida suprema, che è meno forte del padre ed è in qualche modo schiacciato sulle posizioni dei militari”, ha ricordato Ruvinetti. Alla luce di questo contesto, ha proseguito il senior advisor, “voglio essere ottimista sul fatto che quantomeno si riesca ad arrivare, nelle prossime ore, a una lettera di intenti”.
Gli attori in gioco, però, non sono solo Stati Uniti e Iran. “Ricordiamoci che ci sono due elementi importantissimi: Israele e Libano”, ha precisato il senior advisor di Med-Or. “Israele vuole eliminare in qualche modo Hezbollah, perché lo vede come una minaccia al confine, e l’Iran non può abbandonare Hezbollah a sé stesso, perché è un’emanazione iraniana”, ha aggiunto.
La fase è complessa da molti punti di vista, ed è complicata ulteriormente dalle prossime elezioni in Israele secondo Ruvinetti. “C’è stato già un passaggio per lo scioglimento anticipato della Knesset, quindi si potrebbe votare tra settembre e ottobre. Sono tutti in campagna elettorale, e quindi vediamo quelle scene che abbiamo visto con Ben Gvir, che è il ministro, diciamo, dell’ultradestra israeliana. (Un comportamento) Obiettivamente inaccettabile: hanno fatto bene il presidente della Repubblica e il nostro governo a condannare fermamente. Però (queste cose) danno il polso di un Israele dove, in qualche modo, Netanyahu è ostaggio di questa destra, e dall’altra parte, con le elezioni in vista, è lui stesso spinto a cercare di regolare i conti, di far vedere che sta difendendo in tutti i modi il Paese. Quindi Israele ha, diciamo, uno spazio importante nell’alveo della trattativa tra gli Stati Uniti e l’Iran”, ha osservato Ruvinetti.
Sul possibile ruolo della Cina come mediatore, per Ruvinetti “alla fin fine, (la Cina) sta facendo poco. La sua strategia è quella di ‘rimanere sulla riva del fiume’ e aspettare”. Quello che manca, piuttosto, secondo l’analista in questo quadro attuale “è l’Europa. Ormai si sta andando quasi verso un ‘un G2’, ovvero Cina e Stati Uniti, due potenze che si confrontano mentre tutti gli altri sono indietro, compresa la Russia”.
“L’Europa dovrebbe essere il vero terzo blocco, e avrebbe la possibilità di giocare un ruolo da superpotenza”, ha osservato. Per fare ciò è necessario “essere uniti, dobbiamo avere una politica estera comune, una politica di difesa comune, che ora manca. E questo ci relega a ruolo secondario”, ha concluso Ruvinetti.
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