Iran, Castellaneta “Difficile aspettarsi una de-escalation rapida del conflitto”

ROMA (ITALPRESS) – Nel breve periodo “è difficile aspettarsi una de-escalation rapida del conflitto” che oppone l’Iran agli Stati Uniti, Israele e si è allargato anche ai Paesi del Golfo, mentre sul piano politico interno iraniano c’è “una fase di instabilità, ma non necessariamente di collasso immediato del sistema”. Lo ha affermato l’ambasciatore Giovanni Castellaneta in un’intervista a Italpress. Il conflitto “si sta già estendendo oltre il teatro iraniano e israeliano e sta coinvolgendo l’intera regione del Golfo. Teheran ha infatti modificato la propria strategia militare rispetto alla guerra dei 12 giorni (13-24 giugno 2025), passando da attacchi concentrati principalmente su Israele a una logica di offensiva asimmetrica e di saturazione regionale”, ha sottolineato il diplomatico. Sul piano strategico, “l’uso massiccio di droni e missili, combinato con la minaccia alle rotte energetiche e commerciali, ha l’obiettivo di alzare il costo del conflitto per un numero sempre maggiore di paesi” e “in questo senso la strategia iraniana mira a regionalizzare la crisi”, ha spiegato Castellaneta, evidenziando che “colpire o minacciare infrastrutture e traffici nel Golfo, fino allo stretto di Hormuz, significa coinvolgere indirettamente molti altri attori che dipendono da quelle rotte energetiche”. Sul piano politico interno, “ci troviamo in una fase di grande instabilità ma non necessariamente di collasso immediato del sistema”, ha affermato l’ambasciatore Castellaneta.

L’eliminazione della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, nel primo giorno dell’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran “ha colpito il vertice più visibile del regime, ma l’architettura istituzionale iraniana resta complessa e pervasiva e le linee di successione erano state preparate da tempo”, ha aggiunto il diplomatico. Nei giorni scorsi, è emersa l’indiscrezione sulla nomina del figlio di Khamenei, Mojtaba, come successore del padre. “Se venisse confermata la nomina di Mojtaba Khamenei, si tratterebbe al tempo stesso di un elemento di continuità e di una possibile svolta politica. Continuità perché Mojtaba è inserito nello stato profondo della Repubblica islamica e ha legami consolidati con i Pasdaran e con i principali centri di potere del Paese – ha evidenziato il diplomatico -. Allo stesso tempo, proprio questi rapporti stretti con gli apparati di sicurezza e il ruolo che ha svolto per anni all’interno dell’Ufficio della Guida come punto di raccordo tra leadership politica e sistema securitario potrebbero segnare una fase nuova, nella quale il peso delle Guardie della Rivoluzione diventerebbe ancora più centrale nella gestione del potere”.

Nell’intervista l’ambasciatore Castellaneta ha spiegato gli obiettivi dell’attacco Israele-statunitense e le prospettive sul campo. “Stati Uniti e Israele puntano chiaramente a indebolire il regime e a influenzare la fase di transizione. Tuttavia, pensare a una trasformazione del sistema iraniano rapida ed eterodiretta sarebbe un errore di valutazione, perché la struttura del potere a Teheran è molto articolata e resiliente”, ha affermato. Per Castellaneta, “lo spazio per un ritorno al negoziato non è del tutto escluso, ma al momento appare subordinato sia alla dinamica militare sia alla stabilità interna del sistema”. “Solo l’emergere di una leadership pragmatica e sufficientemente solida”, infatti, “potrebbe aprire la strada a un dialogo con l’Occidente, eventualmente anche sul dossier nucleare; nel breve periodo, tuttavia, è più probabile una fase di tensione e assestamento interno”, ha dichiarato. L’escalation ha già provocato impatti diretti e tangibili su vari settori dell’economia, in particolare quello energetico, e della finanza. “La crisi ha conseguenze globali perché tocca uno dei nodi energetici più sensibili al mondo: lo stretto di Hormuz. Da lì transita circa un quinto della domanda mondiale di petrolio e una quota significativa del gas naturale liquefatto esportato dal Qatar. La strategia iraniana di minacciare o rallentare il traffico nello Stretto ha quindi effetti immediati sui mercati energetici e su tutti i Paesi che dipendono dalle importazioni dal Golfo”, ha affermato l’ambasciatore Castellaneta. La fase di tensione espone alcuni Paesi maggiormente all’impatto della crisi.

“I più esposti sono soprattutto i paesi asiatici: Cina e India in particolare, ma anche Corea del Sud e Giappone, perché una parte rilevante del loro fabbisogno energetico passa da quel corridoio. Stati Uniti ed Europa risultano meno vulnerabili in termini diretti, ma restano esposti allo shock globale dei prezzi”, ha chiarito. Ma non per tutti gli effetti sono negativi. “Per la Russia l’effetto è ambivalente: l’instabilità energetica può sostenere prezzi più alti, ma soprattutto la crisi rischia di rimettere pressione sulle scelte europee sul gas e, nel medio periodo, di rendere più ‘competitivo’ il gas russo proprio mentre l’UE punta ad azzerarne le importazioni. E sul piano geopolitico, Mosca – insieme a Pechino – ha un interesse evidente a non vedere Teheran indebolita in modo tale da rafforzare ulteriormente l’influenza occidentale nella regione”, ha concluso l’ambasciatore.

– foto Ambasciatore Giovanni Castellaneta –

(ITALPRESS).

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