ROMA (ITALPRESS) – La dimissione del ministro del Petrolio iraniano Mohsen Paknejad non è casuale, ma avviene sotto la pressione della guerra in corso da sette mesi tra Iran e Stati Uniti sull’economia del Paese. É questa l’analisi della Tv al Arabiya secondo la quale, l’uscita del ministro segue un raro monito lanciato dal consigliere per la sicurezza nazionale Mohsen Rezaei, quasi interamente ignorato dai media ufficiali iraniani, a eccezione dell’agenzia Irna.
Quest’ultima si è limitata a riferire che Rezaei, durante una riunione governativa di alto livello tenutasi sabato scorso a Teheran, ha definito la situazione attuale “tra i periodi più difficili affrontati dal Paese”. Alla riunione hanno partecipato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e diversi ministri di primo piano, secondo quanto riportato dal New York Times. Pezeshkian ha riconosciuto il deterioramento delle condizioni economiche in un post sui social sabato scorso, affermando che il governo “ha adottato un nuovo approccio per gestire le circostanze eccezionali”. Non ha tuttavia fornito dettagli sulla natura di questo approccio né sulle misure concrete che intende adottare.
Dall’inizio del conflitto tra Teheran e Washington, il 28 febbraio, il rial iraniano ha subito un forte deprezzamento, accelerato nelle ultime settimane con l’inasprimento delle sanzioni americane e il proseguimento del blocco navale statunitense sui porti iraniani. Ciò ha fatto salire i costi delle importazioni e aggravato la crisi del costo della vita, già cronica da anni e all’origine delle ampie proteste di dicembre scorso, poi represse dalle forze di sicurezza. Secondo analisti, il blocco navale americano ha limitato in modo significativo la capacità dell’Iran di esportare petrolio, principale fonte di entrate dello Stato, aggravando la crisi dei carburanti all’interno del Paese.
A questo si aggiungono le restrizioni imposte dagli Stati Uniti sulla maggior parte dei voli civili tra l’Iran e il resto del mondo, che accentuano l’isolamento economico. Negli ultimi giorni impiegati del settore pubblico e privato, tra cui infermieri e insegnanti, hanno annunciato sui social di abbandonare il lavoro perché gli stipendi non bastano a coprire le spese. Media locali riferiscono inoltre di proteste di pensionati del settore pubblico nelle settimane recenti, che denunciano di non aver ricevuto per intero le indennità di pensione.
– Foto Ipa Agency –
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